Banca d’Italia ha recentemente pubblicato uno studio sui bond emessi dall’Unione europea, chiedendosi se essi possano diventare un vero safe asset europeo, cioè un titolo privo di rischio di credito e capace di mantenere valore e liquidità nelle fasi di crisi.
Dallo studio emerge come i bond europei non abbiano finora assunto tale funzione: pur essendo generalmente classificati “AAA” e pur avendo raggiunto oltre 1.600 miliardi di euro di emissioni, essi pagano rendimenti sensibilmente superiori a quelli dei titoli sovrani sicuri. Lo spread rispetto ai Bund tedeschi oscilla spesso tra 20 e 80 punti base e non si spiega con rischio di default, dimensione del mercato, liquidità o trattamento regolamentare.
La tesi centrale dello studio è che il problema dipenda dallo status giuridico dell’emittente. I titoli UE sono classificati come supranational bonds e non come debito sovrano: restano quindi esclusi dai principali indici obbligazionari governativi. L’esclusione riduce drasticamente la base di investitori; secondo gli autori, la domanda indicizzata è circa un quinto di quella relativa a obbligazioni sovrane comparabili.
Questo dato incide direttamente sul prezzo. Se la platea di compratori è più ristretta, nei momenti di tensione ci si attende che i bond UE perdano più valore, perché sarà più difficile venderli rapidamente. Gli investitori con esigenze di liquidità, come fondi comuni e banche centrali estere, preferiscono quindi i titoli governativi, mentre banche e assicurazioni, avendo passività più stabili, acquistano più volentieri debito europeo a rendimento maggiore.
Lo studio attribuisce un ruolo decisivo anche alle aspettative sugli interventi della BCE. Non conta tanto il quantitative easing effettivo, quanto la convinzione che la banca centrale comprerà titoli in caso di crisi: quando tale aspettativa si riduce, come durante la stretta monetaria del 2022, lo spread dei bond UE aumenta rapidamente e la loro sensibilità agli shock diventa persino superiore a quella di alcuni emittenti sovrani più rischiosi.
Infine, gli Autori rilevano che misure graduali, quali maggiori emissioni, repo facility o miglioramenti regolamentari, difficilmente basteranno a creare un safe asset europeo. La vera svolta richiederebbe il riconoscimento dell’Unione come emittente sovrano a pieno titolo e l’inclusione dei suoi titoli negli indici governativi; senza tale passaggio, il ruolo internazionale dell’euro e dei bond UE resterà limitato.


