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Regolamento sull’intelligenza artificiale: in GU UE le raccomandazioni del CESE

23 Dicembre 2021

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) accoglie con favore il fatto che la proposta della Commissione relativa al Regolamento sull’intelligenza artificiale (IA) non si limiti ad affrontare i rischi associati all’IA, ma alzi anche notevolmente l’asticella per quanto riguarda la qualità, le prestazioni e l’affidabilità dell’IA che l’UE è disposta a consentire. Il CESE constata con particolare soddisfazione il ruolo centrale attribuito alla salute, alla sicurezza e in generale ai diritti fondamentali nella legge sull’intelligenza artificiale nonché la portata globale di tale iniziativa.

Il CESE individua margini di miglioramento per quanto riguarda la portata, la pertinenza e la chiarezza delle disposizioni relative alle pratiche di IA vietate, le implicazioni delle scelte di categorizzazione effettuate in relazione alla «piramide di rischio», l’effetto di attenuazione del rischio dei requisiti relativi all’IA ad alto rischio, la possibilità di imporre il rispetto della legge sull’intelligenza artificiale e il rapporto con la normativa esistente e altre recenti proposte normative.

Il CESE raccomanda di chiarire la definizione di IA stralciando l’allegato I e modificando leggermente l’articolo 3, come pure ampliando l’ambito di applicazione della legge in modo da includere i «sistemi legacy di IA» e le componenti IA dei sistemi IT su larga scala nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia di cui all’allegato IX.

Il CESE chiede di vietare l’uso dell’IA ai fini del riconoscimento biometrico automatico in spazi pubblici, aperti al pubblico o privati, tranne a fini di autenticazione in circostanze specifiche, nonché ai fini del riconoscimento automatico di segnali comportamentali umani in spazi pubblici, aperti al pubblico o privati.

In linea con l’approccio all’IA di «sorveglianza con controllo umano» a lungo auspicato, il CESE raccomanda vivamente che la legge sull’intelligenza artificiale preveda che determinate decisioni rimangano prerogativa degli esseri umani, in particolare negli ambiti in cui tali decisioni hanno una componente morale e implicazioni giuridiche o un impatto sociale, come ad esempio in campo giudiziario, nelle attività di contrasto, nei servizi sociali, nella sanità, nella politica degli alloggi, nei servizi finanziari, nei rapporti di lavoro e nell’istruzione.


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