Nell’ambito della collana Questioni di Economia e Finanza (Occasional Papers), Banca d’Italia ha pubblicato lo studio n. 1055, sull’innovazione nel settore finanziario, che analizza lo sviluppo delle imprese ad alta intensità tecnologica operanti nella finanza (fintech) e i flussi di venture capital ad esse destinati (fintech VC) a livello globale e su un campione di 20 Paesi.
L’adozione di tecnologie digitali riduce i costi di transazione — inclusi i costi di ricerca della controparte, tracciamento e verifica delle informazioni — consentendo l’esternalizzazione di attività ad alto contenuto tecnologico da parte degli intermediari finanziari.
A fronte delle iniziali previsioni di rottura dei mercati e di rischi per la stabilità finanziaria evidenziati dal Financial Stability Board (FSB), l’analisi mostra un aumento della complementarità tra nuovi operatori e intermediari incumbent.
Gli effetti di rottura sono stati contenuti e assorbiti nell’industria, mentre le imprese fintech tendono ad agglomerarsi nei centri finanziari caratterizzati da una elevata densità di banche e un forte sviluppo dell’intermediazione finanziaria, al fine di sfruttare competenze qualificate ed economie di rete.
L’evoluzione complessiva del settore viene sintetizzata attraverso tre fatti stilizzati principali:
- la distribuzione territoriale mostra un’elevata concentrazione sia a livello macroregionale (con oltre il 50% degli operatori localizzato nelle Americhe) sia all’interno delle singole giurisdizioni, dove la prossimità agli intermediari favorisce la stipula di partnership operative e strategiche;
- il finanziamento dell’innovazione tramite venture capital risulta determinante nella fase di ingresso sul mercato e nella generazione di unicorn, pur registrando nel fintech una frequenza inferiore rispetto ad altri settori e una prevalenza di operazioni di exit nei mercati privati con ingressi di banche nel capitale delle start-up;
- il riposizionamento strategico dagli interventi diretti ai consumatori finali (Business to Consumer – B2C) verso la fornitura di servizi alle imprese (Business to Business – B2B) testimonia la trasformazione del fintech da potenziale fattore di rottura a componente strutturale dell’ecosistema finanziario.
In questo quadro, il venture capital opera quale catalizzatore per creare fiducia e favorire i processi di integrazione, consentendo alle start-up di agire come laboratori di sperimentazione tecnologica la cui scalabilità si realizza nei gruppi finanziari.
I risultati dello studio forniscono una fondamentale base empirica per la gestione del rischio, la vigilanza e il governo dell’innovazione da parte delle Autorità competenti.


