EBA ha pubblicato i risultati della propria analisi comparativa sulle pratiche in materia di diversità di genere negli organi di gestione di oltre 850 banche e imprese di investimento in tutta l’Unione europea (UE).
Dal rapporto emerge che le politiche in materia di diversità continuano a essere attuate in modo disomogeneo: circa il 20% delle banche e imprese di investimento non dispone di una politica in materia di diversità di genere e solo il 67% ha fissato obiettivi quantitativi per la rappresentanza di genere.
Ai fini del Rapporto, il divario retributivo di genere è definito come la differenza tra la retribuzione oraria lorda media degli uomini e quella delle donne, espressa in percentuale della retribuzione oraria lorda media degli uomini; non vengono effettuati adeguamenti per tenere conto delle differenze in termini di esperienza professionale, qualifiche o ruoli.
Poiché gli amministratori delegati ricevono in genere una retribuzione più elevata e sono prevalentemente di sesso maschile, la loro inclusione aumenta il divario retributivo complessivo osservato: tale effetto è legato principalmente alla composizione dei ruoli piuttosto che al solo genere.
Lo squilibrio di genere persiste infatti a livello di alta dirigenza: quasi la metà degli istituti non ha appartenenti al genere femminile tra i propri amministratori esecutivi e solo il 12% degli amministratori delegati in tutta l’UE appartengono a tale genere.
Sebbene la rappresentanza sia più elevata nelle funzioni di vigilanza, le donne rimangono sottorappresentate nei ruoli di leadership: gli amministratori esecutivi di sesso maschile guadagnano in media circa il 10% in più rispetto alle loro controparti femminili, il che evidenzia carenze nell’applicazione di politiche retributive neutre dal punto di vista del genere.
Esiste una correlazione positiva tra l’equilibrio di genere e il rendimento del capitale proprio (RoE) a livello istituzionale, il che rafforza la necessità di pratiche di diversità più incisive.
EBA ricorda che la parità di genere è un valore fondamentale dell’Unione europea e un diritto fondamentale sancito dai trattati dell’UE: dal 2015 l’Autorità raccoglie dati sulle politiche di diversità degli enti creditizi e delle imprese di investimento e sulla composizione degli organi di gestione, coprendo aspetti quali genere, età, origine geografica e background formativo e professionale.
Dal 2021 l’esercizio di benchmarking include anche i divari retributivi di genere a livello degli organi di gestione.
Si ricorda che, ai sensi della Direttiva 2013/36/UE (CRD IV) e della Direttiva sulle imprese di investimento (IFD), gli enti sono tenuti ad adottare politiche di diversità, a tenere conto della diversità nella selezione dei membri dell’organo di gestione, ad applicare politiche retributive neutre dal punto di vista del genere e a monitorare i divari retributivi di genere.


