Equilibri di gestione dei confidi: casi studio
Aprile 2016

Lo stato di salute dei Confidi vigilati: alcune evidenze dalle valutazioni Cerved

Letizia Sampoli, Responsabile Analisi Qualitative e Rischi Settoriali, Vincenzo Favale, Responsabile Banche Dati Bilanci e Analisi Economico Finanziarie, Area Centrale dei Bilanci Cerved

Sommario: 1. Premessa; 2. I numeri di riferimento; 3. Il contesto generale; 4. Le sofferenze bancarie; 5. La valutazione dei Confidi; 6. Le macrodeterminanti della valutazione; 7. Le microderminanti della valutazione della qualità del portafoglio e della copertura patrimoniale; 8. Alcune considerazioni aggiuntive; 9. Conclusioni.

 

1. Premessa

Cerved[1] ha sviluppato, nell’ambito del progetto SIRC[2], uno specifico modello per la valutazione del merito di credito dei Confidi vigilati (iscritti nell’elenco speciale ex. art. 107 TUB ante-riforma[3]). Le valutazioni, e le determinanti delle valutazioni, forniscono una fotografia dello stato di salute dei Confidi e delle principali tendenze in atto, in un momento in cui la normativa e il contesto generale stanno ridisegnando il mondo dei Confidi.

Nella prima parte del presente lavoro si analizza il contesto generale di riferimento, con particolare enfasi sulle tendenze del mercato del credito e sulle previsioni sui tassi di ingresso a sofferenza delle imprese.

Nella seconda parte sono presentate le valutazioni del merito di credito dei Confidi vigilati: la distribuzione per classe e area di rischio, le determinanti della valutazione e le tendenze evolutive, con alcune considerazioni aggiuntive sulla struttura economica.

2. I numeri di riferimento

Le valutazioni sono riferite ai Confidi vigilati di primo e secondo livello (sono comprese due società finanziarie che svolgono anche attività di garanzia). Complessivamente, i Confidi analizzati prestano garanzie per oltre 16,5 miliardi di euro e al 31/12/2014, data di chiusura dell’ultimo bilancio disponibile, dichiaravano sofferenze per 3,7 miliardi di euro. Le garanzie complessivamente prestate rappresentano poco più del 2% del totale degli impieghi del sistema bancario italiano verso le imprese.

3. Il contesto generale

Il contesto di riferimento in cui operano i Confidi presenta in questo momento alcuni segnali moderatamente incoraggianti, accompagnati da rilevanti motivi di incertezza:

  1. la situazione economica generale presentava, a fine 2015, chiari segnali di miglioramento, tali da indurre ad un cauto ottimismo. Nei primi mesi dell’anno, le incertezze, soprattutto sui mercati internazionali, portano a valutare le prospettive con maggior cautela;
  2. negli anni più recenti i Confidi hanno molto sofferto per la disintermediazione del sistema bancario verso il Fondo Centrale di Garanzia. Molti istituti bancari, infatti, hanno avuto accesso alla garanzia diretta del Fondo, molto positiva per la riduzione degli assorbimenti patrimoniali, di fatto bypassando i Confidi;
  3. la normativa sta cambiando. La vigilanza della Banca d’Italia sui Confidi maggiori ha portato, da un lato, una maggiore trasparenza e una gestione più rigorosa, ma è stata accompagnata da costi e livelli di complessità che non tutti i Confidi, soprattutto in una fase critica, erano in grado di sostenere senza sforzo;
  4. si è ridotto, o comunque ridimensionato, in molti casi, il supporto pubblico, elemento fondamentale e imprescindibile per la sopravvivenza nonchè la stessa ragion d’essere di molti Confidi.

