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Attualità

Retribuzione in stablecoin: la nuova frontiera?

12 Gennaio 2026

Luca De Menech, Partner, Dentons

Di cosa si parla in questo articolo

Il presente contributo analizza la possibilità che, nell’ambito del rapporto di lavoro, si possa procedere al pagamento della retribuzione dei lavoratori  tramite stablecoin, soffermandosi sui possibili vantaggi di una simile soluzione.


1. Un cenno su contesto di riferimento

Le stablecoin stanno diventando sempre più non solo strumenti di investimento ma una vera e propria “moneta di scambio”. Basti pensare che, secondo il report “Stablecoin 2030” di Citi, l’emissione di tale strumento digitale è aumentato del 40% nella prima metà del 2025 divenendo uno dei principali attori di riferimento della blockchain e dell’economia digitale, con una stima di 100-140 trilioni di dollari di transazioni entro il 2030. Le stablecoin, nello specifico, sono criptovalute e quindi beni digitali, meno volatili dei bitcoin, progettati con l’obiettivo di mantenere un valore stabile rispetto a una valuta “fiat”, monete emesse da Banche Centrali come il dollaro americano o l’euro, o un bene rifugio come l’oro.

Una forte spinta all’utilizzo e sviluppo di tale strumento è avvenuta con la firma il 18 luglio 2025, da parte del presidente degli Stati Uniti d’America, del “Genius Act”. Tale normativa detta la disciplina delle stablecoin disponendo che le stesse, al fine di renderle titoli “sicuri”, debbano essere agganciate 1:1 a depositi bancari o titoli del debito pubblico statunitense, colché chi possiede un dollaro di stablecoin ha il diritto di chiedere all’emittente di convertirlo in un dollaro vero e proprio nell’immediato. Inoltre, ai sensi del “Genius Act”, gli emittenti di stablecoin sono tenuti a inviare regolarmente relazioni a un ente di regolamentazione statale o federale e a predisporre controlli antiriciclaggio. L’obiettivo è chiaro: correggere il tiro rispetto ai più noti bitcoin che, da un lato, sono caratterizzati da forti oscillazioni di valore e, dall’altro, talvolta utilizzati in forma anonima con scopi non chiari o puramente speculativi.

A livello europeo le stablecoin sono disciplinate dal regolamento europeo cd. Micar (“Markets in Crypto-Assets Regulation”) ai sensi del quale, le stesse, analogamente a quanto previsto dal “Genius Act”, devono essere ancorate a una singola valuta “fiat” o a un paniere di attività con riserve 1:1, con garanzia per gli utenti del diritto al rimborso al valore nominale in qualunque momento.

Il modello di business delle stablecoin è piuttosto semplice: gli interessati scambiano dollari o euro con monete digitali che possono essere utilizzate per i pagamenti o per ottenere altre criptovalute, anche di diversa tipologia. Gli emittenti tengono una parte di questi dollari o euro in contanti o equivalenti e investono il resto in asset che producono un rendimento, come i titoli di stato (guadagnando sui relativi interessi).

Nell’ambito del rapporto di lavoro, la domanda quindi, di fronte a un fenomeno finanziario che sta rompendo ogni schema, diventa inevitabile: è possibile pagare gli stipendi in stablecoin? E ove vi sia tale possibilità, che tipo di vantaggi ciò comporterebbe e per chi?

2. Il pagamento degli stipendi in stablecoin: la nuova frontiera?

Se si passa a esaminare la questione sotto il profilo dell’ordinamento italiano, è possibile individuare una soluzione pur in assenza, allo stato attuale, di previsioni specifiche in tema di pagamenti con stablecoin.

L’art. 1277 c.c. prevede difatti che i debiti pecuniari si estinguano con moneta avente “corso legale” nello Stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale. Si tratta, tuttavia, di una previsione derogabile in presenza di un accordo tra le parti. L’art. 1278 c.c. difatti prevede, a sua volta, che, ove la somma dovuta sia determinata in una moneta “non avente corso legale” nello Stato, il debitore ha facoltà di pagare in moneta legale, al corso del cambio nel giorno della scadenza e nel luogo stabilito per il pagamento.

La citata previsione di cui all’art. 1278 c.c. sembra consentire la possibilità, in presenza di un accordo tra creditore e debitore, dell’utilizzo anche di moneta non avente corso legale, quali sono appunto le stablecoin. Secondo altro orientamento, il pagamento in stablecoin sarebbe consentito, sempre in presenza di accordo tra le parti, configurandosi ex art. 1197 c.c. come una prestazione in luogo dell’adempimento.

Alla luce di quanto sopra, si ritiene che vi possano presupposti tecnici per l’utilizzo di tale moneta “alternativa” nello scambio delle prestazioni e, quindi, anche in relazione alla remunerazione del rapporto di lavoro dei dipendenti.

Chiarito questo passaggio, viene ragionevolmente da chiedersi che vantaggi possa comportare l’utilizzo della stessa nell’ambito dei rapporti di lavoro. Vediamoli nello specifico.

