La BCE ha aggiornato la propria raccolta di buone prassi per la gestione dei rischi climatici e ambientali e per gli stress test, al fine di fornire alle banche il know-how necessario per colmare le lacune nei loro sistemi di gestione del rischio.
Gestire il rischio in un contesto di elevata incertezza è un compito difficile: non è possibile infatti prevedere l’esatto livello di rischi di transizione e fisici da affrontare, i quali sono influenzati da decisioni politiche, sviluppi tecnologici e dinamiche geopolitiche globali; di fronte all’incertezza e alle tensioni geopolitiche, è ancor più importante che le banche siano in grado di tracciare un percorso stabile attraverso questi cambiamenti e di rimanere resilienti in diversi scenari.
La pianificazione prudenziale della transizione aiuta le banche a comprendere come diversi percorsi di transizione plausibili possano influenzare i loro profili di rischio, garantendo che rimangano resilienti nel medio-lungo termine.
La regolamentazione sulla pianificazione prudenziale della transizione non è prescrittiva riguardo al percorso specifico di decarbonizzazione che le banche dovrebbero seguire: richiede invece alle banche di riflettere consapevolmente sulla propria strategia, alla luce di questi percorsi di decarbonizzazione, di definire i propri obiettivi a lungo termine e di disporre di un efficace quadro di gestione del rischio.
Le pratiche di pianificazione prudenziale della transizione sono ancora disomogenee tra le banche e in continua evoluzione in diverse aree.
Le buone prassi, più nel dettaglio:
- derivano da approcci già applicati da oltre 60 istituzioni diverse, che rappresentano più della metà delle istituzioni direttamente vigilate dalla BCE: la loro raccolta è volta ad essere di ausilio alle diverse funzioni all’interno delle banche, descrivendo le buone prassi in modo sufficientemente dettagliato e ponendo particolare attenzione alle aree in cui gli approcci sono in genere meno avanzati, come i rischi fisici o naturali.
- supportano inoltre, in modo proporzionato, le banche più piccole e meno esposte, indicando prassi meno sofisticate, nonché strumenti esistenti e pubblicamente disponibili di cui altre banche hanno già beneficiato.
- hanno lo scopo di fornire una serie di esempi da cui le banche possono trarre ispirazione per sviluppare solide capacità di gestione dei rischi climatici e ambientali, alla luce delle Linee guida EBA sulla gestione dei rischi ambientali, sociali e di governance (ESG) e dell’analisi degli scenari ambientali, che entreranno in vigore all’inizio del 2027, nonché della Guida BCE sulla gestione dei rischi climatici e ambientali
- si concentrano sulle aree in cui le banche in genere incontrano difficoltà, ad esempio la quantificazione del rischio fisico, la pianificazione prudenziale della transizione, l’analisi di scenario ed i rischi legati alla natura, che dimostrano come alcune banche applicano già una vasta gamma di buone prassi anche in ambiti più complessi.
Tra gli esempi tratti dal compendio di buone prassi si evidenziano quelle relative:
- al finanziamento della transizione: alcune banche utilizzano la loro vasta conoscenza tecnologica dei settori difficili da decarbonizzare, come il cemento, l’acciaio e l’aviazione, per progettare strategie e prodotti di finanziamento della transizione che aiutino i loro clienti a passare da tecnologie ad alte emissioni a tecnologie a basse emissioni di carbonio, ad esempio fornendo maggiori volumi di finanziamenti e diversificando i propri flussi di reddito offrendo servizi di consulenza
- al coinvolgimento dei clienti per la gestione dei rischi fisici: le banche hanno iniziato a integrare i rischi fisici nei loro piani di transizione prudenziale, soprattutto quando interagiscono attivamente con i propri clienti; ad esempio, valutano ed interagiscono con i clienti sull’impatto dei rischi fisici sulle garanzie dei clienti. Questo approccio specifico per il cliente, volto a gestire i rischi fisici nei portafogli bancari, potrebbe rivelarsi più efficace e attento al rischio rispetto agli approcci generalizzati
- alla determinazione strategica dei prezzi e gestione della redditività: avendo identificato specifiche tecnologie di transizione, come le energie rinnovabili, come area di crescita strategica, alcune banche si rendono conto che il ritmo del cambiamento tecnologico e dei modelli di business implica che alcuni progetti non raggiungano immediatamente gli obiettivi di redditività; pertanto:
- accettano margini inferiori nel breve termine, investendo al contempo in competenze interne, infrastrutture dati e relazioni con i clienti su un orizzonte temporale più lungo, con ciò supportando così la redditività a lungo termine
- sviluppano prodotti di finanziamento mirati per la transizione e utilizzano incentivi di prezzo
- si stanno impegnando maggiormente nel fornire finanziamenti alle startup, ad esempio attraverso strumenti di venture debt
- all’analisi di scenario e stress test: l’analisi di scenario e gli stress test sono strumenti indispensabili per la gestione del rischio in periodi di elevata incertezza; nonostante i progressi compiuti dalle banche, c’è ancora molto da fare per migliorare le metodologie di stima e ampliare la gamma di strumenti di gestione del rischio; la BCE evidenzia comunque alcune buone prassi, tra cui:
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- la modellizzazione del rischio di transizione a livello di controparte: anziché basarsi esclusivamente su ampie ipotesi settoriali, alcune banche stanno valutando i rischi di transizione a livello del singolo cliente:
- stimano in che modo gli sviluppi specifici di uno scenario – come l’aumento dei prezzi del carbonio o le esigenze di investimento verde – influenzino i rapporti finanziari di un’azienda
- successivamente, integrano questi indicatori nei sistemi di rating interni esistenti per ricavare le probabilità di default in condizioni di stress: ciò consente loro di distinguere in modo più granulare i rischi dei singoli clienti in settori in cui le vulnerabilità dipendono fortemente dal mix energetico, dalla tecnologia e dalla strategia di transizione di ciascuna azienda.
