EBA ha pubblicato un parere sulle modifiche proposte da EFRAG agli Standard Europei di Rendicontazione di Sostenibilità (ESRS), su richiesta della Commissione UE.
Si ricorda che nel 2025, la Commissione Europea aveva chiesto a EFRAG di fornire un parere tecnico su come semplificare l’atto delegato sugli standard europei di rendicontazione della sostenibilità (ESRS “Set 1”) entro novembre 2025: EFRAG ha quindi pubblicato la bozza modificata degli ESRS il 3 dicembre 2025, dopo un periodo di consultazione pubblica nell’estate del 2025.
La bozza modificata degli ESRS definisce regole e requisiti semplificati per le aziende in materia di rendicontazione degli aspetti relativi alla sostenibilità, ai sensi della Direttiva sulla rendicontazione sostenibile delle imprese (CSRD).
Con questo parere, indirizzato alla Commissione Europea, EBA riconosce i progressi compiuti nella semplificazione di alcuni elementi degli standard iniziali, evidenziando al contempo questioni chiave che richiedono ulteriore attenzione, in particolare la natura permanente di alcune agevolazioni concesse alle imprese.
EBA invita infatti gli enti a continuare ad analizzare i rischi legati alla sostenibilità e raccomanda limiti temporali per le agevolazioni in diversi ambiti: il possibile impatto dell’insieme di agevolazioni potrebbe ridurre significativamente la quantità di informazioni quantitative comunicate dalle imprese, in contrasto con uno degli obiettivi espressi dalla Commissione all’avvio della presente revisione (ovvero dare priorità ai dati quantitativi) e spostare l’onere sugli utilizzatori delle informazioni, comprese le banche.
EBA incoraggia la Commissione a considerare le questioni descritte nel parere prima dell’adozione della bozza modificata dell’ESRS.
Le imprese che rientrano nell’ambito di applicazione della CSRD rivista – in genere le società più grandi e dotate di maggiori risorse – dovrebbero essere in grado di soddisfare tali requisiti.
EBA osserva che la concessione di tali agevolazioni senza un limite temporale adeguato potrebbe compromettere l’interoperabilità con gli standard internazionali di sostenibilità e aumenterebbe l’onere per gli utilizzatori delle informazioni, come gli istituti finanziari, che potrebbero dover ricorrere al contatto bilaterale con le loro controparti per richiedere le informazioni necessarie alla gestione del rischio.


