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Contratti e garanzie - Pegno
22/09/2016

Valutazione della natura irregolare di un pegno e conseguente illegittimità del sequestro

Cassazione Penale, Sez. III, 11 maggio 2016 (udienza 16 settembre 2015), n. 19500

Con la pronuncia in esame, la Suprema Corte si è concentrata sull’analisi delle divergenze tra pegno regolare ed irregolare e, in presenza di quest’ultima tipologia, ha evidenziato l’illegittimità di un provvedimento di sequestro preventivo. In particolare, al fine di addivenire alla qualificazione giuridica del rapporto in esame quale pegno irregolare, la Cassazione si è focalizzata sulla ricerca del “dato connotativo” di tale istituto, ossia “la facoltà del creditore di soddisfarsi immediatamente sul bene conferito in pegno, senza dovere passare per alcuna ulteriore fase intermedia”.

A seguito del ricorso portato innanzi da un istituto di credito avverso l’ordinanza del Tribunale di Salerno, con cui era stato disposto il sequestro in previsione della confisca per equivalente sulle somme depositate su un conto correte previamente costituite in pegno dal correntista a garanzia di un credito vantato dall’istituto medesimo nei confronti di un soggetto terzo, il giudice di legittimità ha evidenziato i parametri da considerare per la qualificazione di un rapporto di pegno. Nel dettaglio, dopo aver negato la rilevanza del nomen contrattualmente stabilito, la Cassazione ha posto in evidenza come la natura del rapporto dipenda dal “concreto modo di atteggiarsi” della volontà delle parti, rilevando altresì come la conseguenza giuridica della qualifica del pegno come regolare ovvero irregolare derivi “dalle norme del codice civile in tema di diritti reali di garanzia opponibili a terzi, che hanno carattere indisponibile” (cfr. Cass. 2120/2014). Dato che, in un pegno irregolare disciplinato dall’art. 1851 c.c., l’istituto di credito ottiene, nella sua qualità di creditore pignoratizio, non il mero possesso della res ma la piena titolarità dominicale della medesima, è necessario verificare che venga “conferita espressamente alla banca la facoltà di disporre direttamente del bene”. Nel caso in analisi, data la presenza nella convenzione tra correntista ed istituto di una previsione in cui si segnalava il diritto di quest’ultimo di “utilizzare il saldo, per capitale ed interessi del rapporto di conto corrente e/o deposito bancario costituito in pegno, ponendo in essere ogni relativa attività ad estinzione o decurtazione delle obbligazioni garantite”, con chiara autorizzazione a “soddisfarsi del suo credito addebitando il relativo importo al conto vincolato”, la natura irregolare del rapporto è apparsa pacifica alla Cassazione. Né tale qualifica, a parere della Suprema Corte, viene meno in presenza di maturazione degli interessi sulle somme soggette a pegno ovvero deposito degli interessi medesimi in altro conto corrente intestato al medesimo soggetto (cfr. Cass. 3794/2008) nonché in presenza di un mero preavviso prima della realizzazione del pegno, in ossequio al principio di buona fede contrattuale ex art. 1375 c.c..

Di conseguenza, ricollegandosi ad una previa giurisprudenza opposta alla legittimità del sequestro sia conservativo (cfr. Cass. 507/1995) sia preventivo (cfr. Cass. 23659/2010; Cass. 49719/2013) in caso di pegno irregolare, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell’istituto di credito, annullando l’ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di Salerno.

Comments

giurisprudenza/contratti-e-garanzie/pegno/valutazione-della-natura-irregolare-di-un-pegno-e-conseguente-illegittimita

Interessante possibilità di cautelarsi, se ho capito bene

Quindi, un soggetto che abbia timore di sequestro da parte dello Stato della proprio liquidità sul conto basta che la metta a pegno a favore della banca per far elargire una linea di credito ad un complice, diciamo, ed il danaro diventa insequestrabile, ho capito bene ?

giurisprudenza/contratti-e-garanzie/pegno/valutazione-della-natura-irregolare-di-un-pegno-e-conseguente-illegittimita

Significativo arresto, di rilievo per il settore creditizio.

Come ho evidenziato il 12 maggio c.a. su altra rivista, la Cassazione ha richiamato i suoi precedenti in subjecta materia, secondo i quali è invalido il sequestro – così come ogni misura cautelare reale il cui scopo sia la successiva definitiva privazione del bene in danno dell’avente diritto – che sia stato disposto su titoli ed obbligazioni non più dell’imputato, ma in precedenza vincolati da lui a favore della banca, a garanzia dei crediti dalla stessa vantati nei confronti del predetto, a titolo di pegno irregolare, ex art. 1851 c.c. Parimenti non può essere disposta la confisca per equivalente , cui il sequestro preventivo è prodromico, di beni costituiti in pegno irregolare a garanzia di un’obbligazione dell’imputato, attesa la immediata acquisizione della proprietà da parte del creditore. Corollario di detti principi è la legittimazione della banca, quale persona giuridica titolare di un diritto di proprietà sulle cose sequestrate, all’impugnazione del provvedimento di sequestro. Va infatti distinta da quella del portatore del pegno irregolare – che consegue al momento della conclusione del contratto la titolarità della cosa data in pegno – la posizione del titolare di un diritto reale di garanzia (pegno e ipoteca) il quale, sebbene sia assistito dal cd. diritto di sequela, non è però legittimato a chiedere la revoca della misura cautelare, non essendo la sua posizione giuridica assimilabile a quella del titolare del diritto di proprietà, la cui sussistenza – essendo giuridicamente incompatibile con la pretesa ablatoria dello Stato – comporta l’immediata restituzione del bene, ex art. 321, secondo comma, c.p.p. Per il che verificato che si è in presenza di tutte le caratteristiche tipiche del pegno irregolare, i.e. la facoltà del creditore di soddisfarsi immediatamente sul bene conferito in pegno, senza dover passare per alcuna fase intermedia - a nulla rilevando l’intestazione al contribuente indagato del conto, trattandosi di una mera circostanza contabile -, sulla scorta di detta “individuazione” della natura di pegno irregolare, atteso che le somme depositate sul conto ma poste a garanzia del credito vantato dalla banca stessa a seguito di un’apertura di credito effettuata in favore di una società facente capo all’indagato non erano più formalmente nella disponibilità dell’indagato ma della banca, non può non conseguirne che le stesse non potevano essere sequestrate. Donato Giovenzana – Legale d’impresa

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