Il 2025 ha segnato il ritorno alla normalità per il credito bancario europeo. Dopo anni di oscillazioni e incertezze, i criteri di offerta si sono stabilizzati e la domanda di finanziamenti ha ripreso a crescere, seppur con prudenza. Dopo la lunga fase di instabilità dovuta prima alla pandemia, poi all’aumento dei tassi e all’inflazione, il sistema bancario europeo si è adattato a un nuovo scenario di tassi più prevedibili e regole più chiare.
Le linee revolving – strumenti di credito che consentono alle imprese di prelevare e rimborsare capitale secondo necessità entro un limite massimo – hanno ripreso centralità, tornando a essere il cuore pulsante del capitale circolante. Si tratta di strumenti agili che permettono alle imprese di muoversi con rapidità.
In questo contesto, l’inventory financing, ovvero la possibilità di ottenere finanziamenti garantiti dal valore delle scorte di magazzino, sta diventando protagonista come soluzione flessibile per sostenere il capitale circolante, conquistando un ruolo centrale nell’asset-based lending. In Italia, la svolta è stata resa possibile dal pegno mobiliare non possessorio, una garanzia rotativa che ha cambiato le regole del gioco.
A livello europeo, le indagini sul credito raccontano una storia di stabilità: criteri invariati, domanda in ripresa, mutui e credito al consumo in crescita. Secondo la Bank Lending Survey della BCE (ottobre 2025), la domanda di credito da parte delle imprese è tornata a crescere, spinta dalla necessità di finanziare circolante e investimenti, mentre i criteri di offerta si sono stabilizzati dopo gli anni turbolenti.
In Italia, la Banca d’Italia conferma che nel 2025 le condizioni di accesso al credito sono migliorate per le imprese meno rischiose, con una domanda in crescita sia tra le famiglie che tra le PMI. Parallelamente, si osserva una lenta ma progressiva diffusione di soluzioni alternative come i fondi di direct lending e le piattaforme fintech, che però rappresentano ancora una quota marginale rispetto al credito bancario tradizionale.
Le imprese hanno iniziato a tornare ai finanziamenti per circolante, spesso come alternativa all’autofinanziamento. Banca d’Italia ha registrato condizioni di prezzo più favorevoli per le posizioni meno rischiose e una domanda delle famiglie in aumento, con prospettive di crescita dei volumi di credito nel biennio 2025–2026. Il segmento consumer ha mostrato resilienza, mentre il corporate ha iniziato a ripartire. Il lending bancario diretto, insomma, è rimasto il baricentro del finanziamento dell’economia reale.
Le strutture di finanziamento si sono evolute in modo significativo. Le nuove soluzioni si basano sempre più su una borrowing base, ossia sulla valutazione periodica del valore reale delle scorte e dei crediti commerciali considerati idonei a garanzia. I covenant, cioè le condizioni finanziarie da rispettare per mantenere l’accesso al credito, sono diventati più stringenti e focalizzati sulla qualità del collateral. Grazie agli strumenti digitali e all’analisi avanzata dei dati, le banche sono oggi in grado di monitorare in tempo reale il valore del magazzino, adattando limiti e pricing in funzione della volatilità e della rischiosità delle scorte.
Ad esempio, una PMI del settore retail può ottenere una linea revolving con commissioni calcolate su base mensile in base al valore effettivo delle merci in magazzino, garantendo così maggiore flessibilità operativa. La disponibilità delle linee è legata alla valorizzazione del magazzino e ai crediti eleggibili, in un impianto contrattuale sempre più data-driven e proporzionato al rischio.
La redditività delle linee revolving dipende dalla qualità del collateral e dalla volatilità delle scorte, con pricing basato su spread variabili e commissioni di disponibilità. La volatilità delle supply chain, il reshoring e il nearshoring, insieme alla necessità di presidiare i tempi di consegna, hanno trasformato le scorte in un vero e proprio asset bancabile.
Nel 2025, la stampa economico-giuridica ha sottolineato l’uso crescente del magazzino come collateral, sia in Italia sia in Europa, anche per mitigare i rischi legati a potenziali frizioni commerciali. Gli studi di mercato prevedono che il segmento inventory loans continuerà a espandersi fino al 2031, con forte penetrazione tra PMI, retail e manufacturing.
Secondo le stime di S&P Global, il mercato europeo dell’inventory financing potrebbe crescere con un tasso annuo composto del 10% fino al 2031, con particolare penetrazione nei settori manifatturiero e retail. Tuttavia, questa tipologia di finanziamento presenta anche delle criticità: la valutazione delle scorte richiede processi accurati e trasparenti, mentre il rischio di obsolescenza può ridurre il valore del collateral e complicare le procedure di escussione in caso di default. Le banche stanno quindi investendo in sistemi di monitoraggio avanzati e in accordi che prevedano controlli periodici sul magazzino, per mitigare i rischi e garantire la sostenibilità dell’operazione.
In Italia, il pegno mobiliare non possessorio ha rappresentato una piccola rivoluzione. Introdotto dal D.L. 59/2016 e operativo dal 2023 tramite il Registro informatico, consente di costituire una garanzia su beni mobili, anche futuri e fungibili, senza che le imprese siano costrette a cedere il possesso dei beni, garantendo così continuità produttiva. A differenza del floating charge anglosassone, tuttavia, il pegno non possessorio italiano prevede limiti più stringenti in termini di ambito applicativo e di modalità di escussione, sebbene il ricorso al Registro informatico abbia velocizzato e snellito le procedure. L’enforcement risulta oggi più rapido rispetto alle garanzie reali tradizionali, grazie a procedure semplificate e opponibilità immediata verso terzi.
Il 2025 ha sancito la centralità del lending bancario e delle linee revolving come infrastruttura finanziaria del capitale circolante in Europa. L’inventory financing ha compiuto un salto di qualità grazie all’evoluzione delle garanzie mobiliari e, in Italia, alla piena operatività del pegno mobiliare non possessorio, che ha reso rotativo il collateral in un ordinamento di civil law.
Una trasformazione silenziosa, ma destinata a ridisegnare il futuro del credito: più flessibile, più data-driven, più vicino alle esigenze delle imprese. Le nuove sfide, tuttavia, non mancano: dalla volatilità dei mercati globali ai nuovi standard normativi europei, passando per i requisiti ESG e la crescente digitalizzazione dei processi di credito. L’adozione di piattaforme digitali per la valutazione automatica del rischio e la gestione in tempo reale delle garanzie rappresenta un esempio concreto di questa evoluzione. In questo scenario, banche e imprese sono chiamate a collaborare per sfruttare appieno le potenzialità degli strumenti innovativi, mantenendo alta l’attenzione sui rischi emergenti e sulle evoluzioni regolamentari.


