Banca d’Italia ha presentato in data odierna la propria relazione annuale sul 2025, congiuntamente alla relazione Considerazioni finali del Governatore.
Il contesto macro economico di riferimento
Nel 2025 l’economia mondiale ha mostrato una crescita superiore alle attese, con un incremento del PIL globale del 3,4%, nonostante il permanere delle guerre in Ucraina e a Gaza, le tensioni in Medio Oriente e l’inasprimento delle politiche commerciali statunitensi.
Negli Stati Uniti la crescita ha superato il 2%, sostenuta soprattutto dagli investimenti legati all’intelligenza artificiale. La costruzione di data center e il forte aumento delle quotazioni delle società tecnologiche hanno alimentato investimenti, ricchezza finanziaria e consumi.
Anche la Cina ha contribuito significativamente all’espansione globale, registrando una crescita del 5%. Tuttavia, a fronte della debolezza della domanda interna, le imprese cinesi hanno reagito ai dazi USA abbassando i prezzi sui mercati esteri e diversificando gli sbocchi commerciali, con effetti che nel lungo periodo potrebbero accentuare pressioni deflazionistiche e spinte protezionistiche.
La crescita mondiale è stata favorita anche dall’allentamento delle condizioni monetarie, reso possibile dalla disinflazione: sui mercati finanziari si è diffuso un forte ottimismo, caratterizzato da valori azionari elevati, premi per il rischio contenuti e ricerca di rendimento in segmenti meno trasparenti, come il private credit.
L’aumento delle quotazioni di oro e Bitcoin ha inoltre evidenziato possibili fenomeni di sopravvalutazione.
Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 sono però emersi segnali di peggioramento: gli investitori hanno iniziato a incorporare rischi geopolitici e finanziari precedentemente sottovalutati, mentre si sono intensificate le pressioni sui prezzi delle materie prime, in particolare dei fertilizzanti, con possibili effetti rilevanti sull’inflazione alimentare e sulla povertà nei Paesi a basso reddito.
Le prospettive economiche globali risultano ora più fragili:
- i rincari energetici comprimono redditi familiari e margini delle imprese
- il rialzo dei tassi irrigidisce le condizioni finanziarie
- gli elevati debiti pubblici limitano gli spazi di intervento fiscale.
Secondo il Fondo monetario internazionale, nell’ipotesi di una rapida conclusione del conflitto, nel 2026 la crescita globale scenderebbe al 3,1%, mentre l’inflazione salirebbe al 4,4%, circa un punto in più rispetto alle stime precedenti.
Permangono inoltre rilevanti rischi finanziari, legati all’aumento dei rendimenti a lungo termine, ai deflussi dai mercati emergenti e alle vulnerabilità dell’intermediazione finanziaria non bancaria: in tale contesto, anche shock limitati potrebbero produrre effetti sistemici rilevanti.
L’uso dell’intelligenza artificiale
Il Governatore evidenzia come l’intelligenza artificiale stia già incidendo sugli equilibri macroeconomici globali, sostenendo investimenti, commercio e mercati finanziari: la diffusione dell’AI procede più rapidamente rispetto alle precedenti rivoluzioni tecnologiche e gli investimenti nel settore crescono in modo esponenziale.
Tuttavia, lo sviluppo dei modelli più avanzati resta fortemente concentrato: cinque grandi società statunitensi detengono circa i tre quarti della capacità di calcolo mondiale, mentre la Cina riduce il divario e l’Europa appare ancora in ritardo.
L’AI trova applicazione in ambiti sempre più ampi, dalla manifattura alla sanità, con effetti potenzialmente rilevanti sulla produttività.
Al tempo stesso, la tecnologia modifica profondamente il mercato del lavoro, poiché è in grado di automatizzare anche attività ad elevato contenuto cognitivo: l’innovazione potrebbe generare nuove professioni e sostenere l’occupazione, ma rischia anche di ampliare le disuguaglianze tra lavoratori qualificati e non qualificati.
