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Accordi svizzeri sul modello Rubik: arriva il via libera della Commissione UE

19 Aprile 2012
Di cosa si parla in questo articolo

È arrivato ieri dalla Commissione europea l’assenso agli accordi fiscali che la Confederazione elvetica ha firmato con Germania e Gran Bretagna sul cd. Modello Rubik. Secondo il commissario alla fiscalità Algirdas Semeta, i testi sono pienamente conformi al diritto comunitario. Non è stato, invece, espresso alcun parere in relazione alla Convenzione tra Svizzera e Austria firmata lo scorso 13 aprile, il cui testo sarebbe ancora all’esame dell’Istituzione comunitaria e per il quale quest’ultima avrebbe trasmesso alcune domande a Vienna.

Gli accordi in questione prevedono, in sostanza, l’applicazione di un’imposta liberatoria da parte degli agenti pagatori svizzeri sui fondi detenuti su conti e depositi elvetici da contribuenti residenti negli altri Stati contraenti, con il trasferimento del gettito prelevato alle autorità di questi ultimi. Il prelievo sostituisce lo scambio di informazioni automatico, così che il contribuente può mantenere l’anonimato garantito dal segreto bancario svizzero.

Mentre si attendono le ratifiche dei Parlamenti dei rispettivi Stati contraenti, l’entrata in vigore sperata degli Accordi è fissata per il 2013.

Il nulla osta della Commissione europea aprirebbe, così, la strada ad altri negoziati tra la Svizzera e altri Stati membri per l’introduzione di simili misure. La Grecia ha già annunciato l’avvio dei negoziati per un’intesa in tal senso.

Diversamente dall’accordo sulla fiscalità del risparmio, che secondo Semeta rientra strettamente nell’ambito di competenza dell’Unione, trattati bilaterali di Stati membri con Paesi terzi nella materia di cui agli Accordi già conclusi sarebbero possibili.

L’Unione europea resta orientata verso l’introduzione dello scambio automatico di informazioni in materia fiscale, ma l’apertura dei negoziati sulla fiscalità del risparmio con la Confederazione sembra osteggiata da Austria e Lussemburgo. Per questi due Stati membri, infatti, l’introduzione dello scambio automatico significherebbe il tramonto del segreto bancario e, dunque, la perdita di un fattore di attrazione delle rispettive piazze finanziarie.

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