E’ di recente stato pubblicato uno studio da Banca d’Italia in merito al rapporto tra le valutazioni ambientali delle società e il costo del finanziamento nel mercato globale delle obbligazioni verdi.
In particolare, l’analisi si focalizza sul costo del debito delle società emittenti in relazione ai loro punteggi ambientali. I risultati mostrano che le imprese con un elevato punteggio ambientale riescono a collocare le proprie obbligazioni verdi a tassi inferiori rispetto ad altre emittenti.
Allo stesso modo, anche le emittenti con punteggi ambientali inferiori godono di condizioni di finanziamento più vantaggiose quando emettono obbligazioni verdi rispetto alle ordinarie obbligazioni.
Le obbligazioni verdi sono diventate uno strumento finanziario ampiamente diffuso, anche grazie alla crescente consapevolezza riguardo ai cambiamenti climatici e al riconoscimento del ruolo ricoperto dai mercati finanziari nel supportare la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio.
In tale contesto ci si deve chiedere se le obbligazioni verdi godano di un vantaggio sistematico in termini di prezzo e, in tal caso, quali fattori vengano premiati dagli investitori. Nel caso vi sia un effettivo vantaggio, si avrebbero condizioni di finanziamento più favorevoli per i progetti con finalità ambientali.
La differenza principale tra un’obbligazione verde e una tradizionale risiede nel fatto che i proventi della prima siano destinati a supportare progetti di sostegno ambientale.
Tuttavia, lo studio ricorda come l’emissione di tali tipologie di obbligazioni sia possibile per qualsiasi emittente, a prescindere dalla natura dell’attività da questa esercitata.
Secondo l’analisi condotta, gli investitori non valutano tutte le obbligazioni verdi allo stesso modo. Oltre alla sostenibilità dell’investimento, vi sono altre caratteristiche legate alla sostenibilità complessiva dell’emittente che entrano in gioco.
In particolare, la performance ambientale dell’emittente genera un effetto sul c.d. greenium pari a circa il doppio rispetto a quello determinato dalla sola obbligazione verde. Tale meccanismo, inoltre, aumenta significativamente nei periodi di stress legato al cambiamento climatico.
Lo studio invita quindi a guardare “oltre l’etichetta”, evidenziando come gli investitori premino non solo l’utilizzo dei proventi dell’obbligazione, ma anche l’identità climatica dell’emittente, soprattutto nei periodi di aumento dei rischi climatici.
In tale contesto risulta fondamentale rafforzare la comunicazione aziendale. Infatti, anche le imprese che non presentano una performance ambientale particolarmente elevata possono ottenere un vantaggio di prezzo quando emettono un’obbligazione verde, a condizione che il progetto ambientale sia convincente.
Alla luce di ciò, anche le aziende che non vantano prestazioni ambientali eccellenti risultano incentivate ad intraprendere progetti orientati alla sostenibilità climatica.
Lo studio, quindi, esamina innanzitutto la letteratura esistente, per poi descrivere i dati utilizzati e la procedura di abbinamento impiegata nell’analisi: la procedura esamina in sostanza un campione omogeneo di obbligazioni verdi e convenzionali che siano direttamente comparabili in base alle principali caratteristiche osservabili.
Viene, poi, presentato il modello scientifico utilizzato e i principali risultati ottenuti. Infine, vengono fornite alcune verifiche di robustezza.


