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Risparmio gestito e riforma TUF: intervento Banca d’Italia

2 Febbraio 2026
Di cosa si parla in questo articolo

Banca d’Italia ha pubblicato l’intervento del proprio vice direttore del 30 gennaio, sul tema del risparmio gestito nel contesto della riforma del Testo unico della finanza (TUF).

L’intervento colloca la riforma del Testo unico della finanza (TUF) nel quadro delle iniziative europee volte a rafforzare i mercati dei capitali e a sostenere l’innovazione, evidenziando come l’Italia soffra di un persistente deficit di investimento in capitale di rischio, nonostante l’elevata disponibilità di risparmio.

In tale contesto, la riforma del TUF, nell’ambito del risparmio gestito, non è presentata come soluzione strutturale al problema, ma come strumento di razionalizzazione normativa, volto a superare stratificazioni regolamentari che hanno compromesso nel tempo la coerenza del sistema.

Una prima innovazione rilevante riguarda l’introduzione di un regime di registrazione semplificato per i gestori “sotto soglia”, ossia gli intermediari con attivi limitati: la riforma prevede per tali soggetti il venir meno della vigilanza micro-prudenziale e di trasparenza, sostituita da un sistema basato sulla mera registrazione, fermo restando il rispetto della normativa antiriciclaggio e specifici poteri di controllo delle Autorità.

L’obiettivo è favorire l’ingresso di operatori nel venture capital e nel private equity, riducendo i costi regolamentari e allineando l’ordinamento italiano ai principali Paesi europei.

Un secondo intervento qualificante è l’introduzione delle società di partenariato (SP) come nuova struttura giuridica per il risparmio gestito: le SP, riservate a investitori professionali, sono concepite come un modello ibrido tra SICAF e SGR, ispirato alle limited partnership internazionali.

Il TUF riformato consente una maggiore autonomia statutaria, rafforza il ruolo gestionale dei general partners e mira a rendere il mercato italiano più attrattivo per investitori esteri nel settore del capitale di rischio.

La riforma prevede inoltre l’inclusione definitiva delle Casse previdenziali private tra gli investitori professionali di diritto, superando il precedente sistema basato su requisiti valutativi: tale scelta riduce gli oneri per gli intermediari, limita il contenzioso e incentiva una maggiore partecipazione delle Casse ai fondi specializzati e alle società di partenariato, rafforzandone il ruolo nel finanziamento dell’economia reale.

Infine, il Vice direttore della Banca d’Italia evidenzia un profilo critico: l’ampliamento del regime di esenzione dalla vigilanza per i gestori sotto soglia comporta un aumento della responsabilità degli intermediari e degli investitori, richiamando l’esperienza negativa degli ex intermediari “106” del TUB.

A tale riguardo, la riforma del TUF introduce obblighi informativi specifici, imponendo ai gestori registrati di dichiarare espressamente la loro non sottoposizione alla vigilanza prudenziale, a tutela della trasparenza e della consapevolezza degli investitori.

Nel complesso, l’intervento valorizza la riforma come un intervento mirato a semplificazione, apertura del mercato e rafforzamento del capitale di rischio, fondato su tre assi principali: regime semplificato per i piccoli gestori, nuove strutture societarie e ampliamento della platea degli investitori qualificati, accompagnati da presidi di responsabilità e trasparenza.

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