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Giurisprudenza

Servizi di investimento e regole di condotta: la sentenza Rubenstein della Corte di Appello di Londra

11 Febbraio 2013

Jacopo Crivellaro, BCL Candidate, St. Catherine’s College, University of Oxford

Rubenstein v HSBC Bank [2012] EWCA Civ 1184

Di cosa si parla in questo articolo

Introduzione

La sentenza Rubenstein della Corte di Appello di Londra del 12 Settembre 2012 consente di valutare le conseguenze per un istituto bancario che venga ritenuto responsabile per le perdite subite da un proprio cliente a seguito del tracollo finanziario del settembre 2008. Visto che contro la sentenza della magistratura di secondo grado non é stato presentato ricorso alla Corte Suprema, si deve concludere che tale sentenza rappresenta un preoccupante segnale per gli istituti finanziari, in particolar modo per effetto della estensiva applicazione del principio di causalità ritenuto necessario per il calcolo della perdita attribuibile alla negligenza della banca.

Fatti Oggetto della Disputa

L’avvocato Rubenstein, cliente presso la banca HSBC e “consumatore” ai sensi della normativa finanziaria, si informò nell’agosto del 2005 sulla possibilità di investire la somma di 1.25 milioni di sterline, ricavata dalla vendita di un immobile di proprietà ,che intendeva “parcheggiare” provvisoriamente in attesa di procedere all’acquisto di un’altra proprietà. Egli era quindi interessato ad investire la somma di cui disponeva in una fonte di guadagno temporaneo che gli offrisse :

1) un profitto maggiore rispetto alle forme di investimento tradizionali (ordinari depositi bancari),

2) un completo riparo dai rischi dei mercati azionari (il c.d. market risk)

3) una immediata liquidità delle somme investite, nel caso in cui avesse individuato una proprietà idonea.

Il sig. Matthew Marsden, un IFA (independent financial adviser) presso la HSBC lo rese edotto della possibilità di investire in un fondo obbligazionario dell’American Insurance Group“AIG”. 1 Egli lo tranquillizzò circa il rischio di mercato insito in tale investimento, informandolo che HSBC reputava l’investimento talmente sicuro da equipararlo ad un deposito bancario. Inoltre anche il rischio di un possible default veniva ritenuto minimo, essendo paragonato all’inverosimile ipotesi di un fallimento della banca Northern Rock (che per ironia della sorte fallì). Nel settembre 2005, Rubenstein investì quindi l’intero ammontare nel fondo di investimento AIG, mantenendo le obbligazioni fino al novembre 2008 esubendo pertanto una perdita di circa 180,000 sterline.

Conclusioni Giuridiche

Il Tribunale di prima istanza di Bristol, cui Rubenstein si rivolse a tutela dei propri interessi, ritenne che Marsden avesse violato varie disposizioni delle Conduct of Business Rules (COB) imposte dalla Financial Services Authority. In particolare – secondo il Giudice Havelock-Allan QC – il financial adviser aveva consigliato un investimento senza accertarsi prima che Rubenstein avesse ben compreso i possibili rischi cui sarebbe andato incontro (COB 5.4.3), aveva esposto in modo tendenzioso le infomazioni sull’investimento (COB 2.1.3) e non gli aveva consigliato l’investimento piu’ appropriato (COB 5.3.5). In termini procedurali egli non aveva adempiuto alle disposizioni “Know Your Customer” (COB 5.2.5) e aveva violato gli obblighi di custodia, promozione e tutela del consumatore (COB 5.2.9, 5.2.12, 5.3.14).

Nonostante il fatto che Rubenstein avesse letto il materiale promozionale concernente l’investimento e ne avesse accettato formalmente i termini, il Tribunale ritenne che egli non avesse compreso adeguatamente la natura dell’investimento. In particolare, Rubenstein non venne sufficientemente informato del fatto che i suoi fondi erano esposti al rischio dei mercati azionari.

Secondo il Tribunale di Bristol, Mardsen tuttavia non era perseguibile civilmente per le perdite avutesi (a parte una compensazione di limitato ammontare), in quanto esse furono ritenute oggettivamente imprevedibili (unforeseeable and too remote) e non causate dalla negligenza di Marsden bensì dagli avvenimenti eccezionali susseguitisi al tracollo di Lehman Brothers. Il Giudice si basò sulla sentenza SAAMCO v York Montague che aveva stabilito come le perdite causate da sviluppi imprevedibili sui mercati azionari non dovessero essere risarcite da intermediari e professionisti finanziari, ancorché negligenti.

