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Il consolidamento bancario: tra concorrenza e innovazione

27 Febbraio 2026
Di cosa si parla in questo articolo

E’ di recente stato pubblicato da Banca d’Italia l’intervento di Gian Luca Trequattrini, funzionario generale e segretario del Direttorio (già nominato vice Direttore generale della stessa Banca d’Italia con decorrenza 1° aprile 2026), in merito al consolidamento bancario e ai suoi effetti sulla concorrenza ed il ruolo dell’innovazione.

Nel settore bancario, il consolidamento, attraverso fusioni e acquisizioni, ha costituito uno dei principali strumenti di riorganizzazione di fronte a sfide economiche, tecnologiche e regolamentari.

L’intervento si focalizza sul ruolo della concentrazione e sul rapporto tra concorrenza e stabilità finanziaria.

Dal punto di vista antitrust, una maggiore concentrazione può comportare una riduzione della competitività con conseguente calo del benessere dei consumatori. L’applicazione di questo schema nel mercato finanziario risulta complesso a causa dell’importante regolamentazione, dell’alta intensità di capitale, delle asimmetrie informative e dei rigorosi vincoli prudenziali.

Alla luce dell’evoluzione dell’analisi antitrust, deve focalizzarsi l’attenzione su tre aspetti principali: se una concentrazione generi potere di mercato unilaterale, se faciliti comportamenti coordinati e se produca efficienze trasferibili ai consumatori.

L’intervento distingue due tipologie di effetti della concentrazione: quelli unilaterali e quelli coordinati.

I primi si verificano quando l’operazione consente di esercitare un potere indipendente dai concorrenti, ad esempio aumentando i prezzi o diminuendo la qualità de servizio offerto.

Gli effetti coordinati si verificano quando la concentrazione facilita comportamenti collusivi tra gli operatori nel mercato.

Nel settore bancario, entrambe le due dimensioni sono difficilmente misurabili a causa dell’ampio numero di mercati rilevanti, della differenziazione dei prodotti e della complessa interazione tra concorrenza sui prezzi e non di prezzo.

La crisi finanziaria del 2008 ha dimostrato che sistemi bancari frammentati risultano essere più vulnerabili a dinamiche di compressione dei margini e assunzione eccessiva del rischio. D’altro canto, sistemi più concentrati, nonostante siano più solidi, presentano rischi legati al fenomeno del “too big to fail”.

In tale contesto, inoltre, la digitalizzazione dei servizi finanziari e l’introduzione di nuovi operatori di natura non bancaria (ad es. fintech, big tech e shadow banking) hanno contribuito ad aumentare della concorrenza nel settore.

Occorre, dunque, bilanciare la promozione della concorrenza con la necessità di garantire stabilità, tenendo conto dell’attuale complesso quadro regolamentare.

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