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Editoriali

Relazioni e contratti nella Bibbia

3 Maggio 2022

Carlo Bellavite Pellegrini

Professore Ordinario di Finanza Aziendale, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

Nella monografia “Tra Cielo e Terra. Economia e Finanza nella Bibbia” (Egea 2021) ho provato a indagare se esistano nella Scrittura elementi volti a dare indicazioni al ragionare economico e finanziario dei giorni nostri.

Come ho avuto modo di illustrare sia nella prefazione, sia del testo, durante il quale giustappongo riflessioni teoriche con spunti di carattere narrativo e, a volte, anche di carattere autobiografico, ho sempre giustapposto la Scrittura con quanto emergeva dalla mia attività di ricerca e dal mio insegnamento accademico nelle materie di Finanza Aziendale e di Corporate Governance. Ne sono emersi molti spunti. Desidero, in questa sede, soffermarmi, principalmente, sulla descrizione contenuta nella Scrittura di relazioni, alleanze, e contratti.

La prima relazione di cui si legge in Berescit è quella fra Creatore e Creatura. Il fraintendimento di questa relazione è alla base del peccato originale. Tuttavia, ai nostri fini, risulta essere più interessante analizzare la relazione che si instaura fra la prima fra le creature, l’uomo, e tutte le altre creature.

Nel racconto di Berescit, al capitolo 2, 18-23 possiamo leggere non solo la prima relazione, ma anche il primo “mandato” presente nella Scrittura. Elohim, infatti, dopo avere creato tutte le creature, chiede all’uomo di dare un nome a tutti gli esseri viventi: “in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome.”

Si tratta di un mandato pieno che Elohim conferisce all’uomo rispetto alle creature. Nel racconto biblico la relazione con le creature si arricchisce della relazione con la donna. Elohim infatti aveva creato “ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo” (Berescit 2, 18) perché “non è bene che l’uomo sia solo”.

Dopo avere portato a termine la creazione, tuttavia, il commento di Elohim è lapidario: “per l’uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse” (Berescit 2, 20). Per questo motivo Elohim da ish (l’uomo) crea isha, perché “dall’uomo è stata tolta” (Berescit 2, 23).

E proprio nel contesto di una relazione fra Elohim e l’uomo nasce il concetto di Alleanza, nelle diverse forme e versioni che sono conosciute nella Scrittura. La prima si trova, sempre in Berescit 9, 9 e si tratta della prima Alleanza, quella noachica, il cui simbolo è “l’arco sulle nubi” (Berescit 9,16) che Elohim promette a Noè perché: “io lo guarderò per ricordare l’alleanza eterna tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne che è sulla terra”, dopo il diluvio universale.

In Shemot nei capitoli 19 e 20 Elohim stipula la più celebre Alleanza del Primo Testamento, quella con Mosè sul Monte Oreb. Si tratta del Monte di Elohim, il Sinai e infatti tale Alleanza è nota come alleanza sinaitica.

Pertanto il carattere sacrale dell’Alleanza nel Pentateuco è sottolineato, in modo molto intenso, nella descrizione contenuta in Berescit 15, 17, dove si legge: “Quando tramontato il sole si era fatto buio fitto, ecco un braciere fumante e una fiaccola ardente passare in mezzo agli animali divisi. In quel giorno il Signore concluse un’alleanza con Abram”.

Tali animali erano stati precedentemente indicati da Elohim ad Abramo e da lui presi, divisi e metà e collocati uno di fronte all’altro. A questo proposito Ravasi (2001) fa notare che sia in ebraico, sia in greco, sia anche in latino, l’espressione “stipulare un patto” suoni rispettivamente come krt berit, όρκια τέμνέιν e foedus ferire, ovvero tagliare un patto, con chiaro riferimento alla sacralità di un’Alleanza.

Insomma “pacta sunt servanda”.

Vorrei ora brevemente soffermarmi su un aspetto terminologico interessante. La traduzione in inglese della formula utilizzata nella Messa Cattolica, al momento della consacrazione, menziona: “il sangue della nuova ed eterna Alleanza, versato per voi e per tutti in remissione di peccati” suona come “the blood of the new and everlasting Covenant, shed for you and for all in the forgivness of the sins”.

La traduzione in inglese per il termine Alleanza è Covenant. Si tratta dello stesso termine che viene usato per definire alcuni parametri dei vincoli sui contratti nelle operazioni di Merger & Acquisition. Tali vincoli prendono in esame i livelli di indebitamento concordati in tali operazioni, come ad esempio il rapporto fra valore corrente del debito e valore corrente della capitalizzazione di un’impresa, fra margine operativo lordo e valore corrente del debito finanziario. Insomma anche il linguaggio della Corporate Finance e della Corporate Governance risuona di espressioni e di termini che, nelle varie lingue, derivano direttamente dalla Scrittura e dall’antichità classica.

Pertanto, alla base di una qualsiasi relazione che viene a dipanarsi nella Scrittura, ci sono le due relazioni iniziali: quella che l’uomo ha con Elohim e quella con le altre creature. In modo analogo, nel contesto di queste relazioni, si stabiliscono delle Alleanze. A prescindere dalla storia dell’Alleanza per definizione, quella fra l’uomo e Elohim, anche tutte le alleanze hanno un valore sacrale.

