Banca d’Italia offre, in un recente studio, una ricognizione della letteratura in materia di stress test sistemici, questi ultimi da leggersi quali terreni di valutazione della resilienza del sistema finanziario nel suo complesso, con particolare attenzione alle interrelazioni tra intermediari bancari e non bancari, nonché ai meccanismi di propagazione e amplificazione degli shock.
Muovendo dall’esame di alcuni significativi, ed eterogenei, episodi di crisi finanziaria dell’ultimo quindicennio – dal fallimento di Lehman Brothers nel 2008 alle turbolenze post pandemiche, sino al terremoto britannico del 2022 ed alle tensioni bancarie del 2023 – l’indagine passa in rassegna i principali approcci metodologici adottati nel tempo, esamina le strutture delle reti finanziarie e le dinamiche che si instaurano nei canali di contagio, con particolare attenzione alle esposizioni comuni.
Viene messo in luce come le interdipendenze tra gli operatori, le loro risposte alle condizioni di mercato e l’interazione tra rischi di liquidità e solvibilità possano contribuire all’accrescimento delle tensioni sistemiche.
Lo studio di Banca d’Italia non manca di rintracciare i limiti dei modelli attualmente disponibili, con riferimento, tra tutti, alla rappresentazione delle dinamiche comportamentali ed alle interconnessioni finanziarie (anche intersettoriali e transfrontaliere). Viene sottolineato come gli stress test, conservando un carattere preminentemente descrittivo delle vulnerabilità sistemiche, risultino ancora, alle volte, difficilmente traducibili in indicazioni operative per le politiche macroprudenziali: di qui, il richiamo che gli Autori operano all’esigenza di una più efficace integrazione dei risultati dei test ai fini del concreto orientamento dei relativi processi decisionali.

