Banca d’Italia ha pubblicato un nuovo studio, nell’ambito della collana Questioni di Economia e Finanza, sulle implicazioni dell’intelligenza artificiale (IA) per la politica monetaria.
L’intelligenza artificiale indica un insieme di tecnologie basate su strumenti automatici che consentono la previsione, l’ottimizzazione e il processo decisionale autonomo.
I recenti progressi — in particolare nei grandi modelli linguistici e nei sistemi in grado di ragionare in modo autonomo senza la supervisione diretta dell’uomo — hanno ampliato notevolmente l’ambito delle applicazioni dell’IA.
Di conseguenza, l’IA mostra sempre più le caratteristiche distintive di una tecnologia a uso generico con la capacità di aumentare non solo il livello di produttività ma anche il suo tasso di sviluppo nel tempo verso una frontiera in espansione.
Lo studio di Banca d’Italia evidenzia, quindi, come l’IA sia destinata a incidere sulla produttività, sull’assetto dei mercati e sugli equilibri macroeconomici, grazie all’accelerazione dei processi, al rafforzamento della capacità innovativa e ad una elaborazione più efficiente delle informazioni. Al tempo stesso, il suo impiego potrebbe accrescere i rischi per la stabilità del sistema economico.
Lo studio in oggetto esamina gli effetti di tali cambiamenti per la politica monetaria, con particolare riferimento ai mercati, all’attività economica, all’inflazione e alle modalità di intervento della banca centrale.
Secondo l’analisi, l’IA potrebbe rendere più rapida la trasmissione della politica monetaria ai mercati finanziari e del credito, pur aumentando le potenziali vulnerabilità per la stabilità finanziaria.
Analogamente, gli effetti sull’inflazione potrebbero manifestarsi più velocemente, grazie alla riduzione dei costi sostenuti dalle imprese per l’adeguamento dei prezzi dei loro prodotti. Infine, l’IA è destinata a potenziare le capacità di analisi, previsione e comunicazione della banca centrale, consentendo risposte più tempestive agli shock economici.


