Fiscalità
Agosto 2009

Potenziamento della riscossione tributaria e richiesta di informazioni alle autorità di vigilanza sui mercati finanziari, di Davide Siclari

ISSN: 2279–9737
Rivista di Diritto Bancario

SOMMARIO: 1. I nuovi poteri informativi dell’Amministrazione finanziaria nei confronti delle autorità di vigilanza sui mercati finanziari. – 2. La coerenza con le “regole europee e internazionali” in materia di vigilanza. – 3. Il perdurante, difficile contemperamento di interessi tra segreto d’ufficio in materia bancaria e finanziaria e poteri di accertamento tributari.

 

1. I nuovi poteri informativi dell’Amministrazione finanziaria nei confronti delle autorità di vigilanza sui mercati finanziari.

Il decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, recante provvedimenti anticrisi nonché proroga di termini e della partecipazione italiana a missioni internazionali, ai commi 8-quinquies e 8-sexies dell’art. 15, inseriti in sede di conversione in legge (benché ancora non definitiva), ha conferito all’Amministrazione finanziaria il potere di richiedere direttamente alle autorità di vigilanza sui mercati finanziari le informazioni e i dati acquisiti nell’esercizio delle loro funzioni.

Nel dettaglio, l’art. 15, comma 8-quinquies, del decreto-legge n. 78 del 2009 modifica il primo comma dell’art. 32 del d.p.r. 29 settembre 1973, n. 600, che disciplina i poteri degli uffici dell’Amministrazione finanziaria di richiedere dati e informazioni per l’adempimento dei loro compiti in materia di accertamento delle imposte sui redditi1.

La norma in esame inserisce al primo comma, dopo il numero 7), il numero 7-bis) che conferisce agli uffici delle imposte il potere di richiedere, con modalità stabilite con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare d’intesa con l’Autorità di vigilanza in coerenza con le regole europee e internazionali in materia di vigilanza e, comunque, previa autorizzazione del direttore centrale dell’accertamento dell’Agenzia delle entrate o del direttore regionale della stessa, ovvero, per il Corpo della guardia di finanza, del comandante regionale, ad autorità ed enti, notizie, dati, documenti e informazioni di natura creditizia, finanziaria e assicurativa, relativi alle attività di controllo e di vigilanza svolte dagli stessi, anche in deroga a specifiche disposizioni di legge.

Parimenti opera l’art. 15, comma 8-sexies, del decreto-legge n. 78 del 2009, che interviene modificando allo stesso modo il secondo comma dell’art. 51 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, che regola i poteri di accertamento e di riscossione degli uffici tributari in materia di imposta sul valore aggiunto, inserendo, dopo il numero 7), un nuovo numero 7-bis) di tenore identico a quello sopra richiamato.

Poteri di richiesta di informazioni da parte dell’Amministrazione finanziaria erano già previsti nei confronti dei soggetti privati, ad esempio, dall’art. 32 del d.p.r. n. 600 del 1973, che prevede, al punto 7, che gli uffici delle imposte possano richiedere, previa autorizzazione del direttore centrale dell’accertamento dell’Agenzia delle entrate o del direttore regionale della stessa, ovvero, per il Corpo della guardia di finanza, del comandante regionale, alle banche, a Poste italiane s.p.a., per le attività finanziarie e creditizie, agli intermediari finanziari, alle imprese di investimento, agli organismi di investimento collettivo del risparmio, alle società di gestione del risparmio e alle società fiduciarie, dati, notizie e documenti relativi a qualsiasi rapporto intrattenuto od operazione effettuata, ivi compresi i servizi prestati, con i loro clienti, nonché alle garanzie prestate da terzi2.

La novità recata dalle norme in esame consiste nel fatto che adesso questi poteri di richiesta dell’Amministrazione finanziaria si indirizzano non solo nei confronti dei privati, comprimendo quindi la sfera di applicazione del tradizionale segreto bancario3, bensì direttamente nei confronti delle autorità di vigilanza sui mercati finanziari, incidendo invece anche sul segreto d’ufficio posto in capo ai dipendenti delle autorità.

Un tale ampliamento della portata dei poteri informativi dell’Amministrazione finanziaria incide sulle norme che tutelano i dati in possesso delle autorità di vigilanza, tanto più che i commi 8-quinquies e 8-sexies dell’art. 15 del decreto-legge n. 78 del 2009 hanno modificato l’art. 32 del d.P.R. n. 600 del 1973 e l’art. 51 del d.P.R. n. 633 del 1972 disponendo che le nuove norme sui poteri di richiesta di informazione si applicano “anche in deroga a specifiche disposizioni di legge”.

