Elena Beccalli
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Banche
02/05/2017

Linee guida europee sui crediti deteriorati

Elena Beccalli

Le linee guida europee per le banche sui crediti deteriorati (non-performing loans, NPL), pubblicate il 20 marzo 2017, si propongono di sviluppare un approccio di vigilanza organico in merito all’individuazione, misurazione, gestione e cancellazione degli NPL. Il processo di consultazione, avviato della Banca Centrale Europea (BCE) nel settembre 2016, ha previsto un’audizione pubblica il 7 novembre 2016 ed ha visto più di 700 commenti presentati dagli interessati e presi in esame dal gruppo di alto livello nominato dal Consiglio di vigilanza della BCE nel luglio 2015. L’attenzione ai crediti deteriorati poggia sulle considerazioni in tema di redditività di lungo periodo del settore bancario (ossia della capacità di generare almeno il costo del capitale), che hanno portato la vigilanza bancaria europea a mettere in risalto nel 2016 tra le sue priorità il rischio di credito, e gli accresciuti livelli di crediti deteriorati quali principali fattori di rischio per le banche europee.

Si tratta di un documento che fornisce uno schema di riferimento di base e contiene una raccolta delle migliori prassi riscontrate: in tal senso, le linee guida rappresentano le aspettative della vigilanza bancaria. Sebbene non siano al momento vincolanti, le autorità di vigilanza possono richiedere alla banche di illustrare e motivare qualsiasi scostamento rispetto al loro contenuto.

Il principale obiettivo delle linee guida, come nelle parole del Presidente del Consiglio di vigilanza del Meccanismo di Vigilanza Unica, Danièle Nouy, è indurre le banche, in particolare quelle con elevati livelli di crediti deteriorati, a considerare la gestione degli NPL come una priorità da affrontare in maniera organica, predisponendo piani credibili e dotati delle necessarie risorse, esplicitando la governance interna nonché fissando obiettivi quantitativi e qualitativi ambiziosi e realistici; in sostanza la vigilanza afferma, con la pubblicazione di tale documento, che l’approccio “wait-and-see”, spesso visto in passato, non può continuare.

La struttura del documento (https://www.bankingsupervision.europa.eu/ecb/pub/pdf/guidance_on_npl.it.pdf) segue le fasi del ciclo di vita e della gestione degli NPL. Definisce innanzitutto le aspettative della vigilanza riguardo le strategie di gestione degli NPL (capitolo 2), cui si ricollegano direttamente la governance e l’assetto operativo della gestione degli NPL (capitolo 3). Sono successivamente illustrati gli aspetti rilevanti per le misure di concessione (capitolo 4) e per la rilevazione degli NPL (capitolo 5). Sono infine fornite indicazioni qualitative su accantonamenti e cancellazioni afferenti gli NPL (capitolo 6) e valutazione delle garanzie (capitolo 7).

Con riguardo alle strategie di gestione degli NPL, le linee guida raccomando alle banche di definire una chiara strategia, allineata al rispettivo sistema di gestione dei rischi e piano industriale, al fine di gestire efficacemente e quindi ridurre le consistenze di NPL in modo credibile, attuabile e tempestivo. La loro approvazione, unitamente al piano operativo, spetta al Consiglio di amministrazione su base annuale. In particolare, è richiesto alle banche di esaminare tutte le opzioni strategiche disponibili, anche in combinazione tra loro, tra cui: mantenimento delle posizioni in bilancio e misure di concessione (forbearance), riduzione attiva dei portafogli tramite cessioni, appropriazione delle garanzie reali e opzioni legali comprese le procedure extragiudiziali. La strategia delle banche dovrebbe contemplare anche la definizione di obiettivi quantitativi per portafoglio (vale a dire livelli di NPL sostenibili nel lungo periodo nonché obiettivi a tre anni e a un anno per la riduzione degli NPL lordi e netti e relativi flussi) e di un piano di attuazione dettagliato (comprendente investimenti, personale dedicato e strutture organizzative), di cui fornire una sintesi alla vigilanza bancaria su base annuale.

