Banca d’Italia ha pubblicato lo studio n. 1546, dedicato al rapporto tra composizione degli investitori, rischio di portafoglio e vulnerabilità nei fondi comuni aperti.
In particolare, il lavoro esamina il ruolo della composizione dei sottoscrittori nel determinare la capacità dei fondi di investimento di fronteggiare improvvisi aumenti dei riscatti.
A tal fine, l’analisi sfrutta come esperimento l’episodio di forte ribasso dei titoli di Stato italiani verificatosi nel 2018, che spinse le compagnie assicurative italiane a riscattare quote di fondi obbligazionari al fine di contenere gli effetti negativi di tale dinamica sui propri indici di solvibilità. Questi riscatti generarono, di conseguenza, pressioni sulla liquidità dei fondi, indipendenti dalla loro performance.
I risultati evidenziano che i fondi caratterizzati da una prevalenza di investitori con orizzonti temporali di lungo periodo – quali famiglie, compagnie assicurative e fondi pensione – sono riusciti ad assorbire i riscatti delle compagnie assicurative attraverso la raccolta di nuove risorse, senza alterare il profilo di rischio dei propri portafogli.
Al contrario, i fondi con una base di sottoscrittori prevalentemente orientata al breve periodo – quali altri fondi comuni di investimento – non sono riusciti a compensare i deflussi e hanno aumentato il rischio delle attività in portafoglio, presumibilmente nel tentativo di attrarre investitori maggiormente sensibili ai rendimenti.
Nel complesso, lo studio mette in luce come la composizione della base degli investitori possa influenzare la trasmissione degli shock sul lato delle passività, favorendo la concentrazione, all’interno degli stessi fondi, di investitori maggiormente esposti al rischio di riscatti improvvisi e di attività caratterizzate da un più elevato profilo di rischio.