3. I principali vantaggi nell’utilizzo delle stablecoin

I vantaggi nell’utilizzo di stablecoin per remunerare i dipendenti potrebbero essere notevoli, sia per il datore di lavoro che per i lavoratori.

Quanto ai datori di lavoro, le transazioni con stablecoin sarebbero generalmente più economiche, posto che le commissioni per i pagamenti con tale strumento sono di costo inferiore rispetto a quelle previste per strumenti di pagamento usuali. La tecnologia blockchain, difatti, elimina la necessità di intermediari, riducendo i costi sia per gli emittenti che per gli utilizzatori. Ciò sarebbe particolarmente vantaggioso per i pagamenti transfrontalieri, dove le commissioni tradizionali possono essere molto elevate.

Inoltre, l’utilizzo di stablecoin consentirebbe altresì ai datori di lavoro di semplificare i processi gestionali. Le stablecoin possono essere, difatti, integrate con gli smart contract per automatizzare vari processi finanziari, eliminando la necessità di interventi manuali e riducendo di conseguenza il rischio di errori e controversie. Ciò garantirebbe quindi pagamenti sicuri, accurati e puntuali con la possibilità altresì di disporli in automatico, ad esempio impostando scadenze o al verificarsi di presupposti per il relativo pagamento (come per i pagamenti annuali degli MBO legata al raggiungimento di obiettivi).

Non è escluso infine che i datori di lavoro possano istituire delle società di nuova costituzione all’interno del proprio gruppo societario (cd. newco) adibite all’emissione di stablecoin da cui le società operative possano acquistare le stablecoin per retribuire i propri dipendenti. Fenomeno questo che comporterebbe un duplice vantaggio: da un lato, verrebbe mantenuta la ricchezza all’interno del medesimo gruppo societario, bypassando sostanzialmente il sistema bancario; dall’altro, si potrebbero altresì offrire ai dipendenti pagati in stablecoin (o per i possessori a cui tali stablecoin venissero cedute) benefici in termini ad esempio di sconti nell’ acquisto di prodotti del gruppo stesso, facilitando ulteriormente la vendita di tali prodotti e il business stesso per le società di riferimento.

Quanto invece ai lavoratori, essi godrebbero, grazie alla tecnologia blockchain, di transazioni sicure e rapide dato che le stesse sono protette da tale tecnologia e vengono elaborate quasi istantaneamente rispetto ai tradizionali sistemi bancari, come i bonifici, che possono necessitare, come noto, anche di diversi giorni per il relativo accredito.

Un ulteriore ma altrettanto importante vantaggio per i medesimi risiederebbe nella copertura rispetto al fenomeno inflattivo. Innanzitutto, le stablecoin consentono una maggior stabilità di prezzo rispetto alle cryptovalute, in quanto ancorate a un asset stabile (dollaro, moneta “fiat” o oro) che offre un valore più prevedibile. Inoltre, ricevere un pagamento in stablecoin può consentire una alta protezione rispetto a fenomeni di svalutazione delle valute legali locali, garantendo il mantenimento del potere d’acquisto nel tempo e offrendo dunque sicurezza finanziaria anche e soprattutto in contesti economici instabili.

Da ultimo, ricevere pagamenti in stablecoin consentirebbe altresì di godere di una maggiore flessibilità nella pianificazione finanziaria potendo tali strumenti essere facilmente convertiti in altre criptovalute o valute legali, a seconda delle necessità ed offrendo dunque diverse e dinamiche opportunità di investimento.

4. Prime valutazioni conclusive

Il quadro giuridico offre quindi possibilità tecniche per aprire la strada all’utilizzo di questa tipologia di “moneta” anche nell’ambito dei rapporti di lavoro, visti altresì i vantaggi (non pochi e non trascurabili) sia per datori di lavoro che lavoratori nell’utilizzo di tale strumento.

E se magari sarà difficile, quantomeno nel breve periodo, ipotizzare pagamenti in stablecoin della retribuzione fissa, le stablecoin potranno essere utilizzare probabilmente in maniera più agevole, al pari di ciò che già avviene oggi con gli altri strumenti finanziari (ad esempio le azioni), in relazione alla remunerazione variabile, con l’ulteriore vantaggio in questo caso di non comportare alcun effetto diluitivo del capitale azionario né tantomeno, ove la società non sia quotata, alcun costo ulteriore di perizia per la stima del valore dello strumento finanziario.

Non è un caso, del resto, che diversi stati e autorità estere si stanno muovendo in tale direzione. Ad esempio, il 15 agosto 2025 il Tribunale di Dubai ha riconosciuto la validità delle criptovalute nel pagamento di una controversia salariale tra un dipendente e un datore di lavoro, creando così un precedente che potrebbe favorire una più ampia diffusione di questa pratica nel Paese. Non solo. Anche altri Paesi come Stati Uniti, Giappone e Australia stanno implementando framework legali per facilitare i pagamenti in valute digitali.

Resta da capire se l’Italia si adopererà analogamente, cercando di rimanere al passo con l’evoluzione, sempre più veloce e dirompente, del mondo finanziario.

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