FinTech
15/07/2019

Facebook offre una “Libra” per il sistema bancario tradizionale

di Fabio Cristini, Coordinatore Legale Ufficio Vigilanza, OAM – Organismo degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi

Libra’s mission is to enable a simple global currency and financial infrastructure that empowers billions of people”.

Così inizia il White Paper di presentazione di Libra, la criptovaluta ideata e sviluppata da Facebook, fondata su un sistema blockchain decentralizzato di tipo open source costruito su piattaforma smart contract.

Finalità centrale del progetto è massimizzare l’inclusività del sistema finanziario rispetto a coloro che attualmente non possono farne parte a causa dei costi elevati dei servizi bancari e della scarsa affidabilità dovuta al mancato possesso persino di un conto corrente[1].

La nuova “moneta” di Facebook sembra basarsi su un sistema a ridotta volatilità, potenzialmente differente dalle attuali criptocurrencies, poiché fondato su specifici assets consistenti nella garanzia del legame sottostante con depositi bancari aventi ad oggetto le principali valute aventi corso legale.

Altro elemento di ulteriore affidabilità potrebbe essere correlato al fatto che tale sistema di cambio e possibile nuovo “strumento di pagamento” sarebbe soggetto al monitoraggio di un’associazione cui aderiscono players centrali del mercato dei pagamenti tra cui Visa, Mastercard e Paypal.

La Dichiarazione d’intenti sulla nuova “valuta” definisce Libra in tre punti essenziali:

  • basata su una blockchain sicura, scalabile e affidabile;
  • garantita da una riserva di assets volti a fornirne valore intrinseco;
  • governata da una Associazione indipendente.
  • In questo contesto, le nuove tecnologie, favorite dai progressi della crittografia intesa quale applicazione di metodi che servono a rendere un messaggio comprensibile solo a persone autorizzate a leggerlo, stanno determinando un cambiamento radicale nell’economia globale sotto il profilo delle modalità di scambio di beni, servizi e di ogni altra attività finanziaria[2].

Ne deriva che ogni criptovaluta - ove vi sia un consenso tra i partecipanti alla relativa transazione assicurato da sistemi a tecnologia distribuita (DLT) - può essere scambiata in modalità peer-to-peer, ossia tra due dispositivi direttamente, senza necessità di intermediari.

Proprio questa prospettiva ha condotto il Congresso degli Stati Uniti, poco dopo la presentazione di Libra, a pubblicare una moratoria nei confronti del progetto Facebook in materia di valute virtuali, sostenendo l’importanza di una previa analisi del medesimo da parte delle Istituzioni, in ragione dell’impatto che questo potrebbe avere sulla politica monetaria e sulla stabilità finanziaria.

Su tale linea Benoit Coeure, membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea, ha affermato che gli organi di regolamentazione dovranno agire in fretta per prepararsi al lancio della criptovaluta Libra.

A suo parere, consentire lo sviluppo di nuovi assets e servizi finanziari all’interno di un vuoto normativo sarebbe una scelta sconsiderata.

Alla luce di un quadro incerto rispetto al fenomeno “Libra”, non è improprio rilevare come l’intervento delle Autorità di regolazione stia assumendo, in via sempre maggiore, un approccio di previa osservazione e successivo intervento fondato sui sistemi di tipo “regulatory sandbox” o “innovation hub”, in cui gli stakeholders sperimentano nuove tecnologie in ambito finanziario sotto la supervisione dei controllanti, i quali a loro volta prendono spunto dallo sviluppo dei progetti per costruire una soft law di tipo tailor made.

L’obiettivo diventa pertanto normare in maniera sempre più rapida e meno rigida, riuscendo in tal modo ad adeguare la regolazione alla continua evoluzione dei fenomeni tecnologici applicati al mondo del credito, ai sistemi di pagamento e agli investimenti.

La norma si adegua alla prassi e all’evoluzione dei mercati, non viceversa.

 Dunque, una supervisione al passo con i tempi da parte delle Autorità deve necessariamente adeguarsi a un modello flessibile e snello in grado di recepire i suggerimenti e gli spunti che derivano dall’osservazione del mercato di riferimento.

Questo è lo spirito che informa il recentissimo Paper pubblicato dal Fondo Monetario Internazionale in data 28 giugno 2019 in materia di diffusione dei fenomeni Fintech e del correlato approccio regolatorio[3].

Pertanto, tornando al fenomeno Libra, l’approccio prudenziale del legislatore americano – pur risultando a tutti gli effetti correlato al timore di nuovi possibili utilizzi distorti dei dati personali sul modello di quanto accaduto in passato con Cambridge Analytica – potrebbe rivelarsi comunque corretto, ove supportato da un intervento delle Autorità di supervisione e regolazione improntato su un modello di osservazione o addirittura co-sperimentazione sul progetto Facebook, con l’obiettivo finale di modellare un intervento mirato a presidiare e ridurre i principali rischi connessi rispettivamente a potenziali sistemi di autenticazione non congrui nell’offerta di servizi di pagamento (PSD 2), alla possibile scarsa trasparenza nei confronti dell’utente-cliente e al possibile utilizzo distorto della nuova valuta con scopo di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.

 


[1] 1.7 billion adults globally remain outside of the financial system with no access to a traditional bank, even though one billion have a mobile phone and nearly half a billion have internet access.

[2] Consob, “Le criptovalute. Cosa sono e quali rischi si corrono”.

[3] https://www.imf.org/en/Publications/Policy-Papers/Issues/2019/06/27/Fintech-The-Experience-So-Far-
47056. Su tali basi il citato documento specifica, infatti, che “Recent initiatives by authorities reflect the need for the law to grow with and adapt to market developments. A legal framework that is consistent, comprehensive, and predictable is key to fintech innovation and adoption”.

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