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I fatti della settimana: una “nuova” Europa?

12 Dicembre 2011

Consultique

12.12.2011 – La settimana delle decisioni irrevocabili ha partorito probabilmente meno di quanto ci si aspettasse, vista la tensione con cui gli operatori finanziari attendevano il responso dal vertice dell’Unione Europea a Bruxelles. Tuttavia, la Merkel e Sarkozy hanno ottenuto quel risultato minimo che consente loro di andare avanti nel percorso di salvataggio della zona Euro, evitando un’implosione che a dire il vero era stata anche paventata nel pre vertice dallo stesso presidente francese. La Merkel e Sarkozy hanno ottenuto quell’appoggio che richiedevano, forzando anche la situazione di stallo in cui si rischiava di cadere e proponendo che potessero essere i soli 17 paesi aderenti all’Euro zona a prevedere modifiche ai trattati dell’Unione Europea per conto proprio, senza la partecipazione di tutti gli altri 10 membri. A questa mossa, la Gran Bretagna si è tirata fuori, gelosa della sua autonomia in ambito fiscale e finanziario, mentre molti altri (Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Svezia) si sono detti disponibili ad accordi ma dopo il parere dei rispettivi parlamenti. Nasce quindi potenzialmente un gruppo di 26 paesi (resta fuori solo la Gran Bretagna) pronti a rivedere le regole fiscali dell’Unione, prevedendo vari importanti punti: 1) il deficit non potrà superare lo 0,5% del PIL (bilancio in avanzo o in pareggio), 2) sanzioni automatiche se si sfora il vincolo del 3% del deficit sul PIL, 3) per quanto riguarda il fondo temporaneo salva stati EFSF, per conto di esso agirà la BCE nelle operazioni di mercato, 4) lo European Stability Mechanism (ESM) ha, invece, come obiettivo di operatività concreta, luglio 2012, non appena gli stati membri che rappresentano il 90% degli impegni di capitale lo avranno ratificato ed esso sarà anche dotato di regolamenti per permettere procedure di assoluta emergenza. Per ultimo, da segnalare che gli stati membri dell’Euro zona rafforzeranno il Fmi fino a 200 mld di euro, nella forma di prestiti bilaterali, per dare allo stesso risorse adeguate per affrontare la crisi. Possibili e probabili che gli apporti arrivino anche da paesi ex-Euro (Cina, Norvegia..).

Il pacchetto della nuova Europa vale al momento come accordo intergovernativo, non essendo possibile una modifica in tempi rapidi dei trattati. Il patto che unisce ora i 26 sarà firmato ai primi di marzo o anche prima, con la ratifica definitiva entro la metà del 2012. Ciò che non è passato, invece, è la possibilità di fornire all’ESM una “licenza” bancaria e l’inclusione dei privati nelle future (?) ristrutturazioni del debito sovrano. Restando in tema di banche, sicuramente da menzionare l’esito dei test condotti dall’EBA, l’Autorità Bancaria Europea sugli istituti di credito. Alle banche europee serve un capitale aggiuntivo di 114,7 miliardi di euro, in crescita rispetto alle stesse stime dell’ottobre scorso (+8 miliardi). Tra gli istituti di credito italiani, solo Intesa Sanpaolo conferma di avere i requisiti patrimoniali in ordine, mentre le altre hanno bisogno di nuove iniezioni di capitale, per un totale di 15,4 miliardi. Peggio è andata alle banche spagnole (26,2 miliardi) mentre per quelle tedesche e francesi i fabbisogni si collocano rispettivamente a 13,1 e 7,3 miliardi di euro. Tutto ciò per portare i requisiti patrimoniali al 9% in termini di Core Tier 1.

Commento ai mercati

Ottava di borsa movimentata (ma non è una novità) quella appena conclusa. Dopo un inizio di settimana all’insegna dell’attesa verso il vertice europeo, gli indici di borsa hanno virato in negativo nella giornata di giovedì, delusi probabilmente dalla piega poco promettente delle discussioni in atto e dallo scetticismo franco tedesco. Tuttavia, nell’ultima seduta della settimana, forse sorprendendo i più, le borse hanno ripreso vigore recuperando quanto perso precedentemente. Forte soprattutto la risalita dei bancari ma anche dei titoli di stato.

In questo contesto, l’S&P 500 vede, sul breve termine, il permanere delle quotazioni presso le resistenze di area 1260, sopra questo valore vi sono gli ostacoli (riscontrabili sul frame weekly) a quota 1300. Sopra questi livelli, la situazione dell’indice può effettivamente cambiare anche sul trend di medio periodo. I sostegni per l’indice sono invece a 1220 e 1160. Anche l’indice Dax si trova in un range di prezzo abbastanza definito e racchiuso tra i supporti in area 5700 e le resistenze poste a 6100. Varcando questa soglia, l’azionario tedesco può ambire a tornare sui massimi di fine ottobre in area 6400/6500. Da rimarcare la conferma della forza relativa dell’equity Usa e di quello inglese in Europa. Sull’intermarket, il cross Euro Dollaro non si smuove da 1,33-1,34, mentre l’oro ha chiuso una settimana di poca tonicità. Ancora buono il trend dei bond dei paesi emergenti, mentre è rimasto debole il Bund. In netto calo la volatilità misurata dall’indice Vix, tornato sui supporti a quota 25.

 

 

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