Il riferimento, in tali casi, è alle norme del diritto dei mercati finanziari che tutelano con l’apposizione del segreto d’ufficio4 tutte le informazioni che le autorità di vigilanza acquisiscono nell’esercizio delle loro funzioni istituzionali, e che restano quindi derogate.

La norma paradigmatica è, come noto, recata dall’art. 7 del testo unico bancario di cui al d.lgs. n. 385 del 19935, la quale prevede che tutte le notizie, le informazioni e i dati in possesso della Banca d’Italia in ragione della sua attività di vigilanza sono coperti da segreto d’ufficio anche nei confronti delle pubbliche amministrazioni, a eccezione del Ministro dell’economia e delle finanze, nelle vesti di presidente del CICR. Il segreto non può essere opposto all’autorità giudiziaria quando le informazioni richieste siano necessarie per le indagini, o i procedimenti relativi a violazioni sanzionate penalmente. I dipendenti della Banca d’Italia, nell’esercizio delle funzioni di vigilanza, sono pubblici ufficiali e hanno l’obbligo di riferire esclusivamente al Governatore tutte le irregolarità constatate, anche quando assumano la veste di reati, essendo vincolati dal segreto d’ufficio. La Banca d’Italia, la Consob, la Covip, l’Isvap e l’Uic (prima della sua trasformazione in Uif) collaborano tra loro, anche mediante scambio di informazioni, al fine di agevolare le rispettive funzioni, e non possono reciprocamente opporsi il segreto d’ufficio6.

Parimenti, l’art. 4 del TUF prevede che tutte le notizie, le informazioni e i dati in possesso della Consob in ragione della sua attività di vigilanza sono coperti dal segreto d’ufficio anche nei confronti delle pubbliche amministrazioni, a eccezione del Ministro dell’economia e delle finanze, fatti salvi i casi previsti dalla legge per le indagini relative a violazioni sanzionate penalmente, essendo i dipendenti della Consob, i consulenti e gli esperti dei quali la stessa si avvale vincolati dal segreto d’ufficio, e così dispone, per quanto concerne le informazioni e i dati in possesso dell’Isvap in ragione della sua attività di vigilanza, l’art. 10 del Codice delle assicurazioni private di cui al d.lgs. n. 209 del 20057.

2. La coerenza con le “regole europee e internazionali” in materia di vigilanza.

Le stesse norme introdotte nel decreto-legge n. 78 del 2009 in sede di conversione prevedono tuttavia che la richiesta di dati e informazioni debba effettuarsi con modalità stabilite con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare d’intesa con l’Autorità di vigilanza in coerenza con le regole europee e internazionali in materia di vigilanza.

Il meccanismo dell'intesa con l’Autorità di vigilanza e, soprattutto, il requisito della coerenza con le regole europee e internazionali in materia di vigilanza fanno sì che il potere di richiesta di informazioni riconosciuto all’Amministrazione finanziaria possa divenire materialmente non applicabile, non presentando, in concreto, il carattere dell’effettività.

Si deve ricordare, infatti, che puntuali norme comunitarie prevedono una protezione delle informazioni acquisite dalle autorità di vigilanza. Per quanto concerne l’attività di vigilanza bancaria, l’art. 44 della direttiva 2006/48/CE, relativa all’accesso all’attività degli enti creditizi ed al suo esercizio8, dispone che gli Stati membri debbano imporre a tutte le persone che esercitano o hanno esercitato un’attività per conto delle autorità competenti, nonché ai revisori o esperti incaricati dalle autorità competenti, l’obbligo di rispettare il segreto d’ufficio. Nessuna informazione riservata ricevuta da tali persone nell’esercizio delle loro funzioni può in alcun modo essere divulgata ad altre persone o autorità, se non in forma sommaria o globale, cosicché non si possano individuare i singoli enti creditizi, salvo che nei casi rilevanti per il diritto penale9. Tali disposizioni non ostano al fatto che le autorità competenti dei vari Stati membri procedano agli scambi di informazioni previsti dalla direttiva nonché da altre direttive applicabili agli enti creditizi, fermo restando che tali informazioni sono comunque coperte dal segreto d’ufficio.

