Banca d’Italia ha pubblicato il paper n. 1073 della collana Questioni di Economia e Finanza, che approfondisce gli effetti dell’efficienza del sistema giudiziario sull’accesso al credito bancario e sugli investimenti delle imprese.
In Italia, i tribunali presentano notevoli differenze nella durata media dei processi, riconducibili anche a fattori organizzativi. In questo contesto, il lavoro analizza il ruolo della leadership giudiziaria, finora poco approfondito sul piano empirico, valutando se i cambiamenti alla guida dei tribunali possano rappresentare un cambiamento organizzativo in grado di accrescere l’efficienza della giustizia, con effetti sul credito e sugli investimenti delle imprese.
I presidenti dei tribunali svolgono infatti funzioni gestionali fondamentali: assegnazione dei casi, supervisione dei giudici e del personale, definizione delle priorità organizzative e coordinamento delle risorse amministrative. Lo studio verifica se i normali avvicendamenti alla guida producano miglioramenti misurabili, quali caratteristiche dei nuovi presidenti possano rafforzarne gli effetti e in che misura i progressi organizzativi si riflettano sull’economia.
Lo studio evidenzia come la capacità del sistema giudiziario di tutelare il diritto di proprietà e garantire il rispetto dei contratti influenzi le decisioni di investimento delle imprese, la disponibilità di credito e l’erogazione di finanziamenti da parte delle banche.
Le riforme volte a migliorare l’efficienza giudiziaria possono quindi produrre benefici concreti sia nel mercato del credito sia nell’economia reale.
I risultati mostrano che l’avvicendamento dei presidenti incide positivamente sulla riduzione della durata media delle procedure fallimentari, soprattutto quando il successore è sensibilmente più giovane del predecessore, ha maturato precedenti esperienze manageriali e proviene dalla stessa area geografica del tribunale a cui viene assegnato.
Il miglioramento dell’efficienza giudiziaria si associa inoltre a un aumento dei finanziamenti bancari, a una diminuzione dei ritardi nei rimborsi e, per le imprese di maggiori dimensioni, a una riallocazione degli investimenti a favore delle attività immateriali.


