Patti parasociali
Dicembre 2013

Sale and purchase agreement: clausole aliene di drag along e tag along, di prelazione, di gradimento

Estremi per la citazione:

Maffeis D., Sale and purchase agreement: clausole aliene di drag along e tag along, di prelazione, di gradimento, in Riv. dir. banc., dirittobancario.it, 32, 2013

ISSN: 2279–9737
Rivista di Diritto Bancario

***

Il presente contributo costituisce una sintesi del più ampio contributo, corredato di maggiori note, destinato al Trattato dei contratti diretto da Vincenzo Roppo, in corso di pubblicazione per i tipi della Giuffrè.

***

Gli studi, avviati da Giorgio De Nova, sulle clausole aliene 1, si estendono, tra le altre, alle clausole di drag along e tal along della compravendita di partecipazioni sociali.

Due o più pacchetti di partecipazioni sociali, se venduti contestualmente, possono assicurare ai rispettivi titolari un prezzo più elevato. Può trattarsi della partecipazione di controllo e di una o più partecipazioni di minoranza. O di più partecipazioni che assicurano, congiuntamente, il controllo all’acquirente. Alternativamente, in operazioni di venture capital, la pattuizione di una vendita contestuale serve per regolare il rapporto fra il socio industriale ed il socio finanziatore.

La clausola di drag along (o come along) ha ad oggetto principalmente l’obbligo di covendita 2: se il socio Tizio vende, il socio Caio, ad es. un socio di minoranza, ha l’obbligo di vendere a sua volta 3. Può prevedersi nello statuto che quest’ultimo si sottragga alla co-vendita esercitando il diritto di prelazione sull’intera partecipazione dell’altro socio 4. La rilevanza della clausola in termini di appetibilità delle partecipazioni sociali sul mercato è tanto maggiore, quanto più rilevanti sono i diritti dei soci vincolati, che l’alienante può portare con sé allorché negozia la vendita ad un terzo.

La clausola di tag along ha ad oggetto il diritto di covendita: se il socio Tizio vende, anche il socio Caio ha il diritto di vendere. Può trattarsi del socio di minoranza, il quale ha diritto di vendere la sua partecipazione sul presupposto che a vendere la partecipazione sia un altro socio, di maggioranza o di riferimento, la cui presenza nella compagine sociale era stata per lui la ragione unica o determinante dell’acquisto 5. In casi particolari, la clausola di tag along può, all’opposto, costituire un disincentivo al socio di minoranza a cedere la propria partecipazione sociale.

Entrambi i patti, la cui ricorrenza è limitata alle società chiuse, agevolano la liquidità delle partecipazioni sociali ed eliminano possibili disparità delle condizioni economiche e normative di vendita, tra i soci vincolati.

I patti possono essere contenuti in un contratto parasociale o – se non si tratta di società quotate 6 – nello statuto della società. Nel primo caso, essi hanno efficacia obbligatoria. Nel secondo caso, l’efficacia reale del patto comporta che la violazione del patto di tag along determini l’inefficacia del contratto di vendita concluso dal solo socio di maggioranza 7. La clausola statutaria, secondo la giurisprudenza, incide sulla natura delle azioni, sicché, per la modifica statutaria, occorre l’unanimità dei consensi dei soci 8.

Nella clausola di drag along, se ha l’obbligo di vendere, il socio Caio può avere conferito mandato ad alienare, in rem propriam, al socio Tizio, o può assumere un impegno – un’opzione a favore di terzo, secondo il tribunale di Milano 9 – che si presenta (i) condizionato, (ii) nei confronti di un terzo, la cui identità è incerta, (iii) ad un prezzo e a condizioni indeterminate, (iv) di durata indeterminata 10. I più delicati profili di validità attengono all’evidente limite al trasferimento di cui all’art. 1379, secondo cui “il divieto di alienare (…) non è valido se non è contenuto entro convenienti limiti di tempo e se non risponde a un apprezzabile interesse di una delle parti” 11 . Si aggiungono i profili che concernono l’indeterminabilità del prezzo 12, delle altre condizioni di vendita e della durata, se originariamente indeterminata ovvero determinata ma oltre i “convenienti limiti di tempo”, che, nel caso di contratto parasociale, sono di cinque anni per le società non quotate (art. 2341 bis, ove applicabile in presenza del fine di “stabilizzare gli assetti proprietari o il governo della società” 13) e di tre anni per le società quotate (art. 123 TUF, ove applicabile).