Con riguardo all’attività di vigilanza sul mercato mobiliare, l’art. 54 della direttiva 2004/39/CE, relativa ai mercati degli strumenti finanziari (cosiddetta MiFID, acronimo di Market in Financial InstrumentsDirective)10, ha posto in capo agli Stati membri l’obbligo di assicurare che le autorità competenti, tutte le persone che lavorano o hanno lavorato per le autorità competenti o per gli organismi ai quali sono state delegate funzioni, nonché i revisori dei conti e gli esperti che agiscono per conto delle autorità competenti siano soggetti all’obbligo del segreto professionale. Tale obbligo implica che le informazioni riservate ricevute da tali persone nell’esercizio delle loro funzioni non possono essere rivelate ad alcuna persona o autorità, salvo in una forma sommaria o aggregata che non consenta di identificare le singole imprese di investimento, i gestori del mercato, i mercati regolamentati o qualsiasi altra persona, fatti salvi i casi contemplati dal diritto penale o dalle altre disposizioni della direttiva11. Fatti salvi i casi contemplati dalla legge penale, le autorità competenti, gli organismi o le persone fisiche o giuridiche diversi dalle autorità competenti che ricevono informazioni riservate a norma della direttiva possono servirsene soltanto nell’espletamento dei loro compiti e per l’esercizio delle loro funzioni, per quanto riguarda le autorità competenti nell’ambito di applicazione della direttiva o, per quanto riguarda le altre autorità, organismi o persone fisiche o giuridiche per le finalità per cui le informazioni sono state loro fornite e/o nel contesto dei procedimenti amministrativi o giudiziari specificamente connessi con l’esercizio di tali funzioni. Tuttavia, qualora l’autorità competente o un’altra autorità, organismo o persona che comunica le informazioni vi acconsenta, l’autorità che riceve le informazioni può utilizzarle per altri scopi. Qualsiasi informazione riservata ricevuta, scambiata o trasmessa a norma della direttiva è soggetta alle condizioni in materia di segreto professionale così stabilite, che, tuttavia, non ostano a che le autorità competenti scambino o trasmettano informazioni riservate ai sensi della presente direttiva e di altre direttive applicabili alle imprese di investimento, agli enti creditizi, ai fondi pensione, agli OICVM, agli intermediari assicurativi e riassicurativi, alle imprese di assicurazione, ai mercati regolamentati o ai gestori del mercato o altri con l’assenso dell'autorità competente o altra autorità, organismo, o persona fisica o giuridica che ha trasmesso l’informazione. Parimenti, le autorità competenti possano scambiare o trasmettere, in conformità della legislazione nazionale, informazioni riservate che non sono state ricevute da un’autorità competente di un altro Stato membro.

Analoghe disposizioni in materia di segreto d’ufficio e di segreto professionale sono poste, per quanto concerne l’attività di vigilanza sulle imprese di assicurazione, dall’art. 16 della direttiva 92/49/CEE12 e dall’art. 16 della direttiva 2002/83/CE13.

In particolare, va rilevato che gli obblighi di collaborazione tra le autorità, essenziali per l’esercizio della funzione di vigilanza, trovano attuazione a livello comunitario nel presupposto del reciproco rispetto del segreto d’ufficio, in quanto le disposizioni comunitarie espressamente enunciano il principio secondo cui nessuna notizia ricevuta nell’ambito degli scambi informativi e nel quadro della collaborazione tra autorità può essere divulgata se non in forma sommaria e globale.

3. Il perdurante, difficile contemperamento di interessi tra segreto d’ufficio in materia bancaria e finanziaria e poteri di accertamento tributari.

La legislazione di settore salvaguarda quindi la riservatezza delle notizie conosciute dalle autorità di vigilanza in ragione delle loro funzioni, anche nei confronti delle pubbliche amministrazioni, fatte salve le esigenze di indagini penali in corso, i casi di fallimento o liquidazione e gli obblighi di collaborazione tra le autorità. E’ molto probabile, fra l’altro, che tale meccanismo di protezione delle informazioni in possesso delle autorità di vigilanza sarà alla base del nuovo sistema di vigilanza europea previsto dal noto rapporto del Gruppo di studio presieduto da Jacques de Larosière14.

