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Rischio di credito e di mercato: EBA sul calcolo dei requisiti patrimoniali

19 Giugno 2026
Di cosa si parla in questo articolo

EBA ha pubblicato la propria relazione annuale in merito agli approcci utilizzati dalle banche per il calcolo dei requisiti patrimoniali, con particolare riguardo al rischio di credito e quello di mercato.

In particolare, le analisi effettuate riguardano principalmente i rischi di mercato e di credito, ed evidenziano i continui progressi in termini di coerenza ed affidabilità dei modelli interni delle banche in tutta l’UE, individuando, al contempo, le aree che richiedono l’attenzione delle autorità di vigilanza in vista della piena attuazione delle principali riforme normative.

In merito al il rischio di mercato, si evidenzia una distribuzione stabile e relativamente bassa dei principali indicatori di rischio, a conferma del miglioramento della qualità dei dati e della convergenza nelle pratiche di modellizzazione.

Per il rischio di credito, invece, la variabilità della probability of default stimata mostra una graduale riduzione nel lungo periodo.

Sul rischio di mercato

L’esercizio di benchmarking 2025 dell’UE sul rischio di mercato evidenzia miglioramenti tangibili nella qualità, nella coerenza e nella comparabilità dei dati tra le banche.

Come annunciato lo scorso anno, la valutazione è presentata in due relazioni dedicate che trattano rispettivamente l’approccio basato su modelli interni (IMA) e l’approccio standardizzato alternativo (ASA).

In tal modo migliora la trasparenza e la chiarezza analitica, in particolare considerando che l’approccio standardizzato alternativo è destinato a svolgere un ruolo sempre più centrale nel quadro del prossimo fundamental review of the trading book (FRTB).

L’esercizio relativo all’approccio sui modelli interni, che coinvolge 43 banche dell’UE in 13 giurisdizioni, mostra un netto miglioramento della qualità dei dati per la valutazione iniziale di mercato (IMV), con una minore dispersione tra le classi di attività.

In merito, invece, alla variabilità del Value-at-Risk (VaR) si evidenzia una permanenza a livelli storicamente bassi. Tuttavia, persiste una maggiore dispersione nel VaR sotto stress (sVaR) e nell’Incremental Risk Charge (IRC).

I risultati relativi all’approccio standardizzato alternativo confermano il suo ruolo di quadro più stabile e comparabile, con continui miglioramenti in termini di coerenza. In particolare, la dispersione nel metodo basato sulle sensibilità è ulteriormente diminuita, raggiungendo una media dell’8%.

I risultati principali possono così essere sintetizzati:

  • Per l’approccio basato su modelli interni:
  1. maggiore coerenza negli strumenti FX a seguito delle linee guida di vigilanza
  2. persistente dispersione nelle materie prime a causa di campioni ridotti e pratiche eterogenee
  3. permanenza di una maggiore variabilità nell’sVaR e nell’IRC, nonostante la stabilità del VaR
  4. sussistenza di preoccupazioni di natura prudenziale limitate; la maggior parte delle deviazioni è stata ritenuta giustificata
  • Per l’approccio standardizzato alternativo:
  1. l’ulteriore convergenza rafforza il ruolo dell’approccio alternativo come parametro di riferimento normativo
  2. permangono alcune questioni metodologiche relative alla conversione valutaria e alla mappatura del settore azionario
  3. la coerenza del metodo basato sulle sensibilità (Sensitivities Based MethodSBM) è migliorata, con una dispersione scesa all’8%
  4. sette banche sono state segnalate per un’ulteriore revisione.

Sul rischio di credito

Il benchmarking del rischio di credito mostra un quadro complessivo stabile, accompagnato da miglioramenti strutturali legati alle riforme normative in corso.

La quota di Exposure at Default (EAD) nell’ambito dell’approccio basato sui rating interni (IRB) ha proseguito il suo graduale calo negli ultimi anni. Inoltre, l’aumento delle modifiche sostanziali approvate ai modelli in tutte le classi di attività suggerisce che l’attuazione della roadmap IRB stia procedendo.

Per quanto concerne il periodo 2015–2024:

  • la variabilità della probabilità di default è diminuita in diverse classi di attività
  • la variabilità della perdita in caso di inadempienza della controparte è rimasta sostanzialmente stabile, con una leggera tendenza al ribasso.

Il rischio di portafoglio sottostante, rappresentato dal tasso di insolvenza a lungo termine calcolato su un arco di dieci anni, può spiegare in parte la variabilità della probabilità di default.

Come previsto, esiste una certa correlazione tra le probabilità di default e i tassi medi di insolvenza, sebbene permanga una certa variabilità.

Per quanto riguarda la perdita in caso di inadempienza, le differenze nei livelli di copertura – rappresentate dai rapporti prestito/valore (LtV) – spiegano solo in parte la variabilità osservata.

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