Titoli di credito
Maggio 2018

Assegno elettronico: la procedura interbancaria denominata Check Image Truncation. Commento a Decisione ABF Collegio di Coordinamento n. 7283 del 5 aprile 2018.

Estremi per la citazione:

B. Campagna, Assegno elettronico: la procedura interbancaria denominata Check Image Truncation. Commento a Decisione ABF Collegio di Coordinamento n. 7283 del 5 aprile 2018., in Riv. dir. banc., dirittobancario.it, 34, 2018

ISSN: 2279–9737
Rivista di Diritto Bancario

Sommario: 1. Premessa – 2. La Decisione dell’Arbitro Bancario Finanziario ed i fatti di causa. – 3. Gli orientamenti dell’Arbitro Bancario Finanziario precedenti alla Decisione del Collegio di Coordinamento n. 7283/18. – 4. Spunti di riflessione.

 

Massima

Nella procedura interbancaria denominata Check Image Truncation, incorre in responsabilità l’intermediario negoziatore che, davanti a indizi di irregolarità dell’assegno, non ponga in essere le cautele, necessarie a ridurre il rischio di frode come la verifica della presenza del codice bidimensionale, e si limiti, invece, alla mera richiesta telefonica.

1. Premessa

Il D.L. 13 maggio 2011 n. 70 (c.d. “Decreto Sviluppo”), convertito, con modificazioni, dalla L. 12 luglio 2011, n. 106, ha apportato significative modifiche al Regio Decreto 21 dicembre 1933, n. 1736 (“Legge Assegni”), nella parte che disciplina la presentazione al pagamento degli assegni bancari e circolari.  In sostanza, la Legge Assegni ora prevede che: i) l’assegno bancario e l’assegno circolare possono essere presentati al pagamento sia in forma cartacea che elettronica (cfr. artt. 31, comma 3 e 86, comma 1, ultimo periodo); ii) il protesto o la constatazione equivalente possono essere effettuati in forma elettronica sull’assegno presentato al pagamento in forma elettronica (cfr. art. 61, comma 3);  iii) le copie informatiche di assegni cartacei sostituiscono ad ogni effetto di legge gli originali da cui sono tratte se la loro conformità all’originale è assicurata dalla banca negoziatrice mediante l’utilizzo della propria firma digitale (cfr. art. 66, comma 2).  Al Ministero dell’Economia e delle Finanze ed alla Banca d’Italia spettava, rispettivamente, il compito di disciplinare le modalità attuative delle norme di rango primario e di adottare le regole tecniche volte a completare il quadro normativo di riferimento. Terminate le fasi di pubblica consultazione, sono stati quindi adottati il Decreto Ministeriale 3 ottobre 2014, n. 205 (“Regolamento recante presentazione al pagamento in forma elettronica degli assegni bancari e circolari”, pubblicato in GU il 6 marzo 2015; di seguito il “Decreto MEF”) ed il Regolamento Banca d’Italia del 22 marzo 2016 (pubblicato in GU il successivo 30 aprile unitamente all’Allegato tecnico ed entrato in vigore il 15 maggio u.s.; di seguito, il “Regolamento Banca d’Italia”). A ben vedere, il nuovo regime di dematerializzazione degli assegni bancari e circolari (che, invero, si applica anche agli assegni e vaglia postali ed ai titoli speciali della Banca d’Italia) rappresenta l’evoluzione e la “codificazione” di iniziative avviate già da tempo nel settore. Viene a mente, anzitutto, l’accordo interbancario emanato dall’Associazione Bancaria Italiana (ABI) nel 1993, che ha introdotto la c.d. Check Truncation, ossia la procedura interbancaria che consente alla banca negoziatrice di presentare all’incasso assegni bancari (fino ad euro 5.000,00) ed assegni circolari (senza limiti di importo) mediante la mera trasmissione alla banca trattaria o alla banca emittente di un flusso elettronico di dati, senza invio del documento cartaceo.  Un ulteriore passo in avanti verso la dematerializzazione si è avuto nel 2006, allorquando fu presentato al Governo il progetto per la “trasmissione digitale dell’immagine degli assegni”, predisposto dalla Banca d’Italia con il supporto della CIPA (Convenzione Interbancaria per i Problemi dell’Automazione), dell’ABI[1] e di alcune banche nazionali. Tale progetto pose le basi dell’attuale processo di digitalizzazione, attraverso la definizione di una nuova procedura interbancaria del SITRAD (Sistema Interbancario di Reti per Trasmissione Dati1) volta a consentire il troncamento (“truncation”) di tutti gli assegni bancari e circolari all’incasso e la trasmissione, dalla banca negoziatrice alla banca trattaria o emittente, dei dati contabili dell’assegno e della relativa immagine (con conseguente presentazione al pagamento in modalità esclusivamente elettronica). Venendo agli aspetti salienti della nuova disciplina, l’art. 2, comma 2, del Decreto MEF stabilisce che “si ha presentazione in forma elettronica quando il trattario [in caso di assegno bancario] o l’emittente [in caso di assegno circolare] ricevono dal negoziatore l’immagine dell’assegno unitamente alle informazioni previste dal regolamento della Banca d’Italia”.  