4. Le sofferenze bancarie

Ma l’elemento più critico è rappresentato dalle difficoltà delle aziende, soprattutto nella seconda fase della crisi economica, a ripagare i debiti contratti. I dati della Banca d’Italia sui tassi di ingresso a sofferenza[4] mostrano una crescita drammatica: nel 2005 ogni anno entravano in sofferenza l’1,7% delle imprese, i cui debiti verso le banche rappresentavano l’1,2% delle esposizioni totali. Nel 2009, nella prima fase della crisi, questi valori hanno raggiunto rispettivamente il 3,1% e il 2,5%, per poi tornare a crescere ancora (fino al 3,8% e al 4,6%) nella seconda fase della crisi.

Esistono poi altri elementi di attenzione. Segmentando i dati per settore, dimensione di impresa[5] e area geografica emerge chiaramente che la crisi ha aumentato in maniera sensibile il tasso di ingresso a sofferenza, ma, soprattutto, ha amplificato i differenziali di rischiosità.

Le costruzioni sono state il settore più colpito: sulla fisiologica fragilità delle imprese si è innestata la crisi violenta e improvvisa del mercato immobiliare, e solo oggi, ad anni di distanza, si cominciano a vedere i primi segnali di modesta ripresa. I tassi di ingresso a sofferenza in volumi previsti per il 2017 sono pari all’8,6%, valore più che doppio rispetto al totale nazionale.

In termini dimensionali, il tasso di ingresso a sofferenza delle imprese più piccole è triplicato, passando da valori intorno al 2% del periodo ante crisi a oltre il 6% stimato per il 2017, dopo aver raggiunto un picco dell’8% nel 2013. Negli stessi anni, è triplicato anche il differenziale rispetto alle grandi imprese, passato da 1,3 a 3,6 punti percentuali.

In altri termini, dal momento che i Confidi si rivolgono prevalentemente alle imprese di minori dimensioni, è evidente che l’impatto della crisi sulle aziende garantite è stato devastante, e complessivamente molto più negativo per i Confidi che per il sistema bancario nel suo complesso.

Esiste infine un terzo e rilevante aspetto. I Confidi sono tipicamente caratterizzati da una forte specializzazione per settore di attività e area geografica delle imprese garantite. L’aumento dei differenziali di rischiosità per dimensione, area geografica e settore fa sì che i singoli Confidi si trovino a operare in contesti caratterizzati da livelli di rischiosità molto diversi. I grafici riportati nella Figura 4e nella Figura 5 vogliono fornire solo un esempio e uno spunto di riflessione: nella prima sono stati messi a confronto i dati relativi a due settori nella stessa area geografica; nella seconda i dati relativi allo stesso settore ma in due aree geografiche diverse. In questo caso, vediamo che i tassi di ingresso a sofferenza nel Nord Est variano tra l’1,33% delle aziende operanti nel settore dei servizi di informazione e comunicazione e il 5,19% delle imprese della metallurgia; per le imprese del settore Servizi di alloggio e ristorazione, invece, i tassi di ingresso a sofferenza passano dal 2,56% del Nord Est al 6,05% delle Isole.

In altri termini, un ipotetico Confidi del Nord Est che si rivolge prevalentemente alle aziende operanti nei servizi di informazione e comunicazione e un ipotetico Confidi delle Isole che si rivolge prevalentemente alle aziende della ristorazione si trovano a operare in contesti caratterizzati da livelli medi di rischiosità delle imprese molto diversi, con tassi di ingresso a sofferenza pari rispettivamente a 1,33% e a 6,05%.

In sintesi, quindi:

  1. la crisi ha aumentato sensibilmente i tassi di ingresso a sofferenza delle imprese e i differenziali di rischiosità per settore, dimensione e area geografica
  2. dal 2009 in avanti, le sofferenze si sono progressivamente cumulate, con impatti spesso devastanti sui conti economici
  3. le più colpite sono state le imprese di minori dimensioni, fisiologico bacino di utenza dei Confidi, che si sono trovate a operare in un contesto addirittura più difficile rispetto al mondo bancario nel suo complesso
  4. i tassi di ingresso a sofferenza sono previsti in rallentamento, ma, soprattutto per le piccole imprese, rimangono su valori ben più elevati rispetto al periodo pre-crisi
  5. le forti differenze nei livelli di rischiosità per settore e area geografica fanno sì che i singoli Confidi, data la tradizionale specializzazione geosettoriale, si trovino a operare in contesti molto differenti tra loro.

