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Criptoattività, stablecoin e antiriciclaggio: intervento Banca d’Italia

16 Gennaio 2026

Andrea Gallina, dottorando in Diritto dell’Economia presso l’Università degli Studi di Padova

Di cosa si parla in questo articolo

Il 28 novembre 2025, il Vicedirettore di Banca d’Italia è intervenuto alla quinta edizione del convegno su “Metodi quantitativi e contrasto alla criminalità economica”, organizzato dall’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) della Banca d’Italia e dal Centro Baffi dell’Università Bocconi, con un intervento sull’uso delle criptoattività e sul ruolo della normativa antiriciclaggio.

L’intervento si colloca nel quadro delle riflessioni sulle nuove tendenze della criminalità economica e sul ruolo della tecnologia nel sistema di prevenzione e contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo.

Muovendo dalla difficoltà di misurare con precisione le dimensioni dell’economia criminale, viene evidenziato come l’azione delle mafie comporti costi economici e sociali rilevanti e come, nell’ultimo decennio, il contrasto sia stato rafforzato attraverso politiche che hanno agito su più fronti, con particolare attenzione all’ambito finanziario.

In tale contesto, la digitalizzazione del sistema finanziario ha creato nuove opportunità sia per il sistema di contrasto sia per l’industria criminale.

Particolare attenzione è dedicata all’utilizzo delle cripto-attività a fini illegali, fenomeno non nuovo ma caratterizzato da sviluppi che ne accrescono la rilevanza sul piano AML/CFT.

La regolamentazione dei prestatori di servizi in cripto-attività costituisce il primo presidio di contrasto, anche grazie all’introduzione, nell’Unione europea, di un quadro normativo che assoggetta tali operatori a obblighi analoghi a quelli degli intermediari tradizionali.

Restano tuttavia profili di criticità connessi alla possibilità di effettuare scambi senza ricorrere a intermediari, mediante portafogli elettronici auto-custoditi.

Questi strumenti consentono di operare sulle blockchain in condizioni di pseudo-anonimato e possono essere utilizzati come vere e proprie “valigette elettroniche”, idonee a custodire e trasferire valori elevati.

In tale ambito assumono particolare rilievo le stablecoin, che permettono di ridurre il rischio legato alla volatilità e sono qualificate come un “rischio rosso” per il sistema di contrasto al riciclaggio.

Pur in presenza di misure di mitigazione adottate dai prestatori di servizi e di strumenti di analisi delle transazioni su blockchain pubbliche, il contrasto all’utilizzo illecito dei portafogli auto-custoditi rimane a uno stadio preliminare. Da qui l’esigenza di rafforzare l’azione di prevenzione attraverso l’uso di metodi quantitativi, microdati di alta qualità e una cooperazione strutturata tra autorità, intermediari e mondo della ricerca, al fine di accrescere l’efficacia complessiva del sistema.

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