E’ stato pubblicato nel sito del MEF il Working Paper n. 24 di settembre 2026, dedicato alle reazioni delle imprese multinazionali all’introduzione dell’imposta minima globale (global minimum tax).
L’accordo internazionale sull’introduzione di un’imposta minima globale rappresenta un passaggio rilevante nell’evoluzione della fiscalità internazionale.
A seguito della dichiarazione del Quadro inclusivo dell’OCSE e del G20 dell’ottobre 2021, l’OCSE ha definito il modello legislativo delle nuove norme, le Global Anti-Base Erosion rules (norme globali contro l’erosione della base imponibile – GloBE), volte a introdurre un sistema coordinato di tassazione a livello internazionale per i grandi gruppi multinazionali (MNE).
Le norme GloBE prevedono un livello minimo di tassazione effettiva al 15% sugli utili, determinando a livello di singola giurisdizione sulla base di criteri comuni per la definizione delle imposte rilevanti e del reddito imponibile.
Lo studio in oggetto analizza gli effetti comportamentali e fiscali dell’introduzione della global minimum tax, con particolare attenzione all’imposta minima nazionale.
L’analisi si basa su un dataset panel relativo a 2.300 sottogruppi di imprese multinazionali italiane, osservati nel periodo 2018-2024, e utilizza il metodo della Synthetic Difference-in-Differences.
I sottogruppi trattati, pari al 10% del campione, sono quelli che presentavano un’aliquota fiscale effettiva inferiore al 15% in almeno due anni precedenti alla riforma.
I risultati mostrano un significativo aumento dei versamenti di imposte societarie da parte dei sottogruppi trattati rispetto a quelli non trattati. L’effetto risulta particolarmente marcato nei settori finanziario e delle holding, dove i pagamenti fiscali sono quintuplicati, mentre negli altri settori sono raddoppiati.
Nel complesso, i risultati suggeriscono che l’introduzione della riforma abbia incentivato un maggiore adempimento spontaneo da parte delle multinazionali, favorendo l’allineamento delle aliquote effettive al nuovo minimo del 15%.
Tali effetti fiscali si sarebbero manifestati già prima dell’effettiva entrata a regime dell’imposta minima nazionale e potrebbero essere ricondotti, tra gli altri fattori, alla volontà delle imprese di ridurre i rischi reputazionali connessi ai propri impegni di Responsabilità Sociale d’Impresa.