Il “cuore” del nuovo regime consiste, dunque: i) nella generazione dell’immagine dell’assegno, poiché è questa che sarà presentata al pagamento (o, se del caso, oggetto di protesto o constatazione equivalente) in sostituzione del titolo cartaceo;  ii) nell’apposizione della firma digitale da parte della banca negoziatrice.  Al riguardo, il Decreto MEF definisce “immagine dell’assegno : la copia per immagine dell’assegno, su supporto informatico, di cui all’art. 1, comma 1, lettera i-ter del CAD[2] conforme all’originale cartaceo ai sensi di quanto previsto dall’art. 66 della legge assegni (cfr. art. 1).  In concreto, l’immagine dell’assegno dovrà essere generata secondo quanto previsto dall’art. 3 del DPCM 13 novembre 2014, recante le regole tecniche per la formazione e trasmissione dei documenti informatici ai sensi del Codice dell’Amministrazione Digitale[3] (CAD). A seguito delle novità normative e regolamentari intervenute, è stato definito un nuovo processo di incasso degli assegni, denominato “CIT” (Check Image Truncation). La novità più rilevante consiste nella sostituzione degli originali cartacei con le copie informatiche degli assegni. All’atto della presentazione dell’assegno per l’incasso presso lo sportello, l’operatore, previo controllo formale del titolo, provvede a generare l’immagine dell’assegno. L’assegno cartaceo viene conservato dalla banca negoziatrice solamente per sei mesi dallo spirare del termine di presentazione, decorsi i quali viene distrutto, fatti salvi casi particolari. Con la generazione dell’immagine il titolo cartaceo perde valenza giuridica e quindi il portatore del titolo può ottenere una sola volta:  una copia analogica dell’immagine dell’assegno, con le informazioni relative al mancato pagamento su cui è apposta una dichiarazione del negoziatore attestante la sua conformità all’originale;  una copia analogica del protesto o della constatazione equivalente o del documento attestante la non protestabilità. A richiesta degli aventi diritto, inoltre, è consentito rilasciare altre copie semplici, sia analogiche che informatiche, ma prive di valenza giuridica. La presentazione al pagamento in forma elettronica sarà giuridicamente valida nel momento in cui il trattario o l’emittente ricevono in via telematica dal negoziatore: i)  i soli dati dell’assegno, per gli assegni bancari e postali di importo sino a euro 8.000 e per gli assegni circolari e vaglia postali senza limiti di importo (questi ultimi dovranno recare in chiaro i dati del beneficiario); ii) i dati e l’immagine dell’assegno firmata digitalmente per gli assegni bancari e postali di importo superiore a euro 8.000. Parimenti, la procedura informatica prevede anche l’invio delle comunicazioni dell’eventuale impossibilità di pagare il titolo e le comunicazioni dell’esito del protesto/constatazione equivalente o dichiarazione di non protestabilità. Inoltre, nel caso di presentazione al pagamento mediante i soli dati contabili il trattario/emittente che dovesse avere necessità di svolgere le verifiche di competenza sull’immagine dell’assegno potrà chiederne la trasmissione anche per quelli di importo fino a euro 8.000. Quindi, per assicurare certezza all’intero meccanismo sono previsti tempi massimi per le diverse fasi del ciclo di lavorazione degli assegni. Infatti, la presentazione al pagamento in forma elettronica dell’assegno deve avvenire non oltre il giorno lavorativo successivo a quello in cui l’assegno è stato girato per l’incasso al negoziatore. Per quanto ovvio, anche la procedura di protesto avverrà tramite procedura telematica presso i notai o presso Banca d’Italia.