Al riguardo, va tenuta ben presente la diversa ratio che informa il segreto bancario, che tutela le informazioni riguardanti la clientela degli intermediari finanziari, e il segreto d’ufficio, che tutela invece le informazioni che sono state assunte dalle autorità di vigilanza nell’esercizio delle loro funzioni.

Nel primo caso, il legislatore tende a tutelare il diritto alla riservatezza dei privati, che però cede necessariamente di fronte all’interesse pubblico rappresentato dall’accertamento tributario. Una tale ratio è ben colta dalla giurisprudenza costituzionale15, che ha avuto modo di sottolineare come il segreto bancario non può valere a coprire illeciti tributari e non può essere di ostacolo all’accertamento dei medesimi illeciti, in quanto, secondo la Corte, alla riservatezza cui le banche sono tenute nei confronti delle operazioni dei propri clienti non si può applicare il paradigma di garanzia proprio dei diritti di libertà personale, poiché alla base del segreto bancario non ci sono valori della persona umana da tutelare, essendoci più semplicemente istituzioni economiche e interessi patrimoniali ai quali il paradigma di garanzia dei diritti di libertà personale non risulta strettamente applicabile16.

Non è dubitabile, pertanto, che le informazioni relative alla clientela possano essere comunicate da parte degli intermediari all’Amministrazione finanziaria per finalità di accertamento tributario. Diverso è invece il caso, ora previsto dal decreto-legge n. 78 del 2009, che l’Amministrazione finanziaria possa richiedere alle autorità di vigilanza sui mercati finanziari la comunicazione delle informazioni assunte nell’esercizio delle loro funzioni, la cui protezione è assicurata dalle norme nazionali e comunitarie sul segreto d’ufficio sopra richiamate, poste a tutela non di interessi privati patrimoniali della persona, bensì di interessi pubblici primari.

La “protezione”17 dei dati e delle informazioni detenute dalle autorità di vigilanza sui mercati finanziari si giustifica, come osserva la dottrina18, in ragione della primarietà degli interessi dell’ordinamento finanziario rispetto ad altri interessi di rilievo pubblicistico: proprio poiché il segreto d’ufficio si trova posto a salvaguardia di interessi pubblici, e non di meri interessi privati come invece, in misura prevalente, il segreto bancario, la sua portata non può essere compressa se non a fronte di interessi pubblici altrettanto rilevanti, il cui perseguimento non ponga a repentaglio la complessiva stabilità del sistema bancario e finanziario.

In definitiva, le norme introdotte in sede di conversione nel decreto-legge n. 78 del 2009 rischiano di minare la certezza del diritto, in quanto, se è chiaro che esse valgono a derogare le norme dell’ordinamento interno sul segreto d’ufficio, non sembrano invece che possano risultare compatibili con le corrispettive norme dell’ordinamento comunitario, con le quali va assicurata la coerenza, revocandosi così in dubbio la concreta applicabilità delle nuove disposizioni.

Fra l’altro, gli esposti dubbi sulla possibilità di applicare le nuove disposizioni hanno riflessi anche sul piano della copertura finanziaria dell’intero decreto-legge n. 78 del 2009, in quanto alle norme di potenziamento della riscossione tributaria, quali quelle in esame, vengono dal legislatore collegati rilevanti effetti di nuove entrate per l’erario19.

1

Sui poteri di accertamento e di riscossione degli uffici delle imposte v., in generale, P. RUSSO, Manuale di diritto tributario, Parte generale, Milano, 2002, 290 ss. La giurisprudenza in materia è copiosa: di recente, ad esempio, Cass., sez. V, 29 marzo 2002, n. 4601 ha statuito che in tema di accertamento delle imposte sui redditi ai sensi degli artt. 32 e 39 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, i dati raccolti dall’Ufficio delle imposte in sede di accesso ai conti correnti bancari di un professionista consentono, in virtù della presunzione contenuta nella detta normativa, di imputare gli elementi da essi risultanti direttamente a ricavi dell’attività di lavoro autonomo svolta dal medesimo,salva la possibilità per il contribuente di provare che determinati accrediti non costituiscono proventi della detta attività. In tali casi, la legittimità dell’utilizzazione, da parte dell’Amministrazione finanziaria, dei movimenti dei conti correnti bancari non risulta condizionata alla previa instaurazione del contraddittorio con il contribuente sin dalla fase dell’accertamento, atteso che il citato art. 32 prevede il contraddittorio come oggetto di una mera facoltà dell’Amministrazione tributaria, non di un obbligo.

