Banca d’Italia ha pubblicato uno studio, nell’ambito della collana Mercati, infrastrutture, sistemi di pagamento, sui modelli di determinazione dei limiti alle commissioni per gli strumenti di pagamento.
L’attuale dibattito politico sul modello di compensazione dell’euro digitale prende in considerazione due modelli principali per fissare un tetto massimo alla commissione di servizio pagata dagli esercenti ai propri acquirenti.
Il primo è un tetto massimo a livello di mercato: un limite unico applicato a tutti gli esercenti dell’area dell’euro, o all’interno di un singolo Stato membro, calcolato utilizzando una media ponderata delle commissioni associate a mezzi di pagamento digitali comparabili.
Il secondo modello si basa su una regola specifica per ciascun commerciante: ogni commerciante nell’area dell’euro avrebbe un limite massimo diverso basato sul prezzo più basso che un prestatore di servizi di pagamento (PSP) addebita a quel commerciante per mezzi di pagamento digitali comparabili. È possibile anche una combinazione dei due modelli.
Lo studio, in particolare, individua due requisiti fondamentali affinché i modelli di fissazione di un tetto alle commissioni applicate agli strumenti di pagamento digitali siano, da un lato, compatibili con gli incentivi economici degli operatori e, dall’altro, concretamente applicabili.
In primo luogo, secondo Banca d’Italia, i singoli prestatori di servizi di pagamento non dovrebbero poter influenzare significativamente il parametro di riferimento impiegato per definire il limite commissionale. Diversamente, potrebbero favorirsi comportamenti strategici nella determinazione dei prezzi e delle condizioni contrattuali che determinano il benchmark di riferimento.
In secondo luogo, le parti interessate dovrebbero poter verificare il rispetto della regola sostenendo costi nulli o comunque limitati.
Tale impostazione consentirebbe di contenere gli adempimenti di compliance e di ridurre il ricorso a procedure di controllo, controversie e attività di enforcement.
Dall’analisi emerge che i modelli fondati su informazioni contrattuali individuali con difficoltà riuscirebbero a soddisfare entrambi i requisiti, mentre i benchmark di mercato uniformi sembrano presentare una maggiore capacità di conformarsi a tali criteri.