2. La Decisione dell’Arbitro Bancario Finanziario ed i fatti di causa

Nella decisione, oggetto del presente scritto, il ricorrente nell’aprile 2017, in procinto di vendere a un soggetto conosciuto su internet un orologio d’oro, custodito in una cassetta di sicurezza della filiale dell’intermediario A, sita nella propria città di residenza, si sarebbe rivolto al direttore di un’altra filiale dello stesso intermediario B, sita nel luogo dove il ricorrente temporaneamente dimorava, per farsi consigliare sulla modalità di pagamento più sicura per il buon esito della transazione. Il direttore, a detta del ricorrente, avrebbe suggerito di richiedere un assegno circolare e avrebbe contattato in sua presenza il direttore della filiale del luogo di residenza per «spiega[rgli] la problematica e la procedura da adottare». Successivamente l’acquirente, identificandosi tramite un documento di identità e tramite tesserino sanitario[4], aveva consegnato al ricorrente l’assegno circolare, emesso da un intermediario non convenuto recante l’importo di € 15.800,00. L’assegno era stato rimesso nelle mani del direttore della Filiale, che aveva delegato un dipendente a controllarne la validità. Il dipendente avrebbe attestato, a detta del ricorrente, «di aver proceduto alle operazioni di verifica e che le stesse avevano dato esito positivo». Ciò sembrerebbe comprovato dallacircostanza che agli atti del presente procedimento è stata allegata copia dell’assegno consopra impressi la dicitura di “bene-emissione”[5], il timbro della Filiale dell’intermediario, la firma del dipendente e la data 13/4/2017. Di fronte a cotante rassicurazioni in ordine allavalidità dell’assegno, il ricorrente aveva provveduto alla consegna dell’orologioall’acquirente lì presente e al versamento dell’assegno sul proprio conto corrente apertopresso l’intermediario A. Alcuni giorni dopo, l’importo originariamente accreditato sul suoconto era stato stornato in ragione del fatto che l’assegno, inviato alla banca emittente, erarisultato contraffatto e che il nominativo del dipendente da cui era stata ricevuta il bene-emissionerisultava sconosciuto presso l’Agenzia di riferimento dell’intermediario.Il ricorrente si è perciò rivolto all’ABF per ottenere che entrambi gli intermediari venissero «dichiarati responsabili – in via solidale e/o pro quota e/o alternativa – del danno occorso al [ricorrente] e, conseguentemente, condannati al risarcimento del danno dallo stesso subito, pari all’importo di € 15.800,00 ed al rimborso delle spese di procedura».Ad avviso dell’intermediario invece, l’assegno non presentava anomalie rilevabili ictu oculi[6], e quindi non sussisterebbe alcun obbligo di effettuare accertamenti sulla validità del titolo prima del suo accredito. Lo stesso aveva deciso comunque di contattare telefonicamente l’intermediario B richiedendo il “bene-emissione”, «desumendo il numero telefonico da elenco a consultazione pubblica e, ricevuta una risposta positiva, [aveva] … annotato il cognome dell’asserito dipendente». Inoltre, la circostanza che l’intermediario B avesse provveduto ad inoltrare un messaggio interbancario al sistema non sarebbe valsa a escludere i profili di responsabilità a suo carico: l’attività di informativa risultava, infatti, riferita «ad un periodo di tempo ampiamente antecedente alla negoziazione del titolo in questione, risultato falsificato in sede di negoziazione al “salvo buon fine” solo in data 13/4/2017, dunque oltre quanto ragionevolmente prevedibile e necessario per l’aggiornamento dei recapiti usuali». E ancora ha sostenuto che appariva «del tutto inconcepibile che una banca venendo a conoscenza di intromissioni fraudolente almeno dal luglio 2016 non [fosse]… stata in grado di mettere in sicurezza le proprie linee telefoniche in un arco temporale di oltre otto mesi ovvero di inibire l’utilizzo dei riferimenti precedentemente resi pubblici e su cui sia i privati sia gli altri intermediari [facevano]… affidamento». Il bene emissione, in ogni caso, non sarebbe stato vincolante e che l’assegno era stato negoziato con la clausola “salvo buon fine”, «quindi con completa accettazione da parte di chi versa[va] l’assegno del rischio di insoluto connesso ad ogni operazione di tale natura». Pertanto, potendosi qualificare come imprudente la condotta di chi consegnava la merce senza attendere il pagamento effettivo del titolo (o senza concordare modalità di pagamento tracciabili più sicure), l’intermediario richiedeva il rigetto del ricorso. La procedura interbancaria denominata Check Image Truncation (CIT) è operativa solo dal 29 gennaio 2018 (con possibilità per gli intermediari di adeguarsi fino al 5 marzo – in qualità di emittenti – ed al 4 maggio – in qualità di negoziatori) ma la Circolare del 2016 ha previsto che l’obbligo di consegnare alla clientela assegni rispondenti ai nuovi standard, che – come si è detto in premessa – impongono l’apposizione del codice bidimensionale, decorra in via anticipata rispetto alla data di avvio della CIT e ha quindi disposto che “dal 1° luglio 2016 gli intermediari dovranno obbligatoriamente consegnare alla clientela solo materialità di assegni “a nuovo”. Pertanto partendo da questo presupposto l’Arbitro Bancario Finanziario, ha rilevato che l’assegno circolare presentato all’intermediario A, recante data 12.04.2017 (data successiva al 1° luglio 2016) non possedeva tale codice. Ciò avrebbe potuto esser riscontrato anche attraverso un mero esame visivo del titolo. Orbene l’anomalia avrebbe dovuto indurre l’intermediario A a mettere in atto tutte le cautele possibili e a non limitarsi ad effettuare una telefonata. L’intermediario avrebbe dovuto quanto meno ottenere una conferma scritta da parte della banca emittente o collocatrice e avrebbe dovuto altresì identificare con modalità più sicure il funzionario che forniva il bene emissione. A ciò si aggiunga che, nel caso trattato, l’intermediario A ha anche ammesso di aver avuto contezza perlomeno del primo dei due messaggi inviati dall’intermediario B alla rete interbancaria. L’intermediario A ha, dunque, agito con grave negligenza e pertanto come sancito dalla decisione del Collegio di Coordinamento incorre in responsabilità l’intermediario negoziatore che, davanti a indizi di irregolarità dell’assegno, non ponga in essere almeno le cautele sopra indicate, necessarie a ridurre il rischio di frode, e si limiti, invece, alla mera richiesta telefonica. La banca dunque è ritenuta responsabile del pagamento di un assegno falsificato solo nei casi (come quello in questione) in cui tale alterazione sia rilevabile ictu oculi, in base alle conoscenze del bancario medio, il quale non è tenuto a disporre di particolari attrezzature strumentali o chimiche per rilevare la falsificazione, né è tenuto a mostrare le qualità di un esperto grafologo[7]. Principio questo ribadito già dalla Suprema Corte[8] la quale aveva affermato che: “nel caso di falsificazione di assegno bancario nella firma di traenza, la misura della diligenza richiesta alla banca nel rilevamento di detta falsificazione è quella dell’accorto banchiere, avuto riguardo alla natura dell’attività esercitata, alla stregua del paradigma di cui al secondo comma dell’art. 1176 cod. civ. Ne consegue che spetta al giudice del merito valutare la rispondenza al predetto paradigma della condotta richiesta alla banca in quel dato contesto storico e rispetto a quella determinata falsificazione, attivando così un accertamento di fatto volto a saggiare, in concreto e caso per caso, il grado di esigibilità della diligenza stessa; verifica che, di regola, verrà a svolgersi in base ad un apprezzamento rivolto a verificare se la falsificazione sia, o meno, riscontrabile attraverso un attento esame diretto, visivo o tattile, dell’assegno da parte dell’impiegato addetto, in possesso di comuni cognizioni teorico tecniche, ovvero pure in forza di mezzi e strumenti presenti sui normali canali del mercato di consumo e di agevole utilizzo, o, piuttosto, se la falsificazione stessa sia, invece, riscontrabile soltanto tramite attrezzature tecnologiche sofisticate e di difficile e dispendioso reperimento e/o utilizzo o tramite”.

