Risk management
05/10/2015

Una breve lettura del nuovo report del Comitato di Basilea in materia di RWA per il rischio di credito di controparte

di Luca Amorello

Con il “Report on risk-weighted assets for counterparty credit risk (CCR)” (RCAP), divulgato in data 1 Ottobre 2015 (cfr. contenuti correlati), il Comitato di Basilea ha presentato i primi risultati della propria indagine sulla coerenza normativa del quadro prudenziale per il calcolo delle attività ponderate per il rischio da parte delle banche disciplinato da Basilea III (i.e. Regulatory Consistency Assessment Programme).

Con tale indagine conoscitiva - la prima ad avere ad oggetto le variazioni quantitative sul calcolo delle RWA per il rischio di credito di controparte - il Comitato di Basilea ha voluto condurre una analisi teorica sul portafoglio degli istituti di credito al fine di esaminare la diversità dei modelli impiegati per il calcolo degli RWA sui derivati, con particolare riguardo alla modellizzazione delle esposizioni. In ragione di ciò l’analisi si è concentrata in particolare sull’adozione dei Modelli Interni (ie. Internal Models Method (IMM)) e sul calcolo dei coefficienti patrimoniali per il rischio di credito di controparte nell’ambito degli aggiustamenti avanzati di valutazione del credito (CVA).

Tale indagine si è resa necessaria a motivo delle forti fluttuazioni di valore che i derivati OTC possono avere nel corso del loro ciclo economico e delle ripercussioni che tali fluttuazioni possono avere sulle esposizioni di controparte che gli istituti di credito possono assumere.

A tale riguardo è utile ricordare che la normativa di Basilea richiede alle banche di calcolare il valore dell’esposizione attesa a diversi intervalli temporali per tutta la durata del contratto derivato.Le disposizioni prudenziali offrono diverse metodologie per il calcolo delle esposizioni attese per derivati OTC. Tra queste tipologie metodologiche si trova, per l’appunto, il Metodo dei Modelli Interni(IMM) oggetto del report in esame, il quale è principalmente utilizzato dagli istituti finanziari di maggiore dimensione e con considerevole attività di trading.

In aggiunta, come anticipato sopra, il report prende in esame i coefficienti patrimoniali per il rischio di credito di controparte nell’ambito degli aggiustamenti di valutazione del credito (CVA). Tali coefficienti sono stati introdotti dal Comitato a seguito della crisi finanziaria del 2008-9 nell’ambito di una più generale riformulazione della disciplina del rischio di credito di controparte. Agli istituti di credito, dunque, è ora richiesto di calcolare separatamente i seguenti coefficienti:

1) un coefficiente patrimoniale per il rischio di insolvenza di controparte, dove per le esposizioni in derivati è possibile calcolare l’Exposure at Default (EaD) attraverso il IMM in oggetto;  

2) un coefficiente patrimoniale per il rischio di perdite attese connesse a cambiamenti della qualità creditizia di controparte.

Proprio alla luce di tali interventi regolamentari, l’analisi comprensiva disposta dal Comitato di Basilea sulle variazioni delle RWA per il rischio di credito di controparte ha richiesto una valutazione specifica sia sui modelli interni sia sui nuovi coefficienti patrimoniali.

Per tale indagine, a cui sono state sottoposte diciannove banche internazionalmente attive, sono state simulate alcune transazioni in derivati OTC “plain vanilla”, il cui utilizzo teorico ha permesso di testare in via quantitativa l’impatto delle differenze di variazione nei risultati ottenuti dai diversi modelli tramite il controllo sulla composizione dei portfolio. Tuttavia va altresì ricordato come l’indagine non abbia espresso alcun giudizio sull’appropriatezza e/o accettabilità di tali differenze quantitative, né alcuna valutazione è stata espressa circa le scelte degli istituti di credito nella costruzione dei propri modelli interni o riguardo all’osservanza delle disposizioni prudenziali previste dalle disposizioni di Basilea.  

Per quanto i riguarda i risultati ottenuti, l’analisi condotta dal Comitato ha innanzitutto riscontrato notevoli variazioni nella misurazione del rischio di credito di controparte per mezzo del IMM. Le cause di tali variazioni nei risultati sono essenzialmente da ricercarsi:

(i) nella scelta da parte degli istituti di credito dei fattori di rischio che influiscono sul valore dei derivati, nonché nella loro distribuzione probabilistica;

(ii) nella calibrazione dei fattori di rischio (in particolare, se fondata su dati storici di mercato o sulla volatilità implicita nei prezzi correnti);

(iii) nella frequenza di tale calibrazione;

(iv) nel numero di scenari utilizzati;

(v) nella granularità del numero di intervalli temporali entro cui effettuare i calcoli;

(vi) nell’elaborazione dell’attività di marginazione (margining) nei modelli; e

(vii) nella diversità delle funzioni di calcolo del prezzo.  

Allo stesso modo il Comitato di Basilea ha rinvenuto sostanziali differenze anche in riferimento al calcolo degli aggiustamenti avanzati di valutazione del credito (CVA) da parte delle banche. In tal caso le ragioni di tali divergenze quantitative sono da attribuirsi principalmente:

(i) alle scelta del periodo di stress utilizzato per il calcolo di tali aggiustamenti;

(ii) alle diverse metodologie utilizzate per mettere a modello gli spread dei derivati; nonché

(iii) ai diversi modelli utilizzati per il calcolo del Value-at-Risk (VaR).

Alla luce di tali risultati, il report dispone una breve raccolta di “good practices” elaborate dal Comitato, le quali vogliono fungere da guida per le banche e le autorità di supervisione nell’applicazione e nella vigilanza dei modelli interni e dei CVA. Tali raccomandazioni di policy hanno lo scopo di introdurre nel dibattito regolamentare e di risk management alcuni principi che possono essere utilizzati per mitigare le divergenze quantitative oggi esistenti nel calcolo dei requisiti di capitale previsti dalla normativa di Basilea. A tal fine, in particolare, viene raccomandato agli istituti di credito:

a) di assicurare coerenza tra le metodologie di calcolo dei sistemi di front office e quelle dei modelli interni;

b) di migliorare il processo di selezione degli intervalli di tempo entro cui effettuare i calcoli;

c) di determinare in maniera adeguata i periodi di stress; e

d) di disporre di modelli appropriati per il calcolo degli spread.

Al di là di tali raccomandazioni, è importante infine sottolineare come il Comitato di Basilea si riservi di predisporre in futuro ulteriori good practices in materia che permettano non solo una maggiore armonizzazione delle metodologie utilizzate delle banche per la costruzione dei modelli e per il calcolo delle esposizioni, ma anche una più coerente valutazione dello stato di resilienza degli istituti di credito da parte delle autorità di vigilanza.

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