Banca d’Italia ha pubblicato uno studio dedicato agli effetti dell’intelligenza artificiale (IA) sul tasso di interesse naturale e sulle implicazioni per la politica monetaria.
La rapida adozione dell’IA e la prospettiva di una significativa accelerazione della produttività hanno acceso un dibattito politico sulle implicazioni per l’inflazione e sull’orientamento appropriato della politica monetaria.
Tracciando un parallelo con i guadagni di produttività associati alla diffusione delle tecnologie dell’informazione alla fine degli anni ’90, alcuni commentatori sostengono che, se l’IA generasse guadagni di produttività sostenuti, l’economia potrebbe espandersi più rapidamente senza innescare nuove pressioni inflazionistiche, creando potenzialmente spazio per tassi di interesse più bassi.
Altri, tuttavia, avvertono che aspettative di crescita più elevate potrebbero stimolare la domanda attuale, sia in termini di consumi che di investimenti. Inoltre, potrebbero esercitare una pressione al rialzo sul tasso di interesse naturale (r*), richiedendo quindi condizioni monetarie più restrittive per preservare la stabilità dei prezzi.
Il lavoro in oggetto esamina, attraverso simulazioni basate su un modello rappresentativo dell’area dell’euro, gli effetti macroeconomici della diffusione dell’IA e le relative implicazioni per la politica monetaria.
L’analisi considera diversi scenari, distinti in funzione della velocità con cui si manifestano gli incrementi di produttività derivanti dall’adozione dell’IA, valutandone le conseguenze sull’inflazione, sulla crescita del prodotto e sul tasso di interesse naturale.
I risultati evidenziano che, qualora i guadagni di produttività si concretizzassero rapidamente, l’offerta di beni e servizi crescerebbe più della domanda, determinando una riduzione dell’inflazione. Al contrario, se tali incrementi si realizzassero gradualmente, l’inflazione tenderebbe ad aumentare.
L’analisi mostra inoltre che la banca centrale può stabilizzare l’inflazione nei diversi scenari di diffusione dell’IA adeguando il tasso di policy in risposta all’andamento dell’inflazione oppure alle variazioni del tasso di interesse naturale.


