L’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia (UIF) di Banca d’Italia ha recentemente pubblicato un paper sugli IBAN virtuali (vIBAN) che analizza i vantaggi operativi ed al contempo i rischi di riciclaggio legati al loro utilizzo.
Come noto, gli IBAN virtuali consistono nel collegamento di più codici identificativi IBAN al medesimo conto di pagamento.
La loro emissione favorisce l’automatizzazione della riconciliazione dei pagamenti, consente la separazione dei flussi in valute differenti e contrasta il fenomeno delle discriminazioni di IBAN.
Gli IBAN virtuali favoriscono dei pagamenti più flessibili ed efficienti ma, d’altro canto, richiedono un coordinamento costante tra le autorità e gli operatori in modo che non diventino un mezzo tramite cui realizzare condotte illecite.
Tuttavia, i vIBAN comportano anche differenti rischi, tra i quali si evidenzia, in chiave antiriciclaggio, la difficoltà di ricostruzione del percorso del denaro, con conseguenti ricadute sugli obblighi di adeguata verifica della clientela (KYC), aggravata dall’esistenza di modelli quali l’Open Banking (OB) e modelli di Banking-as-a-Service (BaaS).
In tale contesto, il paper propone una tassonomia delle diverse configurazioni di vIBAN, ricostruisce il funzionamento dei pagamenti nell’area SEPA, evidenzia come i vIBAN si collocano nel contesto dell’Open Banking eBanking-as-a-Service e, infine, propone uno schema dei provider di IBAN virtuali e dei parametri tecnici adottati.
Al fine di limitare i rischi degli IBAN virtuali, l’autore giunge alla conclusione della necessaria eliminazione delle discriminazioni di IBAN, dell’aumento della trasparenza delle catene transnazionali e del contrasto alle disparità emergenti nelle operazioni transfrontaliere delle istituzioni di pagamento.

