Banca d’Italia ha pubblicato lo studio n. 1068 del 13 ottobre 2026 avente ad oggetto le imprese familiari e i passaggi generazionali.
In particolare, il lavoro esamina la diffusione delle imprese familiari in Italia e la loro evoluzione nel periodo 2014-2024, analizzandone le caratteristiche rispetto alle altre imprese sotto il profilo dimensionale, della produttività e dei principali indicatori economici.
Un approfondimento specifico è dedicato al trasferimento del controllo societario, con particolare attenzione alle differenze tra i passaggi generazionali all’interno della famiglia e le operazioni che prevedono l’ingresso di nuovi soci esterni.
In Italia, circa tre società di capitali su quattro sono imprese familiari. La proprietà familiare, nel periodo analizzato, si è rafforzata, anche per effetto di cambiamenti nella composizione del tessuto produttivo e dei meccanismi di selezione. Rispetto alle altre realtà aziendali, tali imprese presentano dimensioni mediamente più contenute e livelli di produttività inferiori, ma registrano una maggiore redditività e una minore probabilità di uscita dal mercato.
Oltre un’impresa familiare su cinque presenta almeno un socio anziano, evidenziando la rilevanza del tema del ricambio generazionale e della successione proprietaria. Tra i principali ostacoli al passaggio generazionale figurano la difficoltà di trasferire competenze e relazioni, gli adempimenti burocratici e la mancanza di successori adeguati. Tali criticità risultano più accentuate nelle imprese di minori dimensioni e in quelle caratterizzate da condizioni economiche più fragili.
Dall’analisi emerge che i passaggi generazionali all’interno della famiglia non determinano, in media, variazioni significative nelle performance aziendali. Diversamente, l’ingresso di soci esterni si associa a un incremento sia dell’occupazione sia della produttività.