Per questo vengono ritenuti essenziali investimenti in formazione, riqualificazione professionale e diffusione delle competenze digitali.
L’economia italiana nella relazione 2025 di Banca d’Italia
Con riferimento all’economia italiana, il Governatore rileva che dal 2019 il PIL è cresciuto di oltre il 6%, grazie soprattutto agli investimenti, alle esportazioni e alla resilienza mostrata durante pandemia e shock energetico.
Più recentemente, però, la crescita si è indebolita per effetto delle tensioni geopolitiche, delle difficoltà dell’economia tedesca e della perdita di potere d’acquisto delle famiglie; nel 2025 il PIL italiano è aumentato soltanto dello 0,5%.
Un ruolo centrale viene attribuito agli investimenti e al PNRR, che tra il 2021 e il 2025 ha mobilitato oltre 100 miliardi di euro, contribuendo al rafforzamento delle infrastrutture digitali, energetiche e ferroviarie e incidendo positivamente sul prodotto interno lordo.
Tuttavia, secondo il Governatore, la crescita futura dipenderà dalla capacità di aumentare la produttività, superando debolezze strutturali quali bassa innovazione, ridotta dimensione delle imprese e insufficiente investimento in beni immateriali.
L’adozione dell’AI in Italia resta ancora limitata: circa il 30% delle imprese utilizza strumenti di intelligenza artificiale, ma solo il 5% ne fa un uso intensivo; in uno scenario di ampia diffusione, la produttività del lavoro potrebbe aumentare di oltre l’1%, compensando anche il calo della popolazione in età lavorativa.
Per raggiungere tale obiettivo, il documento invoca politiche mirate di trasferimento tecnologico, sostegno alle imprese innovative, sviluppo del venture capital e rafforzamento delle competenze.
Il sistema bancario e finanziario
Ampio spazio è dedicato anche al sistema bancario e finanziario italiano, giudicato nel complesso solido, con elevata redditività e patrimonializzazione; tuttavia, vengono evidenziati rischi legati al rallentamento economico, alla possibile restrizione del credito e all’aumento delle vulnerabilità cibernetiche.
La dinamica dei prestiti delle banche italiane, secondo la relazione del Governatore, resta contenuta, riflettendo una moderata domanda da parte delle imprese: nelle indagini più recenti, riferite al primo trimestre di quest’anno, le aziende non segnalano un aumento delle difficoltà di accesso al credito.
L’attenzione di Banca d’Italia resta elevata, in quanto eventuali restrizioni nell’offerta di finanziamenti potrebbero pesare sull’attività economica.
Gli incidenti informatici che hanno coinvolto intermediari italiani nel periodo 2023-2025 sono aumentati dell’80% rispetto al triennio precedente, mentre quelli di natura cyber sono raddoppiati.
In tale contesto, Banca d’Italia richiama la necessità di rafforzare investimenti tecnologici, governance dei rischi e attuazione del regolamento DORA.
L’attenzione ai finanziamenti con garanzia pubblica
Il Governatore ricorda nelle considerazioni accompagnatorie alla relazione 2025 di Banca d’Italia che i prestiti assistiti da garanzie pubbliche rappresentano tuttora oltre un quinto del complesso degli impieghi alle imprese, il triplo rispetto agli altri principali paesi europei (ed incidono sul 14,6% del PIL in Italia).
Le garanzie svolgono un ruolo essenziale nelle fasi di crisi, mentre in condizioni ordinarie un loro impiego esteso può indebolire la selezione del credito e ostacolare un’efficiente allocazione delle risorse.
Per Banca d’Italia è quindi necessario ricondurle gradualmente alla loro funzione propria, ovvero correggere fallimenti di mercato:
- riservando il sostegno pubblico alle aziende meritevoli con reali difficoltà di accesso ai finanziamenti
- assicurando che il beneficio sia effettivamente trasferito ai prenditori.

