Banca d’Italia ha di recente pubblicato uno studio in merito all’effetto che la disciplina italiana sui poteri speciali attribuiti al Governo (c.d. golden power) ha avuto sulle operazioni di M&A nell’ambito privato e non finanziario.
In particolare, il golden power ha attribuito al Governo la possibilità di analizzare e limitare le operazioni societarie riguardanti imprese attive in ambiti strategici.
Nonostante tale poteri siano volti alla protezione del pubblico interesse, potrebbero disincentivare gli investimenti poiché introducono incertezza regolamentare e oneri amministrativi.
Lo studio, dapprima analizza il contesto istituzionale e l’evoluzione del quadro normativo, l’andamento delle notifiche e dei provvedimenti adottati dal Governo, e a seguire vengono evidenziati i settori soggetti al golden power e qualificati gli effetti della sua introduzione e della successiva estensione sulle operazioni di M&A.
Viene evidenziato come l’introduzione del golden power nel 2012 non abbia avuto effetti sulle citate operazioni di M&A.
Al contrario, l’ampliamento dell’ambito di applicazione del golden power nel 2020 ha causato un loro importante diminuzione nel biennio 2021-22 nei settori in cui i poteri sono stati esercitati, superiore alle operazioni formalmente bloccate o autorizzate con condizioni. Si stima che il calo di operazioni di fusione e acquisizione sia pari a circa 350, la maggior parte delle quali nell’ambito manifatturiero.
Tale effetto negativo è, però, venuto meno a partire dal 2023, probabilmente a causa della minore incertezza, in merito alla prassi applicativa dei poteri, in capo agli investitori riducendo, quindi, il costo prospettico.


