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Robo-advisor e inclusione finanziaria in Italia

3 Febbraio 2026

Lorenzo Rodio Nico, Dottore di ricerca in Economia e Finanza delle Amministrazioni Pubbliche, Università di Bari Aldo Moro

Banca d’Italia ha recentemente pubblicato uno studio che analizza la diffusione dei robo-advisor nel contesto italiano, partendo dai dati della più recente indagine IACOFI 2023 sull’alfabetizzazione finanziaria.

L’obiettivo è valutare come queste piattaforme digitali influenzino la partecipazione ai mercati finanziari da parte dei cittadini, in un Paese tradizionalmente caratterizzato da una bassa propensione all’investimento.

Dalla survey emerge che il 15% degli adulti in Italia utilizza robo-advisor. Questo strumento è più diffuso tra uomini, soggetti con redditi più elevati e buone competenze digitali. Tuttavia, un dato particolarmente rilevante riguarda il fatto che l’adozione dei robo-advisor è più alta tra chi ha una minore alfabetizzazione finanziaria, mostrando difficoltà su concetti chiave come diversificazione del rischio e rapporto rischio-rendimento

L’analisi conferma che gli utenti di robo-advisor hanno una maggiore propensione a investire in strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, fondi): l’utilizzo della consulenza automatizzata aumenta la probabilità di partecipazione ai mercati del 17% rispetto alla media.

Il risultato è stato validato anche tramite tecniche econometriche, che isolano il ruolo delle competenze digitali come variabile strumentale.

Il contributo evidenzia, inoltre, che questi strumenti non sostituiscono completamente i canali tradizionali, bensì tendono a essere complementari ai consulenti indipendenti e alternativi a quelli bancari.

Chi adotta il canale digitale, infatti, mostra minore soddisfazione per i servizi offerti dalle banche per ciò che attiene trasparenza, tempi di attesa e chiarezza dei prodotti.

Infine, lo studio solleva preoccupazioni legate all’eccessiva fiducia riposta negli algoritmi, specie da parte di soggetti meno preparati.

Gli Autori evidenziano che “concerns remain about the potential risks of uncritically delegating financial decisions to algorithms”.

Da un punto di vista regolamentare, emerge l’esigenza di rafforzare i percorsi di educazione finanziaria, promuovendo un uso più consapevole delle tecnologie fintech.

I robo-advisor possono infatti rappresentare un veicolo efficace di inclusione finanziaria, ma solo se inseriti in un ecosistema fondato su trasparenza, alfabetizzazione e vigilanza.


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