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La data governance nelle imprese non finanziarie italiane

22 Gennaio 2026
Di cosa si parla in questo articolo

Banca d’Italia ha pubblicato uno studio su L’efficiente governo delle informazioni nell’esperienza delle imprese italiane, che analizza il ruolo strategico della data governance nelle grandi imprese non finanziarie italiane, evidenziandone le implicazioni organizzative, gestionali e istituzionali.

Il lavoro muove dalla constatazione che la crescente disponibilità di dati, generati sia internamente sia attraverso fonti esterne, ha reso sempre più complessa la gestione del patrimonio informativo, che oggi sostiene attività fondamentali quali la produzione statistica, l’analisi economica, la vigilanza bancaria, la stabilità finanziaria e l’antiriciclaggio.

In tale contesto, Banca d’Italia ha avviato nel 2022 un programma unitario di governo dei data asset, il cui sviluppo può beneficiare dell’esperienza maturata nel mondo imprenditoriale.

La ricerca si fonda su un’indagine qualitativa condotta mediante colloqui in presenza presso un campione di 24 grandi imprese, selezionate sulla base di criteri dimensionali, organizzativi e innovativi: tutte le imprese intervistate rientrano nella categoria delle grandi imprese secondo la definizione Istat (250 addetti e oltre) e rappresentano una quota limitata dell’universo produttivo, pari allo 0,4% nel 2022, circostanza che impone cautela nell’interpretazione dei risultati.

Lo studio evidenzia come l’attuazione della data governance sia spesso ostacolata da fattori culturali, organizzativi, tecnologici e normativi, nonché dalla mancanza di una visione integrata della gestione dei dati.

In molte realtà prevalgono soluzioni parziali, che determinano segmentazioni informative, maggiori rischi di sicurezza e criticità in termini di compliance: la data governance viene invece qualificata come un progetto business driven, che richiede investimenti in competenze, cambiamenti organizzativi e diffusione di una cultura condivisa del dato.

Dall’analisi delle evidenze emerge una diffusa consapevolezza, da parte del top management, del valore strategico dei sistemi informativi e della necessità di sviluppare architetture dei dati coerenti con le esigenze aziendali.

Tutte le imprese del campione mostrano livelli medi di maturità della data governance superiori al valore centrale delle scale di valutazione, pur segnalando margini di miglioramento, in particolare sul piano della trasparenza organizzativa.

Lo studio individua inoltre un insieme di buone pratiche, tra cui:

  • investimenti strutturali nella formazione del personale
  • chiara attribuzione di ruoli e responsabilità
  • centralizzazione dei modelli di governo
  • monitoraggio continuo dei fabbisogni informativi
  • programmazione dinamica degli interventi
  • integrazione tra strumenti informatici e strategie aziendali
  • rafforzamento dei presidi di integrità, riservatezza e sicurezza dei dati.

Particolare attenzione è riservata alla gestione del rischio informativo, al rispetto delle normative in materia di dati personali, alla sicurezza cibernetica e alla valutazione prudenziale delle soluzioni di cloud computing, soprattutto quando coinvolgono fornitori esterni.

In conclusione, lo studio sottolinea che una governance efficace delle informazioni rappresenta una leva essenziale per la competitività, l’efficienza operativa e la qualità dei processi decisionali, con benefici che si estendono oltre la singola impresa al sistema economico nel suo complesso.

L’esperienza analizzata fornisce, pertanto, un modello di riferimento utile anche per le istituzioni, inclusa la stessa Banca d’Italia, nel rafforzamento delle proprie strategie di gestione dei dati.

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