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Note

Mutui indicizzati al franco svizzero: la prima pronuncia della Cassazione

7 Settembre 2021

Aldo Angelo Dolmetta, già Consigliere della Corte di Cassazione, Luca Serafino Lentini, dottorando di ricerca in diritto commerciale, Università Cattolica del Sacro Cuore; Biagio Campagna, cultore di diritto Bancario, Università “La Sapienza” di Roma

Cassazione Civile, Sez. I, 31 agosto 2021, n. 23655 – Pres. De Chiara, Rel. Scotti

Di cosa si parla in questo articolo

Con la sentenza n. 23655 del 31 agosto 2021, la Prima Sezione civile della Corte di Cassazione si è pronunciata sulla nota vicenda dei mutui in euro indicizzati al franco svizzero con meccanismo di doppia conversione.

Con l’occasione vengono qui pubblicati, insieme ai principi di diritto espressi dalla sentenza, un primo commento alla pronuncia redatto da Biagio Campagna, nonché il sommario e alcuni stralci del testo di un recente e più ampio contributo di Aldo Dolmetta e Luca Lentini contenuto nel volume “Arbitro Bancario e Finanziario” di Giuseppe Conte (Giuffrè).

Cassazione Civile, Sez. I, 31 agosto 2021, n. 23655 – Pres. De Chiara, Rel. Scotti

«In tema di contratti conclusi fra professionista e consumatore, le clausole redatte in modo non chiaro e comprensibile possono essere qualificate vessatorie o abusive e pertanto affette da nullità, se determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto e ciò anche ove esse concernano la stessa determinazione dell’oggetto del contratto o l’adeguatezza del corrispettivo dei beni e dei servizi, se tali elementi non sono individuati in modo chiaro e comprensibile».

«In tema di contratti fra professionista e consumatore, allorché si controverta in sede civile sulla chiarezza e comprensibilità delle clausole contrattuali, anche nella prospettiva dell’accertamento di un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto determinano a carico del consumatore, opera una presunzione legale, suscettibile di prova contraria, non sancita espressamente dalla legge e scaturente dalla funzione sistematica assegnata agli strumenti di public enforcement, che genera un dovere di motivazione e di specifica confutazione in capo al giudice ordinario adito ai sensi dell’art. 37 bis, comma 4, del Codice del consumo e chiamato ad occuparsi dello stesso regolamento contrattuale oggetto dal provvedimento amministrativo e giudicato non chiaro e comprensibile dall’’Autorità Garante per la concorrenza e il mercato».

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