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2

Alle società fiduciarie di cui alla legge 23 novembre 1939, n. 1966, e a quelle iscritte nella sezione speciale dell’albo di cui all'articolo 20 del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 (TUF), può essere richiesto, tra l’altro, specificando i periodi temporali di interesse, di comunicare le generalità dei soggetti per conto dei quali esse hanno detenuto o amministrato o gestito beni, strumenti finanziari e partecipazioni in imprese, inequivocamente individuati. La richiesta deve essere indirizzata al responsabile della struttura accentrata, ovvero al responsabile della sede o dell’ufficio destinatario che ne dà notizia immediata al soggetto interessato; la relativa risposta deve essere inviata al titolare dell’ufficio procedente. Lo stesso art. 32 del d.p.r. n. 600 del 1973 prevede, al punto 5, che alle società ed enti di assicurazione, per quanto riguarda i rapporti con gli assicurati del ramo vita, possono essere richiesti da parte degli uffici delle imposte dati e notizie attinenti esclusivamente alla durata del contratto di assicurazione, all’ammontare del premio e alla individuazione del soggetto tenuto a corrisponderlo.

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3

Sul segreto bancario v., ex multis, G. RUTA, Segreto bancario e riforma tributaria, in Bancaria, 1970, 1, 26 ss.; G. MOLLE, In tema di segreto bancario, in Banca, borsa, tit. cred., 1974, 4, II, 386 ss.; A. DIAMATO, Sul fondamento e i limiti del segreto bancario, in Giust. civ., 1975, 1, I, 74 ss.; N. SALANITRO, Il segreto bancario, in Giur. comm., 1977, 1, I, 72 ss.; F. MARTORANO, Convenzione di assegno e segreto bancario, in Banca, borsa, tit. cred., 1978, 2, I, 217 ss.; G.L. PELLIZZI, Banca e segreto bancario di fronte all’istanza di esibizione nel giudizio civile, in Banca, borsa, tit. cred., 1978, 2, I, 229 ss.; A. DIAMATO, Il segreto bancario, Napoli, 1979; M. PORZIO, Il fondamento normativo del segreto bancario, in Banca, borsa, tit. cred., 1982, 4, I, 1018 ss.; R. VIGO, Libertà e divieti nella circolazione delle notizie bancarie, Milano, 1983; G. CAVALLI, Appunti sulle fonti normative del segreto bancario, in Giur. it., 1987, 7, IV, 314 ss.; C.F. GROSSO, Osservazioni sulla responsabilità penale in materia di segreto bancario, in Giur. it., 1987, 5, IV, 193 ss.; G. AMOROSO, Segreto bancario ed accertamenti tributari, in Foro it., 1992, 4, I, 1039 ss.; A. PACE, Segreto bancario e asserita maggior tutela dei valori personalistici, in Giur. cost., 1992, 1, 297 ss.; N. SALANITRO, Privacy e segreto bancario, in Banca, borsa, tit. cred., 1998, 2, I, 228 ss.; A. PICCARDO, Verifiche bancarie: sulla retroattività del nuovo regime del segreto bancario e sull’utilizzabilità dei conti dei soci per rettificare il reddito della società, in Dir. pratica trib., 2000, 3, II, 616 ss.; R. COSTI, L’ordinamento bancario, Bologna, 2007, 650 ss.; G. DE FALCO, Segreto bancario: morte o resurrezione?, in Riv. dir. bancario (www.dirittobancario.it), gennaio 2009.

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4

Sul segreto d’ufficio nell’ambito della disciplina dei mercati finanziari v., ex multis, M.A. CABIDDU, Totem e tabù, ovvero Banca d’Italia e segreto d’ufficio, in Banca, borsa, tit. cred., 2002, 5, II, 643 ss.; R. COSTI, L’ordinamento bancario, Bologna, 2007, 546 ss.; R. IPPOLITO – D. MORGANTE, La trasparenza del procedimento amministrativo e il segreto d’ufficio, in E. GALANTI (a cura di), Diritto delle banche e degli intermediari finanziari, Padova, 2008, 636 ss.

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5

Sulla portata dell’art. 7 del TUB v. il commento di G. MONTEDORO, Art. 7, in F. CAPRIGLIONE, Commentario al testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, I, Padova, 2001, 57 ss.

