Il CNDCEC (Consiglio Nazionale Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili), congiuntamente alla FNC (Fondazione Nazionale Commercialisti), ha pubblicato uno studio sui profili comuni e le criticità ricorrenti della consulenza tecnica in sede civile e penale, quando l’oggetto della controversia implica la valutazione degli adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili e/o dei Modelli 231.
Lo studio evidenzia in particolare:
- la centralità della valutazione ex ante e proporzionata
- il ruolo determinante della qualità della prova documentale e della tracciabilità delle fonti
- l’esigenza di tradurre strumenti aziendalistici (piani, budget, reporting, cash flow, presìdi di controllo e risk management) in quesiti giudiziari verificabili
- i rischi di “formalismo” (assetti/modelli “di carta”) e, specularmente, di eccessiva discrezionalità tecnica non ancorata a parametri normativi e/o standard riconosciuti.
L’analisi contiene altresì alcune raccomandazioni operative per un approccio tecnico-giudiziario più robusto, volto a focalizzare l’attenzione degli operatori sulla:
- standardizzazione minima dei quesiti
- adozione esplicita di criteri di adeguatezza ricavabili dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza – in particolare gli “output informativi” dell’art. 3 CCII e dalla disciplina civilistica
- utilizzo di check-list e prassi tecniche.
Nell’Appendice vi sono infine delle check-list di coordinamento tra i differenti settori di attività del CTU/Perito nella prospettiva di “orientarlo” nella comprensione di un sistema di compliance integrata.