Con particolare riferimento al problema della determinabilità del prezzo di vendita nel patto di drag along, la massima n. 88 del Consiglio notarile di Milano recita che “si reputano legittime le clausole statutarie che prevedono, in caso di vendita di partecipazioni in s.p.a. o in s.r.l., (…) l'obbligo dei soci diversi dall'alienante di vendere contestualmente, a loro volta, le partecipazioni possedute (…) ove (…) compatibili con il principio di una equa valorizzazione della partecipazione obbligatoriamente dismessa”. Si legge nella motivazione che sarebbero in linea di principio valide “la clausola che preveda l'obbligo di vendere ad un prezzo non inferiore al valore che spetterebbe in caso di recesso; (…) la clausola che preveda l'obbligo di vendere partecipazioni in società per azioni senza predeterminazione di un prezzo minimo, purché sia statutariamente previsto il diritto di recesso nel caso in cui il prezzo risulti, nel caso concreto, significativamente inferiore al valore che spetterebbe in caso di recesso; (…) la clausola che preveda l'obbligo di vendere partecipazioni in società a responsabilità limitata senza predeterminazione di un prezzo minimo, ma in tale caso spetta, al soggetto eventualmente tenuto a vendere per prezzo significativamente inferiore al valore che spetterebbe in caso di recesso, il diritto di esercitare il recesso medesimo”. Si tratta di una massima generosa. Non sono chiari il fondamento e la portata del richiamato “principio di una equa valorizzazione della partecipazione obbligatoriamente dismessa”, mentre la questione, ai fini del giudizio sulla validità della clausola – statutaria o non – di drag along, è che il prezzo sia, ora per allora, determinabile, e lo sia secondo criteri trasparenti, come tali ben definiti ex ante, che escludano l’arbitrio del socio di maggioranza. La “valorizzazione” non deve essere “equa”, bensì chiara. Neppure è accoglibile il criterio che faccia dipendere la validità della clausola di drag along dall’attribuzione al socio del diritto di recedere “nel caso in cui il prezzo risulti, nel caso concreto, significativamente inferiore al valore che spetterebbe in caso di recesso”. Così infatti il recesso cessa di essere un “diritto”, e si trasforma nel suo esatto opposto, cioè un onere.

Le condizioni di vendita – e così il contenuto del sale and purchase agreement – saranno determinate, e negoziate con l’acquirente, dal titolare della partecipazione di controllo. Esattamente, il Tribunale di Milano statuisce, per ciò che attiene al corrispettivo di cessione, che “l’obbligo di covendita del socio di minoranza deve trovare congruo contrappeso negoziale in un’equa valorizzazione” al fine di evitare che “il socio di maggioranza (possa) escludere ad nutum il socio di minoranza”; la sentenza motiva, condivisibilmente, che “l’esercizio del diritto di prelazione in alternativa all’obbligo di covendita, di per sé, non garantisce la congruità del prezzo di dismissione, che resta comunque ancorata a valutazioni soggettive e arbitrarie del socio di maggioranza”.

Appare particolarmente eterogenea la figura della clausola di tag along; così, la clausola può disciplinare la vendita in più tranches, fissare una soglia percentuale del capitale sotto la quale il diritto di vendere non sorge, o una percentuale sotto la quale il socio di minoranza non ha diritto di vendere 14.