Con riguardo alla governance e all’assetto operativo, le banche dovrebbero creare unità di risoluzione degli NPL separate e specializzate così da contribuire a eliminare i potenziali conflitti di interesse con le unità preposte alla concessione dei prestiti, creare diverse unità dedicate agli NPL per le diverse fasi del ciclo di vita degli NPL stessi, nonché formulare politiche chiare connesse al recupero degli NPL. Sempre con riguardo al modello operativo, le linee guida richiedono di adottare un approccio articolato di segmentazione dei portafogli per classi di debitori con caratteristiche simili che richiedono trattamento analogo e di assicurare un assetto organizzativo e infrastrutture adeguate per le unità dedicate agli NPL. Dettagliate indicazioni sono fornite anche in merito al sistema dei controlli (formulazione delle politiche connesse al recupero degli NPL tra l’altro in materia di gestione dei ritardi di pagamento, misure di concessione, recupero crediti/liquidazione/azioni esecutive), monitoraggio degli NPL (mediante l’elaborazione di un sistema di key performance indicators, KPI, per misurare i progressi compiuti nell’attività di recupero degli NPL), nonché di predisposizione di una procedura di allerta precoce a livello di operazione/debitore mettendo in atto un flusso automatico di lavoro che assicuri procedure efficaci ed efficienti.

Infine, le linee guida presentano opzioni di breve e di lungo termine relative a misure attuabili di concessione (forbearance) finalizzate a far rientrare le esposizioni a una situazione di rimborso sostenibile. Indicano alle banche come definire le politiche di accantonamento e cancellazione degli NPL in linea con le raccomandazioni a livello internazionale. Inoltre, tracciano le politiche, le procedure e i flussi informativi che le banche dovrebbero adottare per la valutazione delle garanzie immobiliari sugli NPL.

Le linee guida fanno dunque chiarezza su due elementi importanti. In primo luogo, non esiste solo la cessione a operatori specializzati o a investitori (spesso a prezzi di liquidazione) quale strumento per ridurre i crediti deteriorati, ma anche la gestione interna intervenendo e migliorando gli attuali processi di recupero, la cartolarizzazione o un insieme delle varie opzioni. Ciò risulta particolarmente rilevante alla luce di recenti evidenze prodotte da Banca d’Italia che mostrano come i recuperi conseguiti sulle posizioni chiuse in via ordinaria interna siano significativamente superiori a quelli registrati sulle posizioni cedute (47% contro 23% nel periodo 2006-2015). In secondo luogo che la strategia, se credibile e supportata da una adeguata governance e adeguate procedure, richiede del tempo per essere attuata.

A seguito della pubblicazione delle linee guida, le previsioni in merito al loro impatto sulle banche italiane sono piuttosto articolate. L’agenzia Fitch prevede che il nuovo approccio formalizzato dalla BCE, determinando un maggiore intervento sugli NPL, aumenterà l’attenzione sulla qualità degli asset delle banche italiane rilanciando il tema nelle agende di regolatori, governi e autorità della zona euro. Di diverso avviso il Direttore Generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, che sottolinea come le linee guida contribuiscono a fare chiarezza e non aggiungono ulteriore pressione sulle banche italiane, considerata la loro piena consapevolezza in merito alla necessità di affrontare con strategie differenziate il problema NPL nella logica di recupero della redditività.

Va da sé che la riduzione dei crediti deteriorati – il cui ammontare lordo è pari a €302,6 miliardi al terzo trimestre del 2016, un valore che ancorché in calo continua a presentare un’incidenza sul totale dei crediti tra le più elevate in Europa, pari al 19,6% - è una questione che il settore bancario italiano è chiamato ad affrontare per ridurre l’attenzione della vigilanza e le pressioni sui mercati. Di primaria rilevanza è la tema dei prezzi di cessione a operatori specializzati o investitori. La cessione infatti non avrebbe effetti sulla redditività delle banche se i prezzi di vendita fossero allineati al valore di carico in bilancio. Dato che i prezzi che il mercato esprime tendono ad essere decisamente inferiori, essenzialmente per il diverso rendimento sul capitale investito richiesto dagli investitori, la cessione a tali condizioni comporterebbe potenziali perdite e pertanto fabbisogno di capitale qualora si scendesse sotto le soglie minime richieste. In tale contesto la gestione interna, intervenendo sui processi di recupero e di governance, in linea con quanto tratteggiato nelle linee guida BCE, rappresenta una rilevante alternativa strategica.