3. Gli orientamenti dell’Arbitro Bancario Finanziario precedenti alla Decisione del Collegio di Coordinamento n. 7283/18

Sulla diligenza richiesta all’intermediario giratario di un assegno circolare per l’incasso si era espresso con decisione n. 2965/12 il Collegio Nord ABF ritenendo che qualora il titolo di credito non presenti anomalie rilevabili ictu oculi[9], con la particolare diligenza dell’accorto banchiere, l’intermediario non ha l’onere di compiere ulteriori accertamenti sulla validità del titolo prima dell’accredito del relativo importo al proprio correntista, a meno che ne sia espressamente richiesto dal cliente. In tale ultima ipotesi, se l’intermediario adempie l’incarico ricevuto dal cliente inviando alla banca emittente una richiesta telefonica di bene emissione del titolo ricevendo una risposta positiva prima che il prenditore dia esecuzione alla sua prestazione a favore di colui che ha consegnato l’assegno circolare in pagamento, si deve ritenere che egli abbia eseguito correttamente ed esaustivamente il mandato ricevuto. Invero, la richiesta di bene emissione costituisce una prassi interna tra istituti di credito che, nel caso di assegno circolare - che contiene la promessa incondizionata della banca emittente di pagare a vista la somma indicata nel titolo - rappresenta una garanzia immediata che la banca emittente, che con l’emissione del titolo ha assunto direttamente l’obbligo del pagamento di esso, onorerà il suo impegno e costituisce fonte di un giustificato affidamento per l’intermediario richiedente e per il prenditore. Se risulterà in seguito che l’assegno era falso l’intermediario che ha richiesto ed ottenuto la conferma di bene emissione dall’intermediario emittente non potrà essere ritenuto colpevole di negligenza. Nel caso in questione la banca negoziatrice ha richiesto il bene emissione alla banca emittente dell’assegno ricevendone risposta positiva ed il prenditore, rassicurato, ha consegnato la merce all’acquirente. Qualche giorno dopo la banca negoziatrice ha reiterato la richiesta a mezzo fax trasmettendo la fotocopia dell’assegno ed ha ricevuto, questa volta, risposta negativa; ma intanto il prenditore aveva consegnato la merce al falsario. Nella situazione qui descritta non si ravvisa quindi una ipotesi di colpa nel comportamento dell’intermediario negoziatore. Con altra decisione la n. 397 del 22 gennaio 2014 il Collegio di Milano, ha rilevato che l’utilizzo della procedura c.d. di check truncation, finalizzata ad obiettivi di economicità e di maggiore snellezza nella negoziazione dei titoli, non può incidere in alcun modo sugli obblighi di diligenza posti a carico dell’operatore bancario nello svolgimento di tale servizio. L’applicazione del suesposto principio ai fini del dimensionamento del rischio connesso alla procedura di check truncation conduce, quindi, ad escludere la responsabilità della banca nel caso in cui, quand’anche si fosse proceduto per le vie tradizionali e, dunque, attraverso la materiale rimessione dell’assegno, la sua irregolarità non sarebbe stata comunque agevolmente rilevabile e, correlativamente, ad affermare tale responsabilità nel caso opposto, quando cioè la materiale visione del titolo avrebbe consentito l’immediato riscontro del difetto. In tema di firma apocrifa del traente (caso statisticamente più ricorrente) la responsabilità della banca che, avvalendosi della check truncation, abbia deliberatamente rinunciato ad assolvere l’obbligo di verifica cartolare, va affermata, dunque, nel caso in cui la firma apposta sul titolo sia palesemente difforme da quella del soggetto autorizzato. Il Collegio ha ritenuto che, anche in assenza del ricorso alla descritta procedura elettronica e nel caso invece di una traditio materiale del titolo, la banca trattaria non avrebbe potuto riscontrare alcuna palese difformità della sottoscrizione e, quindi, non avrebbe avuto alcun legittimo motivo per rifiutare il pagamento. Ricordando il consolidato orientamento giurisprudenziale secondo il quale lo standard di diligenza professionale esigibile dalla banca cui sia presentato per l’incasso un assegno bancario, viene individuato nel suo dovere di rifiutarsi di pagarlo solo quanto l’eventuale irregolarità (falsificazione o alterazione) dei requisiti esteriori dello strumento di pagamento sia rilevabile ictu oculi[10], cioè osservando una diligenza che non comporta anche la predisposizione e l’utilizzo di tecniche o strumenti idonei a rilevare l’autenticità delle sottoscrizioni o di altre contraffazioni dei titoli presentati per la riscossione.[11]  In caso di presentazione elettronica del titolo (cd. check truncation) l’Arbitro ha più volte ribadito il fondamento negoziale di tale procedura, che comporta un vantaggio per gli intermediari, ma anche maggiori rischi in sede di pagamento, che, in ogni caso, non possono ricadere sul cliente[12]. Peraltro, anche nel caso di check truncation, la responsabilità della banca va esclusa nel caso in cui, quand’anche si fosse proceduto secondo i metodi tradizionali (ovvero per mezzo della materiale rimessione dell’assegno), l’irregolarità presente sul titolo non sarebbe stata comunque agevolmente rilevabile. Con la decisione n. 417858 del 29 marzo 2017  si è rilevato che, ai fini della contraffazione dei titoli, è stato utilizzato il modello di assegno bancario, aventi caratteri microforati, distribuito alla clientela, che facesse richiesta di nuovi carnet, a partire dalla metà del 2016 in previsione del passaggio dalla check truncation alla check image truncation. A prescindere dalla circostanza che la ricorrente principale abbia dichiarato nella denuncia ai Carabinieri che gli assegni incassati, che le erano stati mostrati dalla direttrice della filiale della banca convenuta, fossero “perfettamente identici a quelli in mio possesso”, circostanza che certamente non fornisce elementi di chiarezza sul caso di specie, non sembra rilevante che le copie dei titoli originari allegate dai ricorrenti, recanti la stessa numerazione di quelli incassati, presentino varie difformità grafiche rispetto a questi ultimi, trattandosi evidentemente di assegni appartenenti a un carnet rilasciato prima della metà del 2016. In definitiva, poiché gli assegni incassati erano conformi al modello di titoli circolanti all’epoca delle operazioni contestate, la difformità di tali assegni rispetto a quelli originari prodotti dai ricorrenti, non costituisce di per sé, in assenza di un’agevole rilevabilità dell’avvenuta contraffazione, motivo per affermare la responsabilità della banca trattaria.