In appello, Rubenstein sostenne la tesi secondo cui la perdita fu causata dal rischio intrinseco esistente nei mercati azionari (market risk), un rischio di cui egli non era minimamente a conoscenza e che aveva chiaramente chiesto di voler evitare. Pur riconoscendo che l’ammontare della perdita non fosse prevedibile, non lo era la tipologia (vale a dire il rischio da cui la perdita fu generata). La banca argomentò a propria difesa principalmente il fatto che l’investimento era stato programmato per la durata di un solo anno e che quindi, trascorso tale periodo di tempo, essa non aveva alcun obbligo di tutela nei riguardi del cliente.

La Corte di Appello confermò le violazioni delle COB Rules riscontrate in prima istanza. Il Giudice Rix si espresse in maniera univoca sul comportamento di Marsden criticandolo pesantemente,in particolare per aver consigliato al cliente un investimento del tutto inappropriato. Secondo la Corte, Marsden stesso non aveva chiara la natura dell’investimento nel fondo AIG , in quanto esso non poteva essere oggettivamente paragonato ad un deposito bancario, per cui le sue affermazioni risultarono ingannevoli, e quindi pregiudizievoli, per Rubenstein.

La Corte accolse la tesi di Rubenstein e affermò che la perdita causata dai mercati azionari non era da ritenersi così remota in quanto era stata causata proprio da quel rischio dei mercati (market risk) che Rubenstein aveva caldamente raccomandato di voler evitare. Il Giudice Rix si spinse ad affermare che anche un crollo dei mercati borsistici, ivi incluso un tracollo finanziario con una disastrosa perdita di fiducia dei risparmiatori negli istituti di credito, non costituiva necessariamente un avvenimento del tutto imprevedibile.

La Corte respinse in modo netto le obiezioni avanzate dalla difesa.

In primis, il fatto che la perdita finanziaria fosse stata causata dal fallimento di Lehman Brothers (e non dal comportamento dei convenuti) non fu ritenuto rilevante in quanto Rubenstein non aveva investito in Lehman Brothers. La Corte inoltre stabilì che la perdita non era necessariamente riconducibile alla mancanza di fiducia nel fondo AIG bensì al tracollo generalizzato del mercato obbligazionario,su cui il fondo EVRF era esposto (il c.d. market risk). La Corte si basò sul fatto che Marsden ingannò (anche se involontariamente) Rubenstein sull’esposizione del fondo e individuò in questo comportamento un nesso tra la perdita dei mercati e l’obbligo della banca di tutelarlo da investimenti di cui egli non voleva essere partecipe.

Allo stesso modo,il fatto che l’EVRF non rappresentasse un rischio oggettivo nel settembre del 2005 fu considerato irrilevante, tenuto conto che la banca gli aveva consigliato un investimento che lo esponeva ai rischi dei mercati azionari, quando invece egli aveva richiesto di non esservi esposto.

Infine, il fatto che l’investimento fosse stato concepito con durata annuale non venne egualmente considerato rilevante, dato che un investimento immobiliare é da ritenersi funzionale allo scopo che si intende perseguire (es. l’acquisto di una casa) piuttosto che ad una specifica durata. Sotto questo aspetto non é pertanto corretto tentare di delinerare un arco temporale per gli obblighi richiesti alla banca.

Di conseguenza, alla luce del contesto legislativo (la protezione riservata ai consumatori nella normativa bancaria), la Corte ritenne che una banca che induce in errore il proprio cliente sulla natura di un investimento può essere ritenuta responsabile per le perdite registratesi, anche se l’ammontare di tali perdite rimarrà imprevedibile.

Analisi

É importante notare come la sentenza della Corte di Appello sembra essere stata dettata principalmente da considerazioni di natura sociale (protezione del consumatore, negligenza oggettiva di Marsden). Come rivela il Giudice Rix é “controintuitivo” pensare che un intermediario finanziario possa essere ritenuto negligente ma non soggetto a risarcire le perdite che lui stesso ha contribuito a creare. Ciononostante il fatto che la Corte abbia introdotto una nozione estremamente vaga della tipologia di rischio che le banche sono obbligate a tutelare (accettando come rischio il market risk di un fondo di investimento) rappresentaun allarmante segnale per molti operatori ed intermediari bancari.

É ora fondamentale per questi ultimi assicurare maggiore trasparenza nei loro consigli ai clienti.

 

1

In particolare, gli fu consigliato di investire la somma di cui disponeva nell’Enhanced Variable Rate Fund “EVRF”; un fondo di investimento interconnesso ad altri strumenti borsistici. Il fondo EVRF e’ stato ripetutamente paragonato dalla corte ad un fondo gemello gestito da AIG, lo Standard Variable Rate Fund, il quale era tuttavia molto meno esposto sui mercati azionari.

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