Per effetto della clausola, il socio che riceve un’offerta di acquisto da un terzo (c.d. trigger event: può anche trattarsi di un’offerta di acquisto in più tranches o di un’offerta che, se accettata dal socio destinatario, condurrebbe ad una modifica delle maggioranze assembleari) si impegna a fare sì che il terzo formuli identica offerta all’altro socio, titolare del diritto di covendita (normalmente il socio di minoranza che viene quindi a beneficiare nei confronti del terzo acquirente delle stesse condizioni del socio di maggioranza). Si tratta di una promessa del fatto del terzo, disciplinata dall’art. 1381. Può prevedersi che, se il terzo non formula un’identica offerta al socio titolare del diritto, il socio vincolato non possa a sua volta vendere la partecipazione. Anche in questo caso, siamo in presenza di un limite al trasferimento, soggetto alla disciplina dell’art. 1379. Può, in alternativa, prevedersi che, se il terzo non formula un’identica offerta al socio titolare del diritto, il socio titolare del diritto abbia la facoltà di vendere le sue partecipazioni al socio venditore, alle stesse condizioni pattuite fra quest’ultimo ed il terzo acquirente. Il caso più delicato è però quello in cui il patto contempli un divieto convenzionale di vendita sottoposto alla condizione risolutiva che il terzo acquirente formuli la sua offerta anche al socio titolare del diritto. In questo caso, trattandosi di condizione, il patto ha efficacia reale, ai sensi dell’art. 1357, con la conseguenza che il patto ha efficacia nei confronti dell’acquirente e che l’eventuale trasferimento, operato in violazione del patto, non è opponibile ai terzi, e, innanzitutto, non è opponibile alla società.

Quanto alle clausole di prelazione, premesso che le partecipazioni sociali sono, in linea di principio, liberamente trasferibili 15, esistono limiti legali alla libera trasferibilità delle azioni.

Inoltre, limiti alla circolazione delle azioni possono essere previsti, per effetto di delibera dell’assemblea straordinaria, nello statuto o in un contratto parasociale 16.

Nel caso di violazione della clausola statutaria, il limite alla circolazione delle azioni è efficace anche nei confronti del terzo compratore 17. Nel giudizio avente ad oggetto il riscatto, da promuoversi nei confronti del compratore, è escluso che il venditore rivesta la qualità di litisconsorte necessario, eccettuato, com’è ovvio, il caso in cui, nei suoi confronti, sia proposta, nella stessa causa, una domanda di risarcimento del danno 18.

Il carattere eccezionale del vincolo dipendente dalla clausola statutaria, o di contratto parasociale, di prelazione comporta che, se la clausola non sia espressa in termini particolarmente ampi, tali da ricomprendere nel suo stesso tenore letterale o da evidenziare l’intento delle parti di riferirsi a qualsiasi ipotesi di trasferimento delle partecipazioni 19, bensì faccia riferimento alla sola ipotesi della vendita, essa non opererà nel caso di trasferimenti della partecipazione, ad es. per permuta 20, o donazione 21, salvo, tuttavia, che ricorra in concreto un’ipotesi di frode al contratto – da intendersi come inadempimento elusivo della clausola 22 – quante volte il ricorso allo schema della permuta costituisca il mezzo per eludere il vincolo della prelazione.

Nel caso di violazione del contratto parasociale, la vendita è valida ed efficace, ed il venditore, che non ha adempiuto alle obbligazioni contemplate nel patto, è tenuto al mero risarcimento del danno nei confronti dei soci sindacati.

La clausola di prelazione vincola il venditore a preferire i soci, a parità di condizioni.

Lo statuto può prevedere che, in caso di trasferimento di partecipazioni sociali, se uno dei soci ha esercitato la prelazione, ma ritiene eccessivo il corrispettivo offerto dal terzo, lo stesso corrispettivo è rideterminato, alternativamente, per accordo tra il terzo offerente ed i soci titolari del diritto di prelazione, o, in mancanza di accordo, da un terzo arbitratore 23. Per queste ipotesi, è valida la clausola che attribuisce a venditore il diritto di non vendere, se il prezzo determinato dall’arbitratore sia oggettivamente inferiore ad una certa soglia (ma, in tal caso, il venditore non può vendere neanche al terzo, al prezzo che questi offriva). È dubbia la validità della clausola che attribuisce al venditore il diritto di non vendere sul semplice presupposto che il prezzo determinato dall’arbitratore sia a suo insindacabile giudizio troppo basso.

È inoltre valida la previsione che il prezzo di acquisto non sia quello offerto dal terzo, bensì quello previsto nel patto di prelazione.