Ne è testimonianza l’estrema importanza che viene data al concetto di alleanza non solo nella Scrittura, ma anche nei patti federativi del mondo classico. Si pensi ad esempio alla Lega delle città dell’Attica e al ruolo di Atene, al tesoro della Lega attica conservato nell’isola sacra ad Apollo di Delo o alle vicende delle federazioni dei soci alleati di Roma.

Il primo esempio di contratto che si trova nella Scrittura riguarda, la compravendita di un campo che risultava essere il principale asset reale di un’economia del mondo antico in Medio Oriente.

Tuttavia tale contratto, contenuto nel capitolo 23 di Berescit, rappresenta un campo particolare perché si tratta del campo destinato alla sepoltura di Sara “che morì a Kiriat Arba” presso Ebron. Insomma il primo contratto che ha ad oggetto la vendita di un asset reale presente in Berescit riguarda la sepoltura di Sara, la prima delle quattro matriarche di Israele.

Non si tratta pertanto di “business”, ma di “pietas”.

Il racconto biblico mette in luce che Abramo si rivolge agli Ittiti presso cui era forestiero e di passaggio e che sono questi ultimi a convincerlo a “seppellire il morto nel migliore dei nostri sepolcri”, (Berescit 23, 6) che viene prontamente individuato da Abramo nella caverna di Macpela che è situata all’estremità del campo di proprietà di Efron, figlio di Socar. La trattativa che avviene fra Efron e Abramo arriva alla definizione di un prezzo, dopo che sono stati definiti e trattati una serie di altri elementi, apparentemente complementari e collaterali.

Tali elementi che la trattativa prende in esame riguardano, in primo luogo, la validità del contratto. Secondo Liverani (2004) tale contratto riecheggia gli elementi dei contratti di epoca neobabilonese, a testimonianza del momento redazionale del testo.

La conferma della validità del contratto deriva dal fatto che questo viene stipulato in presenza di tutti gli Ittiti. Efron infatti risponde ad Abramo “mentre lo ascoltavano gli Ittiti, quanti erano convenuti alla porta della sua città.” (Berescit 23, 10). E nuovamente, poco oltre, “(Efron afferma) in presenza dei figli del mio popolo te lo cedo.” (Berescit 23, 11).

Alla luce di tali premesse che rappresentano i prodromi necessari per la validità del contratto e per garantire un eventuale futuro “enforcement” dello stesso, molto importante dal momento che Abramo era un gher, ovvero un forestiero, si passa alla definizione del prezzo.

Il prezzo viene proposto dal venditore Efron in “un terreno del valore di quattrocento sicli d’argento” (Berescit 23,15) e venne esplicitamente accettato da Abramo (Berescit 23, 16). Inoltre dal momento che si è in presenza di una “moneta merce”, il testo specifica che i quattrocento sicli d’argento, prezzo della transazione, vengono esaminati “secondo la misura in corso sul mercato”.

A questo proposito è interessante esaminare la complessa trattativa che viene descritta nell’intero capitolo 4 del libro di Rut. In tale capitolo Booz acquista, il campo di Noemi e riscatta Rut, nuora di Noemi. L’acquisto del campo avviene dopo che il primo soggetto che aveva diritto di riscatto, secondo la legge, di cui il testo non fa il nome, rinuncia a tale riscatto perché “altrimenti danneggerei la mia stessa eredità” (Rut 4, 6).

Dopo questa decisione di non perfezionare la prelazione da parte di chi aveva diritto al riscatto, Booz decide di esercitare l’acquisto del campo e il riscatto di Noemi. A questo proposito Booz pronuncia una formula (Rut 4, 9-11) che può essere considerata, a tutti gli effetti, un contratto, con la sola eccezione della mancanza di un’informazione esplicita sul prezzo per l’acquisto del campo. Esiste, nel racconto, anche un elemento che potremmo definire di “pubblicità giuridica” derivante dal fatto che, “per convalidare un atto uno si toglieva un sandalo e lo dava all’altro” (Rut 4, 7).

In Berescit 38, 18 esiste un altro episodio delle storie dei Patriarchi nel quale, nel corso del perfezionamento di un contratto, alcune garanzie reali, vengono usate come collaterali, quali “Il tuo (di Giuda) sigillo, il tuo cordone e il bastone che hai in mano” e assumono il doppio compito di pegno a garanzia del contratto e di pubblicità giuridica dello stesso. In questo ultimo caso l’oggetto della transazione è “sui generis”. Si tratta infatti di una prestazione sessuale concessa da Tamar verso il suo inconsapevole suocero Giuda.

Ai nostri occhi tale contratto potrebbe sembrare riprovevole e anche contrario alla legge. Ai nostri fini tuttavia non interessa ricordare la celeberrima vicenda di Giuda e di Tamar, se non per sottolineare un ulteriore aspetto.

Giuda, dopo avere compreso le ragioni di Tamar, esclama (Berescit 38, 26): “Lei è più giusta di me: io infatti non l’ho data a mio figlio Sela”. In una prospettiva di giustizia Tamar non esita a intraprendere un comportamento censurabile, da un punto di vista strettamente morale. Tale comportamento tuttavia viene lodato da Giuda e ricordato in Berescit.

La Scrittura è pertanto molto ricca di spunti che possono rappresentare elementi di carattere contrattuale, nonché relazioni di mandato che sono alla base della teoria dell’agenzia e della corporate governance.

Tuttavia, l’elemento fondante che regola i contratti nella Scrittura è una misura di giustizia di carattere non formale, ma sostanziale.

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