- la valutazione dei rischi fisici acuti, con una maggiore granularità: alcune banche si stanno allontanando dalle ampie classificazioni regionali per concentrarsi sulla mappatura delle esposizioni alle precise posizioni geografiche dei singoli edifici o beni:
- un progresso fondamentale è rappresentato dall’utilizzo di indicatori di vulnerabilità interni che combinano mappe di rischio esterne con i dati dei clienti, che includono un indice di rischio di siccità personalizzato che unisce dati di rischio open-source con metriche di intensità idrica specifiche per il cliente
- alcuni modelli simulano come gli eventi meteorologici estremi interrompano le attività aziendali: in tal modo, le banche possono ricavare probabilità di default in condizioni di stress, insieme a metriche relative al rapporto prestito/valore e alla perdita in caso di default, direttamente dai conseguenti cali di fatturato e dai danni fisici alle garanzie
- la valutazione dei rischi ambientali: è un’area in cui gli approcci sono ancora in fase embrionale; sebbene la maggior parte delle banche abbia effettuato valutazioni di materialità, circa due terzi di esse non le collegano ancora sistematicamente alle azioni di gestione del rischio; solo poche banche hanno definito indicatori chiave di rischio legati alla natura e, ove tali indicatori esistono, sono spesso utilizzati esclusivamente per il monitoraggio, senza limiti o soglie che attivino azioni di gestione. Per aiutare le banche a compiere progressi in questo ambito, circa un terzo delle nuove buone pratiche contenute nel compendio della BCE si concentra sui rischi legati alla natura, il quale non si limita a fornire un’istantanea di ciò che stanno facendo le banche all’avanguardia, ma illustra, passo dopo passo, i diversi modi in cui le banche possono monitorare, gestire e mitigare i rischi di credito legati alla natura a cui sono maggiormente esposte
- l‘utilizzo di un’ampia gamma di strumenti e set di dati pubblici: il compendio copre una vasta gamma di strumenti e set di dati disponibili pubblicamente, TRA CUI
- indicatori ambientali generali, come ad esempio la valutazione della dipendenza delle aziende dai servizi ecosistemici o del loro impatto sulla biodiversità
- indicatori più specifici, come la distanza geografica dalle aree protette, i livelli di inquinamento e il consumo idrico, che aiutano le banche a passare da valutazioni qualitative ad approcci quantitativi: ad esempio, alcuni istituti stanno quantificando l’impatto finanziario legato alla natura utilizzando l’analisi di scenario per i clienti che operano nei settori e nelle aree geografiche più sensibili. Ciò consente loro di testare la resilienza di questi clienti ai rischi ambientali, come la scarsità d’acqua, l’introduzione di sistemi di autorizzazione ambientale e la tassazione sull’inquinamento
- il coinvolgimento del cliente e la due diligence: poiché è uno degli strumenti più comunemente utilizzati per gestire l’esposizione al rischio ambientale, il compendio descrive i criteri di valutazione e le politiche di coinvolgimento, analizzando ciascun fattore di rischio, al fine di supportare una solida due diligence e un efficace coinvolgimento del cliente
- l’integrazione dei rischi legati alla natura nei processi interni di valutazione dell’adeguatezza patrimoniale delle banche: alcune banche stanno ora integrando i rischi legati alla natura nell’inventario dei rischi e negli elementi di gestione del rischio dei loro processi interni di valutazione dell’adeguatezza patrimoniale (ICAAP), conducendo analisi di scenario relative alla natura e, in alcuni casi, definendo riserve di capitale per coprire potenziali perdite.
- la modellizzazione del rischio di transizione a livello di controparte: anziché basarsi esclusivamente su ampie ipotesi settoriali, alcune banche stanno valutando i rischi di transizione a livello del singolo cliente:
La BCE conferma infine che continuerà a collaborare strettamente con le banche per garantire la loro resilienza ai rischi climatici e ambientali, in particolare in un periodo di maggiore incertezza, in linea con le priorità di vigilanza per il periodo 2026-2028. Ciò è tanto più importante alla luce:
- delle crescenti evidenze che dimostrano come la natura prospettica di questi rischi – ad esempio le dinamiche non lineari e gli eventi cumulativi nella misurazione del rischio fisico – non sia ancora del tutto compresa: di conseguenza, tali rischi potrebbero essere sottovalutati all’interno del sistema finanziario
- del crescente divario di protezione assicurativa
- della pressione sulle finanze pubbliche che sta indebolendo il ruolo dei governi come “assicuratori di ultima istanza” per le perdite legate al clima e alla natura, la quale potrebbe comportare un impatto crescente dei rischi climatici e ambientali sui bilanci delle banche.