Si ritiene che al venditore debba comunque riconoscersi il giusto corrispettivo, non inferiore al valore della liquidazione in caso di recesso; sicché è da escludersi la rimessione al mero arbitrio del terzo. La nullità della clausola di rimessione all’arbitrium boni viri del terzo comporta il riconoscimento del diritto di recesso ad nutum al socio che intende dismettere la sua partecipazione 24.

Secondo una dottrina, nel caso di violazione, la vendita deve ritenersi inefficace nei confronti della società, ma efficace tra le parti, salvo il diritto dei soci pretermessi al risarcimento del danno 25.

Può darsi che la clausola di prelazione comprenda, nel suo ambito di applicazione, anche il caso della fusione 26 o della vendita dell’intera partecipazione nella società proprietaria delle azioni da offrirsi in prelazione; questi casi, ed altri, possono essere richiamati dalla clausola al fine di estenderne l’oggetto e così di evitare pericoli di elusione.

Ai sensi dell’art 2.1.3. del Regolamento di Borsa Italiana S.p.A., costituisce requisito per l’ammissione ed il mantenimento dei titoli alla quotazione nei mercati regolamentati la libera trasferibilità delle azioni.

Un diverso ordine di limiti alla circolazione delle azioni può essere previsto, sempre per effetto di delibera dell’assemblea straordinaria, nello statuto o in un contratto parasociale: il gradimento27.

In particolare, può richiedersi, ai fini della vendita di partecipazioni sociali, che il compratore sia in possesso di specifiche qualità personali.

Nel caso di violazione della clausola di gradimento, la vendita deve ritenersi inefficace, oltre che nei confronti della società, anche tra le parti 28, salvo il caso, del tutto peculiare, in cui risulti che venditore e compratore hanno inteso perfezionare il trasferimento indipendentemente dalla sua efficacia nei confronti della società 29.

Quanto al mero gradimento – di un socio, di più soci, di tutti i soci, di un organo sociale, di norma rappresentato dall’organo gestorio; non, però, di uno o più terzi estranei alla società, dovendosi escludere l’ammissibilità del gradimento espressa da un soggetto estraneo alla compagine sociale – ai sensi dell’art. 2355 bis, “le clausole dello statuto che subordinano il trasferimento delle azioni al mero gradimento di organi sociali o di altri soci sono inefficaci se non prevedono, a carico della società o degli altri soci, un obbligo di acquisto oppure il diritto di recesso dell'alienante; resta ferma l'applicazione dell'articolo 2357. Il corrispettivo dell'acquisto o rispettivamente la quota di liquidazione sono determinati secondo le modalità e nella misura previste dall'articolo 2437-ter. La disposizione del precedente comma si applica in ogni ipotesi di clausole che sottopongono a particolari condizioni il trasferimento a causa di morte delle azioni, salvo che sia previsto il gradimento e questo sia concesso”.

La clausola può prevedere che il diniego di gradimento sia motivato e che possa essere soggetto a riesame da altro organo della società (ad es., la determinazione del consiglio di amministrazione può essere soggetta a riesame da parte del comitato esecutivo).

La giurisprudenza ha statuito che è valida ed efficace la clausola dello statuto di una società per azioni che rimette al giudizio degli organi sociali il potere di autorizzare o vietare il trasferimento delle azioni, quando, pur senza prevedere che l’esercizio di tale potere sia correlato a criteri prestabiliti, la clausola prescriva che, in caso di rifiuto di autorizzazione, la società debba designare altro acquirente delle medesime azioni in luogo di quello non gradito 30.

Un limite, al riguardo, è rappresentato dall’illiceità della clausola, statutaria 31, che contempli, tra le qualità personali rilevanti, quelle che integrano un fattore di discriminazione (etnia; provenienza territoriale; religione professata; e così via) 32. Così, se lo statuto di una società quotata, le cui azioni sono liberamente trasferibili, contempli diritti patrimoniali disgiunti dalla qualità di socio, che sola garantisce condizioni di particolare favore nell’erogazione di particolari servizi, ed è riservata alle persone che manifestano sentimenti di adesione alla religione ed alle opere ad es. cattoliche, siamo in presenza di una clausola di gradimento discriminatoria: perché sussiste bensì lo scopo di valorizzare forme assicurative per la persona e la famiglia, ma è evidente che il binomio persona/famiglia è considerato inscindibilmente legato alla fede cattolica: il che significa che la clausola di gradimento esclude i non cattolici perché non cattolici ed è quindi sicuramente nulla, perché discriminatoria.