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6

La norma precisa inoltre che la Banca d’Italia collabora, anche mediante scambio di informazioni, con le autorità competenti degli Stati comunitari, al fine di agevolare le rispettive funzioni. Le informazioni ricevute dalla Banca d’Italia possono essere trasmesse alle autorità italiane competenti, salvo diniego dell’autorità dello Stato comunitario che ha fornito le informazioni. Nell’ambito di accordi di cooperazione e di equivalenti obblighi di riservatezza, la Banca d’Italia può scambiare informazioni preordinate all’esercizio delle funzioni di vigilanza con le autorità competenti degli Stati extracomunitari; le informazioni che la Banca d'Italia ha ricevuto da un altro Stato comunitario possono essere comunicate soltanto con l’assenso esplicito delle autorità che le hanno fornite. La Banca d’Italia può scambiare informazioni con autorità amministrative o giudiziarie nell’ambito di procedimenti di liquidazione o di fallimento, in Italia o all’estero, relativi a banche, succursali di banche italiane all’estero o di banche comunitarie o extracomunitarie in Italia, nonché relativi a soggetti inclusi nell’ambito della vigilanza consolidata. La Banca d’Italia può comunicare ai sistemi di garanzia italiani e, a condizione che sia assicurata la riservatezza, a quelli esteri informazioni e dati in suo possesso necessari al funzionamento dei sistemi stessi. Nel rispetto delle condizioni previste dalle direttive comunitarie applicabili alle banche, la Banca d’Italia scambia informazioni con tutte le altre autorità e soggetti esteri indicati dalle direttive medesime.

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7

Su tale disposizione v. il commento di M. SCALISE – A. LONGO, Art. 10, in Il Codice delle assicurazioni private. Commentario al d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209 diretto da F. Capriglione, I, Padova, 2007, 94 ss.

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8

Pubblicata nella G.U.U.E. 30 giugno 2006, n. L 177.

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9

Tuttavia, nei casi concernenti un ente creditizio dichiarato fallito o soggetto a liquidazione coatta ordinata da un tribunale, le informazioni riservate che non riguardino i terzi partecipanti ai tentativi di salvataggio possono essere divulgate nell'ambito di procedimenti civili o commerciali.

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10

La direttiva, pubblicata nella G.U.U.E. 30 aprile 2004, n. L 145, ha modificato le direttive 85/611/CEE e 93/6/CEE del Consiglio e la direttiva 2000/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e ha abrogato la direttiva 93/22/CEE del Consiglio.

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11

Qualora un’impresa di investimento, un gestore del mercato o un mercato regolamentato siano dichiarati falliti o siano soggetti a liquidazione coatta, le informazioni riservate che non riguardino terzi possono essere rivelate nel quadro di procedimenti civili o commerciali, se necessarie a tali procedimenti.

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12

Direttiva del Consiglio che coordina le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative riguardanti l’assicurazione diretta diversa dall’assicurazione sulla vita e che modifica le direttive 73/239/CEE e 88/357/CEE (terza direttiva assicurazione non vita), pubblicata nella G.U.C.E. 11 agosto 1992, n. L 228.

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13

Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all’assicurazione sulla vita, pubblicata nella G.U.C.E. 19 dicembre 2002, n. L 345.

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14

Presentato il 25 febbraio 2009.

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15

Corte cost., sentenza 18 febbraio 1992, n. 51 (pres. Corasaniti, red. Baldassarre), sulla quale v. il commento di A. PACE, Segreto bancario e asserita maggior tutela dei valori personalistici, in Giur. cost., 1992, 1, 297 ss.

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16

La Corte ha richiamato, a tal fine, le sentenze n. 55 del 1968 e n. 22 del 1971.

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17

Secondo l’espressione di R. COSTI, L’ordinamento bancario, cit., 548.

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18

G. MONTEDORO, Art. 7, cit., 68.

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19

L’emendamento 5.111 (nuova formulazione) all’A.C. 2561, recante il disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge n. 78 del 2009, pubblicato nel Bollettino delle Giunte e Commissioni della Camera dei deputati del 21 luglio 2009 e poi approvato, ha infatti introdotto una norma di spesa all’art. 5 del decreto-legge, prevedendo a copertura dei conseguenti oneri finanziari il potenziamento della riscossione tributaria da attuarsi anche mediante la previsione della possibilità di richiesta di informazioni e dati da parte dell’Amministrazione finanziaria alle autorità di vigilanza

sui mercati finanziari.

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