5. La valutazione dei Confidi

Cerved ha sviluppato, nell’ambito del progetto SIRC, un modello specifico per la valutazione del merito creditizio dei Confidi. La valutazione prende in esame aspetti diversi: il contesto generale di riferimento; il contesto specifico di riferimento (inteso come tendenza del tasso di ingresso a sofferenza del segmento di imprese a cui il Confidi si rivolge); le caratteristiche del Confidi (dimensione, anni di attività, struttura organizzativa etc.); lo score statistico calcolato sui bilanci; la valutazione della rischiosità del portafoglio e della solidità patrimoniale ed, infine, l’esistenza di elementi specifici di rischio (es. provvedimenti/sanzioni della Banca d’Italia, procedimenti penali a carico degli amministratori etc.).

Le valutazioni sono espresse su una scala a 9 classi a rischiosità crescente (dalla classe 1, che segnala un rischio di credito minimo fino alla classe 9, che corrisponde al rischio di credito massimo), raggruppate poi in tre aree di rischio: solvibilità, vulnerabilità e rischio[6].

Le valutazioni di SIRC - Cerved sul merito creditizio dei Confidi evidenziano nel complesso una situazione non del tutto positiva: circa un terzo dei Confidi si collocano infatti nell’area di rischio, a fronte dell’11,1% nell’area di solvibilità e del 61,9% nell’area di vulnerabilità. E’ evidente che questo giudizio riflette le difficoltà delle imprese a ripagare i debiti contratti.

Rispetto all’anno precedente non si notano segnali di miglioramento: a fronte della stabilità dell’area di solvibilità, si riduce l’area di vulnerabilità ed aumenta l’area di rischio, che passa dal 25 al 27%.

6. Le macrodeterminanti della valutazione

  1. La distribuzione della macrodeterminanti della valutazione[7] per area di rischio consente di analizzare i razionali delle valutazioni:
  2. La valutazione del contesto di riferimento colloca poco più della metà dei Confidi nell’area di solvibilità, ma oltre un terzo nell’area di rischio, evidenziando i differenti livelli di rischiosità del bacino di utenza dei Confidi
  3. Le caratteristiche dei Confidi, in termini di dimensione, anni di operatività, esistenza di procedure interne per la valutazione delle aziende in fase di rilascio delle garanzie, sono complessivamente buone: i Confidi analizzati sono infatti considerati positivamente sia sotto il profilo dimensionale che organizzativo
  4. La valutazione degli indicatori di bilancio non è, nel complesso, del tutto negativa: oltre un terzo dei Confidi presenta bilanci nell’area della solvibilità e solo il 3% nell’area di rischio
  5. Complessivamente negativo il giudizio sulla qualità del portafoglio e sulla copertura patrimoniale, che vede oltre il 36% dei Confidi nell’area di rischio e solo l’11,1% nell’area di solvibilità.
  6. In sintesi, a pesare negativamente sulla valutazione sono essenzialmente due elementi: la rischiosità del contesto di riferimento, misurata dai tassi di ingresso a sofferenza delle imprese dei settori / aree geografiche in cui il Confidi opera, ma soprattutto la qualità del portafoglio, considerata negativamente per oltre il 36% dei Confidi.

Il confronto con l’anno precedente non mostra cambiamenti rilevanti: si registra un leggerissimo miglioramento della rischiosità del contesto di riferimento, legata al previsto allentamento delle tensioni sul mercato creditizio, e delle caratteristiche del Confidi, peraltro già molto buone. Gli indicatori di bilancio presentano invece una tendenza alla polarizzazione, con il contemporaneo aumento dell’area di rischio e dell’area di solvibilità. Sostanzialmente stabile il giudizio sulla qualità del portafoglio e della copertura patrimoniale, con una leggera ulteriore riduzione dei Confidi nell’area della solvibilità.

