Banca d’Italia ha pubblicato le informazioni di sintesi con le analisi e le valutazioni più recenti in merito ai rischi per la stabilità finanziaria che possono derivare dagli strumenti finanziari in circolazione in Italia.
L’art. 7-bis del TUF, recependo quanto previsto dal Regolamento UE 2014/600 (MiFIR), attribuisce infatti a Banca d’Italia il potere di vietare o limitare la commercializzazione, la distribuzione o la vendita di strumenti finanziari (c.d. “potere di intervento sui prodotti”, o product intervention power) per preservare la stabilità del sistema finanziario nazionale.
In sintesi, nel corso del 2025, Banca d’Italia ha registrato, fra gli strumenti finanziari, un aumento del volume di titoli e derivati complessi in circolazione, senza tuttavia un corrispondente incremento dei rischi per la stabilità finanziaria, che restano non elevati.
In particolare, le tabelle presenti nel documento specificano che:
- i titoli di debito in circolazione ammontavano ad un valore pari a 3.189 miliardi, di cui il 15% era rappresentato da strumenti che possono essere considerati complessi, come:
- i titoli emessi nell’ambito di operazioni di cartolarizzazione (46%)
- i certificates (19%)
- le obbligazioni strutturate (9%)
- le obbligazioni subordinate tradizionali (19%)
- le obbligazioni subordinate AT1 (7%)
- le famiglie italiane detenevano 78 miliardi di titoli di debito complessi (pari al 15% del totale dei titoli di debito da esse posseduti), con un aumento di 3,6 miliardi rispetto all’anno precedente, di cui:
- i certificates rappresentavano la tipologia di titoli complessi più diffusa nei portafogli delle famiglie (in linea con l’anno precedente): l’ampio ricorso a certificates con protezione del capitale riduce l’esposizione al rischio
- la diffusione di leverage certificates resta marginale.
- il nozionale dei derivati complessi è cresciuto in misura significativa nel 2025, raggiungendo 880 miliardi di euro (+28%), in ragione dell’espansione dei credit default swaps e delle swaption: le principali controparti in questi mercati sono le banche italiane, le cui esposizioni sono bilanciate tra posizioni lunghe e corte, e i principali dealer internazionali
- i derivati complessi non sono presenti nei portafogli delle famiglie.

