Trust
Maggio 2013

Il Trust come strumento di garanzia a favore delle banche

Il trust è un negozio unilaterale non recettizio in cui un soggetto dispone di un patrimonio, che diviene “proprietà” del cd trustee. Questi ha il compito di gestire, in qualità di proprietario, il patrimonio per realizzare l’obiettivo per cui il negozio è stato perfezionato. Il trust ha due effetti principali sui beni conferiti: la segregazione e il vincolo.

Questo negozio, nato nel sistema di equity inglese di epoca tardo medievale, trova cittadinanza in Italia solo negli anni ’80 dello scorso secolo, con la sottoscrizione della Convenzione dell’Aja del 1985.

Nell’Italia degli anni ’90 il trust ha avuto un percorso fortunoso, facendosi strada tra opinioni discordanti in dottrina e giurisprudenza, e pregiudizi dei pratici e del pubblico. Alla giurisprudenza è data buona parte del merito della cd metabolizzazione dei trust. Non si è invece distinto per chiarezza il legislatore. Non è infatti stata né redatta né progettata una legge regolativa o di inserimento per il trust. La Pubblica Amministrazione (rectius: l’Agenzia dell’Entrate) si è invece distinta per aver riconosciuto il trust in sede tributaria, sebbene con esiti non incoraggianti.

La ricerca s’incentra principalmente sull’analisi ed il confronto con le garanzie utilizzate nel settore bancario in Italia e all’estero. In particolar modo con le garanzie reali, che per motivi ontologici soffrono maggiormente dello svantaggio nei confronti del trust, rispetto alle garanzie personali.

Nel nostro sistema, le garanzie reali sono costrette da formalismi, talvolta da ingenti costi e dalla difficoltà di soddisfare le legittime aspettative del creditore garantito, a causa dell’inadeguatezza dei procedimenti esecutivi. Nel pegno in primo luogo, ma anche in caso di ipoteca immobiliare. Di particolare importanza appare per gli strumenti non tipici del nostro ordinamento: escrow account, project financing e sale and lease back.

In questa prospettiva si nota come il sistema di garanzie reali, rigido e costoso in termini di formalità e tempistiche, possa tramutarsi, grazie all’applicazione strategica del negozio in questione, in un variegato ventaglio di opzioni flessibili e competitive sul mercato delle garanzie.

Si affronta il difficile tema della compatibilità del trust con gli istituti di diritto fallimentare. Si riscontrano qui gli esiti meno felici. Si ammette infatti la configurabilità di un trust in caso di concordato preventivo. Non altrettanto del trust in sostituzione ad altre procedure previste dalla normativa fallimentare, con conseguente arrestarsi dell’analisi ulteriore.