4. Spunti di riflessione

Il rinnovato quadro normativo, come sinteticamente descritto in premessa, ponendosi in linea di continuità con gli interventi posti in essere nel corso degli anni, rappresenta un importante passo avanti verso forme di sempre maggiore flessibilità e snellezza operativa del comparto bancario. Tuttavia, a fronte di un apprezzabile livello di dettaglio con cui la Banca d’Italia ha predisposto le proprie regole tecniche-operative, emergono talune zone di “ombra” sulle quali, ad avviso di chi scrive, si avrà modo di far luce nel corso del periodo di adeguamento messo a disposizione degli intermediari. In tale contesto, un ruolo decisivo spetterà alle associazioni di categoria (soprattutto con riferimento ai profili di carattere più marcatamente operativo) ed alla Banca d’Italia (per i profili di carattere interpretativo), le cui iniziative dovranno essere oggetto di attento e costante monitoraggio da parte degli osservatori qualificati. Secondo il nuovo regolamento, dettato dal Decreto Ministeriale, si ha presentazione al pagamento in forma elettronica quando il trattario o l'emittente, ovverosia la banca presso cui è tenuto il conto di traenza dell'assegno bancario, ovvero la banca che ha emesso l'assegno circolare,riceve dal negoziatore - ossia di regola la banca cui l'assegno è girato per l'incasso- l'immagine dell'assegno. Tale parola sta ad indicare la copia per immagine dell'assegno su supporto informatico conforme all'originale cartaceo. In altre parole il trattario dell'assegno continuerà ad operare come ha fatto fino ad oggi, ossia girando per l'incasso l'assegno alla propria banca, la quale provvederà a sua volta al versamento dello stesso sul conto corrente del trattario/beneficiario/cliente. La banca del trattario non dovrà più inviare alla banca su cui l'assegno è stato tratto l'assegno stesso, basterà infatti l'invio della riproduzione elettronica con gli estremi; a quel punto la banca su cui l'assegno è stato tratto – ossia la banca che deve effettivamente pagare – avrà un giorno lavorativo di tempo per mettere a disposizione la somma necessaria. In caso di mancato pagamento di un assegno presentato in forma elettronica il protesto o la constatazione equivalente saranno richiesti esclusivamente in via telematica secondo regole che verranno prossimamente definite dalla Banca d'Italia. Interessante notare che la trasformazione in formato elettronico degli assegni cartacei potrà essere effettuata dal negoziatore – la banca del trattario – ovvero affidata, sotto la sua esclusiva responsabilità, anche a soggetti terzi per effettuare la trasformazione in forma elettronica degli assegni cartacei, generando l'immagine dell'assegno. Tutto ciò, per espressa previsione del Decreto Ministeriale, dovrà svolgersi in conformità con quanto previsto dal CAD (Codice dell'Amministrazione Digitale, D.Lgs.7 marzo 2005 n. 82). A questo punto occorre ricordare che proprio il CAD, all'art. 20, prevede che"l'idoneità del documento informatico a soddisfare il requisito della forma scritta e il suo valore probatorio sono liberamente valutabili in giudizio, tenuto conto delle sue caratteristiche oggettive di qualità, sicurezza, integrità ed immodificabilità, fermo restando quanto disposto dall'articolo 21". Proprio al comma 1 del successivo art. 21, infatti, si precisa che"il documento informatico, cui si è apposta una firma elettronica, sul piano probatorio è liberamente valutabile in giudizio, tenuto conto delle sue caratteristiche oggettiva di qualità, sicurezza, integrità ed immodificabilità". Alla luce della normativa del CAD appare pertanto più che necessario che la Banca d'Italia delegata dal Decreto ad emanare le regole tecniche per l'attuazione del regolamento,operi con assoluta rigidità per predisporre un adeguato impianto di regole tecniche atte a non vanificare quanto di buono ad oggi previsto nel Decreto, con particolare riferimento alla certezza dei termini per un'immediata conoscenza del regolare pagamento dell'assegno o, in mancanza, dell'altrettanto immediato protesto per via telematica[13].




