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Banca e Finanza - Conto corrente
13/09/2018

La compensazione tra i saldi di più rapporti o conti ex art. 1853 cc non è rilevabile d’ufficio

Cassazione Civile, Sez. I., 22 marzo 2018, n. 7142 – Pres. Giancola, Rel. Campese
Giuseppe Colombo

La compensazione prevista dall’art. 1853 c.c., a tenore del quale se tra la banca ed il correntista esistono più rapporti o più conti, i saldi attivi e passivi si compensano reciprocamente salvo patto contrario, non è mai rilevabile d’ufficio, ma solo a seguito di tempestiva eccezione dalla parte che intende avvalersene.

Il disposto di cui all’art. 1242, comma 1, c.c., per cui il giudice non può rilevare d’ufficio la compensazione, è applicabile anche alla fattispecie prevista dall’art. 1853 c.c.

L’art. 1853 c.c. è dettato allo di scopo di garantire la banca contro ogni scoperto non specificamente pattuito che risulti a debito del cliente quale effetto di un qualsiasi rapporto o conto corrente fra le due parti, e prevede che la compensazione tra saldi attivi e passivi, anche a favore del correntista, sia attuata mediante annotazioni in conto: in particolare, alla luce del principio dell’unità dei conti, attraverso l’immissione del saldo di un conto, come posta passiva, in un altro conto ancora aperto, con le modalità proprie di tale tipo di operazione, salva manifestazione di volontà di segno contrario da parte del cliente.

Comments

giurisprudenza/banca-e-finanza/conto-corrente/la-compensazione-tra-i-saldi-di-piu-rapporti-o-conti-ex-art-1853-cc-non-e-rilevabi

IN EFFETTI ......

Secondo la Suprema Corte la compensazione non può mai essere rilevata d'ufficio (cfr. art. 1242 c.c., comma 1), soggiacendo il suo effetto estintivo ad uno specifico onere di dichiarazione di colui che voglia giovarsene. Invero, ai fini del perfezionamento della fattispecie estintiva, è necessario che la compensazione sia eccepita dalla parte che intende avvalersene, non occorrendo, peraltro, che la relativa manifestazione di volontà sia espressa mediante l'uso di formule sacramentali, essendo sufficiente che dal comportamento della parte risulti univocamente la volontà di ottenere la dichiarazione dell'estinzione del credito. Ciò, in quanto l'eccezione di compensazione costituisce l'esercizio di un diritto potestativo e postula che la parte, valutando il suo interesse all'adempimento, decida se esercitare, o meno, il potere di determinare l'estinzione dei debiti contrapposti dal giorno della loro coesistenza (cfr. Cass. nn. 10335 del 2014. In senso sostanzialmente analogo, si veda anche Cass. n. 22324/2014, secondo cui la compensazione legale, a differenza di quella giudiziale, opera di diritto per effetto della sola coesistenza dei debiti, sicchè la sentenza che la accerti è meramente dichiarativa di un effetto estintivo già verificatosi e questo automatismo non resta escluso dal fatto che la compensazione non possa essere rilevata di ufficio, ma debba essere eccepita dalla parte, poichè tale disciplina comporta unicamente che il suddetto effetto sia nella disponibilità del debitore che se ne avvale, senza che sia richiesta una autorizzazione alla compensazione dalla controparte). 2 maggio 2018 - Donato Giovenzana - Legale d'impresa.

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