Pubblicata in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 33 del 10 febbraio 2026, la delibera del 27 gennaio 2026, dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM), con il regolamento attuativo in materia di rating di legalità.
Il Regolamento sostituisce il precedente adottato dall’Autorità con delibera n. 24075/2012 (come modificato nel 2020) in attuazione dell’art. 5-ter del D.L. 1/2012.
In particolare, si è ritenuto necessario modificare le norme di cui al citato regolamento alla luce della prassi applicativa e dell’evoluzione degli orientamenti giurisprudenziali, nonché per esigenze di sistematizzazione e aggiornamento normativo delle disposizioni del regolamento stesso.
Si ricorda che il rating di legalità, istituito dall’art. 5-ter del D.L. 1/2012, è quell’indicatore premiale del rispetto di elevati standard di legalità da parte delle imprese che ne facciano domanda all’AGCM, ed è volto a promuovere l‘introduzione di principi etici nei comportamenti aziendali e incentivare, premiandole, le imprese che si distinguono nel rispetto della legge e nel perseguimento di obiettivi di legalità e di trasparenza.
Ai fini dell’accesso al rating, l’impresa che ne fa domanda deve, cumulativamente:
- avere sede operativa nel territorio nazionale
- aver realizzato un fatturato minimo di due milioni di euro
- risultare iscritta, alla data della domanda di rating, da almeno due anni, nel registro delle imprese o nel R.E.A.
Ai fini dell’attribuzione del rating e del relativo mantenimento, in capo all’impresa devono ricorrere dei requisiti obbligatori, dati dall’assenza dei motivi ostativi di cui agli artt. 5, 6, 7, 8 e 9 del regolamento AGCM, ovvero, in sintesi:
- motivi ostativi di carattere penale, prefettizio o giudiziario
- motivi ostativi di natura concorrenziale e consumeristica
- motivi ostativi di natura tributaria, retributiva, contributiva o assicurativa o relativi a finanziamenti pubblici
- motivi ostativi amministrativi in materia di tutela della salute e sicurezza sul posto di lavoro
- provvedimenti interdittivi dell’ANAC.
L’art. 10, invece, disciplina i requisiti premiali, che elevano il punteggio assegnato all’impresa (ad esempio, l’adesione a codici etici adottati dalle associazioni di categoria cui l’impresa aderisce, o l’adozione di modelli organizzativi di prevenzione e di contrasto della corruzione).