7. Le microdeterminanti della valutazione della qualità del portafoglio e della copertura patrimoniale

La valutazione della qualità del portafoglio e della copertura patrimoniale prende in esame tre elementi:

  1. il grado di patrimonializzazione dei Confidi, espresso dal valore del TCR (Total Capital Ratio [8]) rispetto alla soglia minima richiesta dalla Banca d’Italia
  2. il rapporto tra le sofferenze e il totale delle garanzie
  3. il rapporto tra l’incidenza degli incagli e delle partite deteriorate rispetto al totale garanzie, messo a confronto con gli accantonamenti prudenziali

In primo luogo, risulta evidente la buona patrimonializzazione dei Confidi: oltre l’80% presenta infatti valori del TCR che li collocano nell’area della solvibilità. Il valore mediano del TCR per i Confidi analizzati è infatti pari al 15,2%, sensibilmente maggiore del 6% minimo richiesto dalla normativa di vigilanza. Dal grafico in Figura 11, vediamo che solo 2 dei Confidi analizzati hanno valori inferiori alla soglia minima dei Confidi, e solo 3 inferiori alla soglia minima dell’8% stabilita per le banche. Tutti gli altri presentano valori ben superiori, e ben 23 Confidi analizzati il TCR è pari a oltre tre volte la soglia minima.

Considerazioni più negative valgono invece analizzando la percentuale delle sofferenze su garanzie: a fronte di una mediana del 15,8%, ben 24 Confidi presentano valori superiori al 20% e solo 13 Confidi valori contenuti, inferiori al 10%.

Non positiva la valutazione sull’incidenza degli incagli e delle partite deteriorate sulle garanzie, che presenta un valore mediano del 7,1%. Solo 16 Confidi hanno valori contenuti, inferiori al 5%, mentre ben 18 Confidi presentano valori superiori al 10%, che potrebbero tradursi, in prospettiva, in un rilevante flusso aggiuntivo di sofferenze.

Infine, dal confronto con l’anno precedente emerge un ulteriore peggioramento. A fronte della sostanziale stabilità delle valutazioni sul coefficiente patrimoniale, risultano in peggioramento le valutazioni sia sull’entità delle sofferenze sia sull’entità degli incagli e delle partite deteriorate.

Il fenomeno è sicuramente legato all’onda lunga della crisi, ma potrebbe essere stato in parte amplificato da una maggiore prudenzialità nella redazione dei bilanci, che ha spinto negli ultimi anni i Confidi, anche a fronte di interventi diretti da parte di Banca d’Italia, a una maggiore attenzione all’emersione delle sofferenze.

8. Alcune considerazioni aggiuntive

Sono stati infine analizzati alcuni indicatori economici, con l’obiettivo di integrare le valutazioni sul merito di credito con alcune considerazioni sull’operatività.

I dati che emergono non sono confortanti: per 40 Confidi i costi operativi sono superiori ai margini da commissione. In altri termini, i margini da commissione, che rappresentano i ricavi caratteristici dei Confidi, non sono sufficienti a coprire la normale operatività.

Su questo risultato pesano due fattori. Da un lato, negli ultimi anni, a fronte del deterioramento del mercato del credito, molti Confidi hanno ridotto il volume di garanzie prestate, con la conseguente contrazione dei ricavi da commissioni. Dall’altra parte le attività legate agli adempimenti degli obblighi di vigilanza hanno pesato negativamente sui costi, soprattutto per i Confidi di minori dimensioni.

Considerando i margini di intermediazione, la situazione, ovviamente, migliora, grazie al contributo della gestione finanziaria. Il valore mediano del rapporto tra costi operativi e margini da intermediazione è pari a 0,79. Solo per 14 Confidi i costi operativi non sono totalmente coperti dai margini di intermediazione, mentre per oltre la metà dei Confidi analizzati i costi operativi rappresentano meno del 90% dei margini di intermediazione.

