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Riforma responsabilità 231 degli enti: relazione del Ministero della Giustizia

15 Gennaio 2026
Di cosa si parla in questo articolo

Il Ministero della Giustizia ha pubblicato la relazione conclusiva formulata dal “Tavolo tecnico” istituito, presso l’Ufficio di Gabinetto del Ministero stesso, con decreto del 7 febbraio 2024, per la riforma della disciplina della responsabilità 231 degli enti.

Il Tavolo tecnico, coordinato dal Presidente di sezione della Corte di Cassazione, e composto da esperti della materia, provenienti dall’accademia, dall’avvocatura e dalla magistratura, nel corso dei suoi lavori ha disposto le audizioni di Confindustria, Confcommercio, Assonime, l’Associazione Organismi di Vigilanza e l’Osservatorio Nazionale 231 del Consiglio Nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili.

La proposta di articolato di riforma al decreto 231 sulla responsabilità degli enti, formata da 20 articoli, in sintesi:

  • conferma le scelte fondamentali operate dal legislatore nel 2001
  • punta ad implementarne la vocazione preventiva, in una duplice direzione:
    • elevando la colpa di organizzazione ad elemento costitutivo dell’illecito dell’ente, superando la scelta “compromissoria” del 2001 imperniata sull‘inversione probatoria nel caso di reato commesso da un soggetto apicale
    • introducendo nuove forme di premialità, volte a favorire il recupero dell’ente alla legalità
  • nella consapevolezza che per le imprese il punto davvero critico riguarda il giudizio di idoneità del modello e la discrezionalità riservata al giudice penale per tale verifica, valorizza la funzione delle best practices quali strumenti orientativi e “conformativi” della valutazione giudiziale
  • sul piano processuale, rafforza il sistema delle garanzie dell’ente, completando il processo di parificazione alla posizione dell’imputato
  • interviene sui reati presupposto e sulle sanzioni:
    • prevedendo norme di coordinamento per attualizzare i richiami normativi contenuti nel decreto 231 con riferimento ad alcuni reati
    • specificando in una apposita disposizione di delega criteri direttivi per:
      • razionalizzare il catalogo dei reati presupposto che possono determinare la responsabilità dell’ente
      • rivedere la disciplina delle sanzioni, in modo da assicurare una maggiore gradualità e proporzionalità.
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