Più in generale, deve osservarsi che, fino ad oggi, il problema della validità della clausola di gradimento non mero ha riguardato l’aspetto dell’interesse del socio a cedere la sua partecipazione 33, mentre il divieto di discriminazione riguarda il problema opposto,poiché in gioco non è la libertà del socio attuale di cedere la sua partecipazione, bensì è l’accesso del terzo, che aspira alla qualità di socio, al bene rappresentato dalla partecipazione sociale e così la clausola di gradimento, che predetermini le qualità personali del potenziale acquirente, potrebbe integrare una discriminazione 34, poiché escluderebbe l’acquisizione della legittimazione all’esercizio dei diritti sociali 35.

 

1

De Nova, The alien contract, in Riv. dir. priv., 2011, 487; Id., The law which governs this agreement is the law of the republic of Italy: il contratto alieno, in Dir. comm. internaz., 2007, 3.


ritorna

2

Malimpensa, Introduzione durante societate di riscatto e drag along e principio maggioritario, in Riv. dir. soc., 2011, 662; Rossano, La natura e la validità delle clausole di drag along, in Riv. dir. comm., 2010, II, 124.


ritorna

3

“La clausola statutaria che prevede l’obbligo di co-vendita (clausola drag-along) deve essere ricostruita come la concessione da parte del socio di minoranza al socio di maggioranza di un’opzione call a favore di terzo sulla partecipazione di minoranza, sospensivamente condizionata al fatto che il socio di maggioranza riceva un’offerta di acquisto dell’intero capitale sociale e che il socio di minoranza non intenda esercitare il diritto di prelazione sulla quota di maggioranza (nel caso di specie garantito dalla clausola statutaria)”: così Trib. Milano, 31.3.2008, in Riv. dir. soc., 2010, 370 (che dichiara la nullità della clausola perché attributiva al socio di maggioranza del potere di escludere ad nutum il socio di minoranza). Per parte sua T. Milano, 1.4.2008 (ord.), in Società, 2008, 1373 ha statuito che “il recepimento a livello statutario di una clausola di drag along non contrasta con il carattere capitalistico delle spa per il fatto di costituire attribuzione di un diritto speciale ad un singolo azionista, purché il diritto di trascinamento possa spettare a chiunque si trovi a raggiungere una determinata soglia di partecipazione sociale”. In dottrina Giampaolino, Stabilizzazione della compagine e clausole di lock up sociali e parasociali, in Riv. soc., 2008, 153; Macrì, Patti parasociali e attività sociale, Giappichelli, 2007, 48.


ritorna

4

Arb. U. (Mazzoni), 29.7.2008, in Banca borsa tit. cred., II, 2009, 493.


ritorna

5

Picone, Contratti di acquisto di partecipazioni azionarie, Il Sole-24 Ore-Pirola, Milano, 1997, 153.


ritorna

6

Art. 2.1.3. comma 2, lett. c) Regolamento di Borsa Italiana S.p.A.; sul punto De Luca, Validità delle clausole di trascinamento (“drag along”), in Banca borsa tit. cred., I, 2009, 174.


ritorna

7

Baralis, Le parti. Problemi generali e casistica, in Irrera (cur.), Le acquisizioni societarie, Zanichelli, 2011, 165.


ritorna

8

“Per poter introdurre nello statuto di una spa, successivamente alla sua costituzione, una clausola di drag along occorre l’unanimità dei consensi, in quanto tale clausola non è riconducibile al genus di quelle recanti (ex art. 2437, 2º comma, lett. b) c.c.) meri vincoli alla circolazione delle azioni, ma contempla un congegno di vendita forzosa paragonabile a quello prodotto con la trasformazione di azioni già emesse in azioni riscattabili; di talché è da ritenersi applicabile in via analogica la disciplina di cui all’art. 2437 sexies c.c.”; Trib. Milano, 24.3.2011, in Banca borsa tit. cred., 2013, II, 59 ed in Notariato, 2011, 395. In dottrina sul punto Piantelli, La distinzione dei patti parasociali dai patti sociali nella società di capitali riformata, in Contr. impr., 2013, 771.


