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I mercati internazionali seguono passo passo la politica italiana

14 Novembre 2011

Ufficio Studi Consultique

14.11.2011 – L’ultima settimana di borsa ha evidenziato quanto fragile sia la finanza del nostro paese agli occhi degli operatori finanziari. Il differenziale di rendimento tra i titoli italiani e quelli tedeschi ha raggiunto infatti il livello record di 575 punti sulla scadenza decennale. Ma se andiamo ad osservare il medesimo differenziale sulle scadenze a brevissimo, si trovano valori ancora superiori; basti pensare al fatto che nel momento settimanale più critico il BOT ad un anno è arrivato a rendere quasi il 7%, quando un titolo tedesco con medesima vita residua rendeva sotto lo 0,30%. Da più parti si mette in risalto che oltre ad un chiaro problema finanziario (con un ratio debito/PIL quasi fuori controllo) vi è anche una incertezza politica che non produce soluzioni efficaci capaci di rassicurare i mercati. Tutti i mercati internazionali hanno seguito passo passo lo sviluppo della crisi politica italiana, prima spingendo per le dimissioni del governo in carica e poi “festeggiando” (anticipatamente) la possibilità di un esecutivo di natura tecnica a guida Monti.

L’evoluzione della situazione in Italia sta avendo un livello di criticità da coinvolgere non solo l’Euro Zona ma addirittura i mercati finanziari globali. Se infatti Grecia, Irlanda o Portogallo sembrano essere entità finanziarie legate ai confini finanziari del Vecchio Continente, un ipotetico default dell’Italia avrebbe conseguenze disastrose e su scala tale da coinvolgere l’intero sistema finanziario: non basterebbe nessun fondo EFSF per tenere sotto controllo la crisi. Per questo motivo, è necessario che l’Italia intraprenda da subito una seria opera di risanamento, senza tentennamenti o ritardi; si è visto infatti che il mercato richiede certezze e una tabella di marcia credibile ed efficace. Nel frattempo, la Grecia ha cambiato governo, optando per un esecutivo di unità nazionale, con lo specifico compito di seguire l’agenda europea concordata. Tra gli altri paesi europei in una posizione meno critica, non tutti però sono semplici “spettatori”: S&P “per errore” toglie la tripla A alla Francia, salvo poi correggersi. Il debito francese, però, è tenuto sotto osservazione.

Tutta la settimana è stato un susseguirsi di forti movimenti tecnici, dove la volatilità ha avuto un ruolo essenziale. L’intensa ottava politico-finanziaria ha portato infatti gli indici a muoversi rapidamente tra supporti e resistenze, mantenendo comunque sempre i livelli di sostegno chiave. Ciò ha permesso di non deteriorare il trend di breve periodo originatosi agli inizi di ottobre. Anzi, alcuni indici, a più alta forza relativa, si sono ulteriormente avvicinati ai massimi del 2011.

In questo contesto, l’S&P 500 vede, sul breve termine, il mantenimento dei sostegni importanti in area 1220, mentre al rialzo gli ostacoli sono rappresentati dai massimi relativi raggiunti ad ottobre e posti a quota 1295. Sopra questo livelli, per l’indice americano, si aprono spazi verso i massimi del 2011. Sotto 1220, invece, la tendenza potrebbe portare ad avvicinarsi ai supporti di agosto. Dal punto di vista del trend primario (frame medio lungo), l’indice si trova al di sotto della media mobile a 12 mesi, che attualmente transita in area 1300. La forza relativa del mercato americano rimane molto alta tra i mercati sviluppati. Il Dax rimbalza nuovamente dai supporti in area 5600, tornando verso quota 6000. Sempre in Europa, buoni spunti tra i settoriali europei, dove primeggiano ancora comparti molto tonici come Personal & Household Goods, Tecnologici e Oil & Gas. In congestione il cross Eur-Usd, senza direzionalità precisa. L’oro mantiene una buona impostazione rialzista. L’outlook per la settimana entrante è positivo per le borse, specie per quelle europee che hanno un maggiore margine prima di incontrare le ostiche resistenze tecniche (6400 per il Dax).

 

 

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