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Fallimentare - Restructuring - Accertamento del passivo
15/03/2017

L’azione esperibile dal creditore ammesso al passivo per un importo minore a quello vantato

Cassazione Civile, Sez. I, 23 dicembre 2016, n. 26952 - Pres. Nappi, Rel. Di Virgilio
Giovanni Desiderio

La Suprema Corte, nella sentenza in commento riguardante una banca in liquidazione coatta amministrativa, chiarisce le differenze tra il rimedio dell’opposizione allo stato passivo ex art. 87 TUB e l’insinuazione tardiva ex art. 89 TUB. Come è noto, l’art. 87 TUB prevede che l’opposizione allo stato passivo possa essere proposta dai soggetti le cui pretese non siano state accolte in tutto o in parte entro quindici giorni dalla comunicazione del mancato riconoscimento (parziale o totale) della pretesa. L’art, 89 TUB, d’altro canto, prevede la possibilità di insinuazioni tardive in capo ai creditori che non abbiano ricevuto la comunicazione del riconoscimento della propria pretesa e non risultino inclusi nello stato passivo. L’insinuazione tardiva può essere proposta in ogni caso “dopo il deposito dello stato passivo e fino a che non siano esauriti tutti i riparti e le restituzioni”. La Corte sottolinea come “i legittimati a proporre opposizione al passivo o l’insinuazione tardiva sono soggetti diversi, e diversi sono i presupposti giuridici per esperire le dette azioni.” Nel caso di specie, la Corte di legittimità ribadisce che il creditore ammesso al passivo per un importo minore a quello vantato possa “proporre[…] l’opposizione allo stato passivo, e non già insinuare tardivamente quegli stessi crediti già oggetto della domanda di ammissione, e non accolti.” Inoltre, respingendo il ricorso incidentale del creditore in merito alla ricezione della comunicazione di esclusione dallo stato passivo, la Corte di Cassazione, riprendendo una giurisprudenza consolidata[1], conferma che in materia di atti ricettizi ex art. 1335 cc, l’onere della prova del recapito al destinatario grava sul mittente, che “può avvalersi di qualsiasi mezzo di prova, e quindi anche di presunzioni al fine di provare l’invio dell’atto” nel luogo in questione.

La Corte cassa la decisione e rinvia alla Corte di merito.




[1] Si veda anche Cass. 11757/1999, Cass. 773/2003 e Cass. 17014/2007 (rinvenibili su Banca Dati De Jure).

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