ritorna

9

In dottrina Malimpensa, L’obbligo di co-vendita statutario (drag-along): il socio obbligato ha davvero bisogno di tutela ?, in Riv. dir. soc., 2010, 375.


ritorna

10

Ampi spunti ricostruttivi in Malimpensa, L’obbligo di co-vendita statutario (drag along): il socio obbligato ha davvero bisogno di tutela ?, in Riv. dir. soc., 2010, II, 375.


ritorna

11

Ampiamente C. D’Alessandro, Patti di “co-vendita” (tagalong e drag along), in Riv. dir. civ., 2010, II, 388.


ritorna

12

Sui limiti alla determinabilità unilaterale dell’oggetto del contratto A.M. Benedetti, Autonomia privata procedimentale, Torino, 2002, 236. Adde Gitti, La determinazione del contenuto, in G. Gitti – G. Villa, Il terzo contratto, Bologna, 2008, 87. Nell’ambito della compravendita Macario – Mastricelli - Mastrolitto, Il prezzo, in Valentino (cur.), I contratti di vendita, II, Torino 2007, 913.


ritorna

13

Chionna, La pubblicità dei patti parasociali, Giuffrè, 2008, 114.


ritorna

14

Divizia, Clausole di tag along e drag along e modalità di introduzione nello statuto, in Notariato, 2011, 403.


ritorna

15

Cass., 12.1.1989, n. 93, in Giur. it., 1989, I, 1, 1343; Cass., 21.12.1960, n. 3292, in Foro it., 1961, I, 19.


ritorna

16

Ai sensi dell’art. 2355 bis, rubricato “limiti alla circolazione delle azioni”, “nel caso di azioni nominative ed in quello di mancata emissione dei titoli azionari, lo statuto può sottoporre a particolari condizioni il loro trasferimento e può, per un periodo non superiore a cinque anni dalla costituzione della società o dal momento in cui il divieto viene introdotto, vietarne il trasferimento. Le clausole dello statuto che subordinano il trasferimento delle azioni al mero gradimento di organi sociali o di altri soci sono inefficaci se non prevedono, a carico della società o degli altri soci, un obbligo di acquisto oppure il diritto di recesso dell'alienante; resta ferma l'applicazione dell'articolo 2357. Il corrispettivo dell'acquisto o rispettivamente la quota di liquidazione sono determinati secondo le modalità e nella misura previste dall'articolo 2437-ter. La disposizione del precedente comma si applica in ogni ipotesi di clausole che sottopongono a particolari condizioni il trasferimento a causa di morte delle azioni, salvo che sia previsto il gradimento e questo sia concesso. Le limitazioni al trasferimento delle azioni devono risultare dal titolo”. In tema Chionni Crivelli Visconti, Sulla temporaneità del divieto di trasferimento delle azioni, in Riv. dir. soc., 2011, 570.


ritorna

17

Cass., 21.10.1973, n. 2763, in Giur. comm., 1975, II, 23. Non riconosce l’efficacia reale Trib. Bassano del Grappa, 15.9.1993, in Società, 1994, 489.


ritorna

18

Ambrosini, Clausola statutaria di prelazione “impropria” e condizioni di validità della denuntiatio, in Società, 2011, 392.


ritorna

19

Ma è molto dubbio che una clausola di prelazione possa operare per il caso di donazione o di permuta – dato il carattere infungibile o l’assenza della controprestazione – sicché la clausola che faccia riferimento, genericamente, al trasferimento, dovrà, in omaggio al canone di conservazione, interpretarsi in senso restrittivo: Squillace, La prelazione societaria, in Giur. comm., 1990, II, 565.


ritorna

20

Ma è dubbio il caso della permuta con beni fungibili: qui infatti il socio titolare del diritto di prelazione potrebbe esercitarla offrendo gli stessi beni offerti dal terzo: Bonelli, Clausole di prelazione: modelli per evitarne l’aggiramento, in F. Bonelli – P.G. Jaeger, Sindacati di voto e sindacati di blocco, Giuffrè, 1993, 272.