[1] Giova richiamare, in proposito, quanto osservato dall’ABI nella propria Circolare n. 21 del 12 giugno 2014, recante “Requisiti standard da rispettare in fase di stampa della materialità degli assegni”. Nel nuovo scenario operativo che vedrà la trasformazione dell’assegno cartaceo in documento informatico, utilizzabile ai fini della presentazione al pagamento e per tutte le ulteriori finalità consentite dalla legge, diventa fondamentale garantire una qualità delle immagini che risulti adeguata e quanto più possibile fedele all’originale. Per rispondere a questo obiettivo, si è ritenuto opportuno fissare dei requisiti che le banche dovranno rispettare in fase di stampa della materialità degli assegni che riguardano il formato, la tipologia di carta e la localizzazione delle informazioni presenti sul titolo. L’introduzione di elementi di standardizzazione di questo tipo potrà favorire il processo di creazione dell’immagine limitando, ad esempio, difetti legati alla leggibilità del titolo digitale conseguenti all’uso di colorazioni troppo scure per lo sfondo della materialità consentendo, sempre a titolo esemplificativo, la rilevazione automatica di determinate informazioni laddove localizzate in una parte ben definita dell’assegno. I nuovi requisiti, anche conseguenti all’introduzione delle misure antifrode descritte al paragrafo precedente, vanno ad integrare e in taluni casi a modificare, le indicazioni già presenti nel vigente Accordo interbancario per l’adozione del sistema uniforme di scrittura magnetica CMC7 (di seguito per semplicità “Accordo CMC7”) e nei relativi allegati e appendici e sono da intendersi vincolanti ed obbligatorie per le banche. Si descrivono a seguire i requisiti da rispettare per la stampa dei “nuovi” moduli di assegni facendo rinvio, per ulteriori dettagli e per una schematizzazione grafica di tali nuovi prototipi, al documento allegato n. 2 della presente circolare.

[2] Ai sensi del quale si intende per “copia per immagine su supporto informatico di documento analogico: il documento informatico avente contenuto e forma identici a quelli del documento analogico da cui è tratto”.

