E’ di recente stato pubblicato un paper nel sito di Banca D’Italia, curato da Simone Di Paolo, Danilo Liberati e Lorenzo Rubeo, in merito agli impatti del greenwashing sulle politiche di credito bancario.
Il greenwashing, ossia la dichiarazione da parte delle imprese di un minore impatto ambientale rispetto a quello effettivamente realizzato, non solo incide sulla reputazione dell’azienda, ma ha importanti effetti sui prestiti bancari.
Le banche, in particolare, per favorire lo sviluppo sostenibile, erogano alle aziende con impatto ambientale maggiore finanziamenti a tassi di interesse maggiori, oppure ne limitano l’accesso al credito, agevolando, in questo modo, le aziende green.
Le banche si espongono quindi al rischio di erogare finanziamenti a favore di aziende greenwasher, a condizioni diverse rispetto a quelle che sarebbero dovute.
In tale contesto, lo scopo del paper consiste nell’analisi della letteratura in merito ai rischi climatici ed alle correlate politiche di prestito e politiche monetarie, nonché nel delineare degli indicatori di affidabilità che possano agevolare nell’individuazione dei greenwasher.
Un aspetto innovativo dell’approccio delineato nel paper è l’utilizzo di tecniche di web scraping e analisi del testo per valutare la credibilità del reporting ambientale delle aziende.
Mentre gli studi tradizionali del fenomeno del greenwashing si concentrano sul divario tra le informazioni divulgate e i risultati effettivi, nello studio viene ampliata la prospettiva, sviluppando indicatori di affidabilità nelle “narrative” pubbliche delle aziende.
I siti web aziendali rappresentano infatti un canale primario di comunicazione esterna: confrontando le informazioni qualitative non strutturate che contengono con il sentiment trasmesso negli articoli di giornale, si ottiene una misura di affidabilità che cattura potenziali discrepanze tra l’autorappresentazione delle aziende e la loro immagine esterna.