ritorna

21

In giurisprudenza Cass., 12.4.1975, I, 2538. Pret. Verona (decr), 18.11.1987, in Giur. merito, 1989, I 31; App. Messina, 11.7.1957, in Rep. Giust. civ., 1957, voce <Società di capitali>, n. 51.


ritorna

22

De Nova, Il contratto ha forza di legge, Led, 1993, 50.


ritorna

23

Maggiolo, Arbitraggio e transazione, in Osserv. dir. civ. e comm., 2012, 242; Ambrosini, Clausola statutaria, 390; Erede, Clausole di prelazione sociale e parasociale: tipi ed effetti, in F. Bonelli – P.G. Jaeger, Sindacati di voto e sindacati di blocco, Giuffrè, 1993, 246.

sserv. dir. civ. e comm., 2012, 242. In giurisprudenza T. Verona, 4.10.2010, in Società, 2011, 386.


ritorna

24

Cian, Clausola statutaria e conferimento di azioni in società interamente posseduta, in Banca borsa tit. cred., 2004, I, 693.


ritorna

25

Maccabruni, Clausole statutarie di prelazione, in Giur. comm., 1989, II, 99.


ritorna

26

T. Milano, 24.5.2010, in Giur. it., 2011, 353.


ritorna

27

Farace, La clausola di gradimento, Giuffrè, 2012.


ritorna

28

Ritiene, invece, che il compratore abbia comunque diritto all’iscrizione nel libro soci Santosuosso, Il principio di libera trasferibilità delle azioni, Milano, 1993, 238. In dottrina Fornasiero, Organizzazione e intuitus nelle società, Padova, 1984, 218.


ritorna

29

Cass., 30.9.2005, n. 19203, inGiur. it., 2006, 1832.


ritorna

30

Cass., 20.7.1995, n. 7890, inGiur. it., 1996, I, 1, 1508.


ritorna

31

Solo se la clausola è prevista nello statuto opera il divieto di discriminazione, atteso che l’inserimento nello statuto attribuisce alla clausola la natura di dichiarazione rivolta al pubblico. Tra le qualità personali predeterminate nelle clausole possono rientrare esattamente quelle che ai sensi delle leggi antidiscriminatorie integrano fattori di discriminazione: si pensi al requisito della “cittadinanza italiana” (Asquini, Sui limiti di validità delle clausole di gradimento al trasferimento delle azioni, in Riv.soc., 1961, 736), della “residenza in un dato luogo”, dell’“appartenenza a dati gruppi etnici”, dell’“appartenenza a date confessioni religiose” (Galgano, Degli effetti del contratto, in Commentario del codice civile A.Scialoja-G. Branca a cura di F. Galgano, Bologna – Roma, 1993, 138). Non solo.


ritorna

32

Maffeis, Libertà contrattuale e divieto di discriminazione, in Riv. trim. dir. proc. civ., 2008, 401.


ritorna

33

Ampiamente Nobili, Le clausole di gradimento, in Riv. soc., 1990, 433; M. Casella, Clausole di gradimento, in F. Bonelli – P.G. Jaeger, Sindacati di voto e sindacati di blocco, Giuffrè, 1993, 324.


ritorna

34

Un analogo rovesciamento dei termini del problema della liceità è indicato a proposito del patto di prelazione da Sacco, in Sacco – De Nova, Il contratto, III ed., in Tratt. Sacco, Utet, 2004, I, 351 il quale scrive che “la prelazione (…) è rivolta a creare disparità di trattamenti” e che “la prelazione – dal punto di vista del problema di liceità – è sospetta non tanto perché limita il potere della parte, ma perché crea disparità artificiali di trattamento (il corsivo è mio)”. Spunto analogo in Carusi, Avviamento, proprietà e locazione, Milano, 1992, 184 ss. ed in P.G. Marchetti, Boicottaggio e rifiuto di contrattare, Padova, 1969, 49.


ritorna

35

Stanghellini, I limiti statutari alla circolazione delle azioni, Giuffrè, 1997, 530.


ritorna