[3] Il Codice è entrato in vigore il 1º gennaio 2006. Esso ha lo scopo di assicurare e regolare la disponibilità, la gestione, l'accesso, la trasmissione, la conservazione e la fruibilità dell'informazione in modalità digitale utilizzando con le modalità più appropriate le tecnologie dell'informazione e della comunicazione all'interno della pubblica amministrazione, nei rapporti tra amministrazione e privati e in alcuni limitati casi, disciplina anche l'uso del documento informati conei documenti tra privati. Nel 2006, pochi mesi dopo l'entrata in vigore, il Codice è stato oggetto di una serie di correttivi, disposti con il decreto legislativo 4 aprile 2006, n. 159 la cui emanazione era stata autorizzata dalla medesima legge-delega n. 229 del 2003. Il decreto correttivo, oltre a modificare in diversi punti l'articolato del Decreto legislativo n. 82/2005, traspone nel "corpus" del Codice l'intero testo già contenuto nel Decreto legislativo n. 42 del 2005 (contestualmente abrogato), disciplinante il Sistema pubblico di connettività e la Rete Internazionale delle Pubbliche Amministrazioni. Anche l'art. 16 del decreto anti-crisi (decreto-legge n. 185/2008, convertito in legge n. 2/2009) ha modificato i commi 4 e 5 dell'art. 23, prevedendo per la copia firmata digitalmente lo stesso valore dell'originale senza obbligo di autentica da parte di notaio o di altro pubblico ufficiale, salvo i documenti da indicare con decreto del presidente del Consiglio dei ministri. Altre modifiche sono state introdotte dalla legge 18 giugno 2009, n. 69e dalla legge 3 agosto 2009, n. 102. Successivamente, importanti modificazioni e integrazioni sono state introdotte dal decreto legislativo 30 dicembre 2010, n. 235. Infatti, sono stati modificati 53 articoli su 92 originari e sono stati introdotti altri 9 articoli. Il decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con modificazioni dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, inoltre, aggiorna il CAD all'ultimo orizzonte tecnologico introducendo i concetti di domicilio digitale, cloud computing e revisione dei CED. La penultima modifica del CAD è stata introdotta dalla legge 23 dicembre 2014, n. 190. L'ultima modifica del CAD (cd. "CAD 3.0") è stata introdotta con il D. Lgs. 26 agosto 2016, n. 179, pubblicato in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italianail 13 settembre 2016. La modifica rientra nel quadro normativo della legge delega n. 124/2015 (riforma della PA del Ministro Madia).

[4] Per la dottrina, v., tra gli altri, BIANCHI D’ESPINOSA, Pagamento di assegno «non trasferibile», e identificazione del prenditore, in Giust. civ., 1958, p. 1839 ss.; SANTONI, Gli assegni non trasferibili, Napoli 1988, p. 93 ss..

[5] Il bene emissione è una prassi bancaria in virtù della quale la banca correntista del beneficiario di un assegno circolare, informandosi presso la banca emittente, conferma al cliente la validità dell’assegno stesso. Grazie al bene emissione è quindi possibile ottenere dalla banca emittente la certezza sull’effettiva esistenza ed emissione dell’assegno.

[6] In tema di responsabilità della banca per contraffazione di assegno si veda Corte di Appello di Napoli, Pres. Rosa Giordano, Est. Marianna D’Avino sentenza n.3274 del 17.07.2014.

[7] Tribunale di Napoli, Giudice Unico dott. Michele Caccese sentenza n.13793 del 24.12.2012

[8] Cass. Civ. sentenza n.6513 del 20/03/2014

[9] Cfr. App. Napoli 14 gennaio 2009 conformemente a Cass. Civ. 15 luglio 2005 n. 15066, in Foro it., 2007, 1, 1 c. 256.

[10] Trib. di Milano 5 giugno 1986, in Banca Borsa e tit. cred. 1987, II, 180.

[11] Cass. civ., sez. I, 26 ottobre 2011, n. 22336; Cass. civ., sez. III, 27 gennaio 2010, n. 1699, Coll. Roma, decisione n. 51/2015.

[12] Decisione Collegio di Milano n. 60/2017.

[13] SEGRETO-CARRATO, L’assegno, Giuffrè, 2a ed., 2001, 623 ss.; Circolare ABI, 24.5.2002, Nuova disciplina sanzionatoria degli assegni bancari (ex d. legis. 30.12.1999, n. 507, Decreto del Ministero della Giustizia n. 458 del 7.11.2001, Regolamento della Banca d’Italia del 29.1.2002); Laurini (a cura di), I titoli di credito, in Le fonti del diritto italiano, Giuffrè, 2003, 579 ss.; TENCATI, Il pagamento attraverso assegni e carte di credito, Cedam, 2003, 730 ss.; CARRATO, I profili civilistici del D.lgs. n. 507/1999; le responsabilità delle banche e questioni problematiche attinenti alla configurazione degli illeciti depenalizzati in tema di assegni, in Seminario di aggiornamento ABI-Formazione, La Centrale di Allarme Interbancaria: profili normativi, organizzativi e operativi, Roma, 28.1.2003.