Di nuovo, la particolare situazione che si è venuta a creare negli ultimi anni e la necessità di apportare pesanti rettifiche di valore a fronte del deterioramento del portafoglio delle garanzie, anche a seguito degli accertamenti ispettivi da parte della Banca d’Italia, continua a incidere pesantemente sui bilanci. Il rapporto tra costi operativi e rettifiche di valore rispetto ai margini di intermediazione ha un valore mediano di poco superiore a 1. Per 32 Confidi, i margini di intermediazione non sono sufficienti a coprire i costi operativi e le rettifiche di valore, che possono essere considerati una proxy del costo del rischio tipico delle garanzie. Per 18 di essi, addirittura, i costi operativi e le rettifiche di valore superano di oltre il 25% i margini da intermediazione. Specularmente, per 31 Confidi i margini da intermediazione sono sufficienti a coprire i costi operativi e le rettifiche di valore. Per 23 di essi, costi operativi e rettifiche rappresentano meno del 90% dei margini.

9. Conclusioni

Dalle valutazioni SIRC - Cerved dei Confidi emerge che:

  1. la valutazione dei Confidi si presenta, nel complesso, non positiva: oltre un quarto dei soggetti analizzati si colloca infatti nell’area di rischio, in ulteriore peggioramento rispetto allo scorso anno
  2. i Confidi risultano ben patrimonializzati, con benefici effetti sia sulla solidità patrimoniale e dei bilanci sia sui ricavi, grazie ai proventi delle attività finanziarie. La quasi totalità dei Confidi presenta valori del TCR ben superiori alla soglia minima stabilita dalla Banca d’Italia
  3. a pesare negativamente sulla valutazione sono soprattutto il peso delle sofferenze e delle partite deteriorate, effetto dell’onda lunga della crisi, che ha ridotto la capacità delle imprese di onorare i debiti contratti, con intensità molto diverse a seconda della dimensione, del settore e dell’area geografica delle imprese. A soffrire di più sono state le piccole imprese, tradizionale bacino dei Confidi, che si sono quindi trovati a operare in un contesto spesso molto più difficile rispetto al sistema bancario nel suo complesso. Il contesto generale è previsto - pur tra mille incertezze - in leggero miglioramento, ma sarà necessario comunque un periodo di tempo non breve perché la ripresa, se confermata, possa dispiegare appieno i suoi effetti benefici. Per oltre la metà dei Confidi le sofferenze rappresentano oltre il 20% del volume delle garanzie in essere
  4. la riduzione del volume di garanzie e delle commissioni attive, componente dominante dei ricavi, ha pesato significativamente sui conti economici, rendendo meno sostenibili i costi operativi. La metà dei Confidi presenta valori dei margini da intermediazione inferiori alla somma dei costi operativi e delle rettifiche di valore

Si tratta comunque di un quadro molto probabilmente destinato a cambiare in tempi abbastanza rapidi. Il processo evolutivo avviato negli ultimi anni è sicuramente destinato a proseguire, anche sulla spinta attesa dal pieno dispiegarsi degli effetti della riforma del V del Testo Unico Bancario sui Confidi, che potrebbe ridisegnare in maniera importante l’intero settore. Il miglioramento atteso dei flussi di informazioni tra banca e Confidi, inoltre, potrebbe portare all’emersione delle situazioni di crisi ai primi segnali di difficoltà delle imprese, con la possibilità, per i Confidi, di una gestione più proattiva delle crisi stesse e la possibilità di interventi diretti sulle aziende in difficoltà. Inoltre, è ormai in atto un processo (di cui il progetto sull’Accountability dei Confidi rappresenta sicuramente un elemento chiave) che mira a una progressiva maggior trasparenza delle informazioni e delle valutazioni dei Confidi stessi, nel rapporto non solo verso le banche ma anche verso le imprese e gli stakeholder.




[1] Cerved Spa è specializzata nell'offerta di servizi per la protezione del credito (servizi di business information, sviluppo di modelli per la valutazione del rischio e recupero crediti). Fa parte del gruppo Cerved la Cerved Rating Agency, riconosciuta Credit Rating Agency da Esma, come ECAI da Banca d’Italia, come ‘rating tool’ in ambito ECAF dalla Banca Centrale Europea.

[2] SIRC, Sistema Informativo sul Rischio di Credito, è un sistema informativo per la valutazione del merito di credito delle aziende italiane del segmento Large Corporate. Le valutazioni SIRC, incluse le valutazioni sui Confidi, non sono emesse da Cerved Rating Agency e pertanto non possono essere utilizzate a fini regolamentari.

[3] A seguito della riforma del TUB attuata mediante l’emanazione del Decreto legislativo del 13 agosto 2010, n. 141, l’elenco speciale previsto dall’art. 107 TUB è stato abrogato e sostituito da un Albo Unico  degli intermediari finanziari previsto dal nuovo art. 106 TUB. Nel presente articolo i riferimenti al TUB-ante riforma sono, dunque, inerenti alla versione precedente all'emanazione del D.lgs. 141/2010.

[4] Il tasso di ingresso in sofferenza è il rapporto tra le cosiddette nuove sofferenze rettificate in un periodo e il totale delle aziende affidate non in sofferenza all’inizio dello stesso. Il rapporto può essere espresso in numeri (numero di imprese) o in valori (importi affidati). Le sofferenze rettificate sono definite dalla Banca d'Italia come "Esposizioni complessive per cassa di un affidato verso il sistema finanziario, quando questi viene segnalato alla Centrale dei rischi: in sofferenza dall’unico intermediario che ha erogato il credito; in sofferenza da un intermediario e tra gli sconfinamenti dall’unico altro intermediario esposto; in sofferenza da un intermediario e l’importo della sofferenza è almeno il 70 per cento dell’esposizione complessiva verso il sistema finanziario o vi siano sconfinamenti pari o superiori al 10 per cento; in sofferenza da almeno due intermediari per importi pari o superiori al 10 per cento del credito utilizzato complessivo per cassa".

[5] Cerved, in collaborazione con Abi, ha sviluppato un modello per la stima e la previsione dei tassi di ingresso a sofferenza per dimensione di impresa, un dato non disponibile nelle statistiche ufficiali.

[6] Molto sinteticamente, le valutazioni sul merito creditizio esprimono un giudizio sulla capacità del soggetto analizzato di far fronte, nei tempi e nelle modalità concordate, agli impegni finanziari assunti. Sempre molto sinteticamente, l'area della solvibilità raggruppa le imprese complessivamente solide e caratterizzate da una buona capacità di far fronte agli impegni assunti. L'area della vulnerabilità raggruppa invece imprese che presentano alcuni elementi di fragilità, che potrebbero pregiudicare la capacità di far fronte agli impegni assunti. Nell'area del rischio, infine, vengono classificate le imprese che presentano forti elementi di debolezza, tali da pregiudicare seriamente la capacità di onorare gli impegni finanziari assunti.

[7] in termini estremamente semplificati, la valutazione SIRC trae origine da un punteggio di rischiosità attribuito alle singole variabili (esempio il rapporto tra sofferenze e garanzie). I punteggi di base, o microdeterminanti, sono successivamente aggregati attraverso un sistema di pesi (ottenendo le determinanti o criteri della valutazione), fino ad arrivare, attraverso un sistema di mappe di compatibilità, alla valutazione finale. L'utilizzo delle mappe consente di tenere conto di relazioni non lineari tra le variabili.

[8] Il Total Capital Ratio è il rapporto tra il patrimonio di vigilanza dei Confidi e il totale delle attività rischiose relative ai rischi di primo pilastro (rischio di credito, di controparte, di mercato, rischio operativo). Per i Confidi che verranno iscritti all’Albo di cui al nuovo art. 106 del TUB, il TCR sarà costruito facendo riferimento alla nuova definizione di fondi propri contenuta nel Regolamento (UE) n. 575/2013 (Capital Requirement Regulation o CRR).