Spese e commissioni
Settembre 2012

Problemi della pratica: le commissioni bancarie del 117-Bis TUB – parte II. Gli sconfinamenti alla luce del Decreto CICR n. 644 del 30.06.2012.

Estremi per la citazione:

G. Mazzarini, Problemi della pratica: le commissioni bancarie del 117-Bis TUB – parte II. Gli sconfinamenti alla luce del Decreto CICR n. 644 del 30.06.2012, in Riv. dir. banc., dirittobancario.it, 17, 2012

ISSN: 2279–9737
Rivista di Diritto Bancario

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L’articolo contiene personali riflessioni di commento frutto dell’interesse scientifico dell’Autore per la materia. Ogni opinione è dunque espressa dall’Autore esclusivamente a titolo personale.

 

1. Introduzione

L’articolo 4 del decreto CICR 644, emanato in applicazione del secondo e quarto comma dell’art. 117-bis del D.Lgs. 385/93, prevede che per i contratti che ricadono nel relativo perimetro operativo possono essere applicati a carico del cliente esclusivamente1 una “commissione di istruttoria veloce” (di seguito e per comodità espositiva anche indicata come C.I.V. o commissione) ed un tasso di interesse sull'ammontare e per la durata dello sconfinamento.

L’articolo tratta, come da rubrica, dello sconfinamento, da intendersi come utilizzo di somme da parte della clientela in esubero rispetto alle disponibilità esistenti in conto o create dalla concessione di una formale apertura di credito. 

Quanto alla “commissione di istruttoria veloce” viene previsto che essa sia determinata, per ciascun contratto, in misura fissa e venga espressa in valore assoluto, mentre, nei rapporti con soggetti diversi dai consumatori, viene concesso alla banca di valutare l’applicazione, nello stesso contratto, di commissioni differenziate a seconda dell'importo dello sconfinamento a condizione che questo sia superiore a 5.000 euro e, comunque, non prevedendo più di tre scaglioni di importo.

Nello specifico, secondo la previsione CICR, la commissione in questione non deve eccedere i costi mediamente sostenuti dall'intermediario per svolgere l'istruttoria veloce a questa direttamente connessi e deve essere applicata solo a fronte di addebiti che determinano uno sconfinamento o accrescono l'ammontare di uno sconfinamento esistente riguardo al saldo disponibile di fine giornata.

Non viene fissato alcun limite massimo e non vengono dettagliate le tipologie di costo che la commissione è chiamata a remunerare, rinviando genericamente ed a titolo di presupposto logico ai “costi mediamente sostenuti dall’intermediario” come criterio per determinarne l’entità.

Ai fini della quantificazione e dell'applicazione della “commissione di istruttoria veloce” gli intermediari sono chiamati inoltre a realizzare procedure interne, “adeguatamente formalizzate”, che individuino i casi in cui è effettivamente svolta tale istruttoria.

In sostanza, al fine di conciliare la garanzia della rapidità operativa e la tutela del cliente ad un’istruttoria effettivamente svolta, il decreto, o meglio la memoria illustrativa predisposta dalla Banca d’Italia, stabilisce la presunzione che l’“istruttoria veloce” si consideri effettuata se così è previsto da procedure interne “adeguatamente formalizzate”.

Le procedure dovranno pertanto individuare ex ante i casi in cui, a fronte di una richiesta di sconfinamento, l’istruttoria deve essere svolta prima di concedere o negare la relativa autorizzazione.

Le stesse dovranno, con mezzi idonei, essere portate a conoscenza della clientela per consentire una piena consapevolezza della natura e della portata degli impegni assunti e garantire trasparenza nello svolgimento del rapporto.

Questa interpretazione della normativa sembra confortata dal disposto del comma 5 del citato articolo 4 il quale stabilisce che le ipotesi in cui è applicata la commissione di istruttoria veloce devono essere rese note alla clientela e quest’obbligo d’informazione risulta decisivo ove si consideri che, espressamente, il decreto prevede, come accennato, che i costi dell'istruttoria veloce possono essere quantificati in modo differente, se questo fattore determina una loro variazione, a seconda delle tipologie di clientela, cioè, sostanzialmente, a seconda che si tratti di imprese o di consumatori2.

Laddove lo sconfinamento risulti solo sul saldo per valuta, non sono applicati nè la commissione di istruttoria veloce nè il tasso di interesse previsto al comma 1, lett. b) così come risultano esentati dal pagamento della “commissione di istruttoria veloce”, al massimo una volta per trimestre, i “consumatori” che sconfinano per importi inferiori o pari a 500 euro e durata non superiore a sette giorni consecutivi3.

La norma individua altre ipotesi di esenzione dalla “commissione d’istruttoria veloce” nei casi in cui lo sconfinamento ha avuto luogo per effettuare un pagamento a favore dell'intermediario ovvero se lo sconfinamento non ha avuto luogo perchè l'intermediario non vi ha acconsentito.

L’ultimo comma dell’art. 4 stabilisce che, a seguito dello sconfinamento, il cliente non incorre in oneri ulteriori rispetto a quelli indicati nel detto articolo e che, pertanto, in caso di utilizzo extrafido, il tasso di interesse per esso previsto si applica esclusivamente all'importo dello sconfinamento. 

Detta disposizione precisa, inoltre, che il tasso di interesse relativo all'affidamento può essere aumentato solo in presenza dei presupposti e nel rispetto delle procedure di cui all'articolo 118 del TUB qualora l’intermediario ritenga, sulla base di una valutazione specifica, che sia accresciuta la rischiosità del cliente.

2. Focus sulle condizioni applicative.

La “commissione d’istruttoria veloce”, per espressa disposizione della normativa CICR, risulta applicabile al ricorrere di situazioni predeterminate ma non compiutamente codificate a livello normativo. 

La tecnica utilizzata nella redazione della norma valorizza infatti le procedure interne delle banche quali fonti per l’individuazione oggettiva ed anticipata delle casistiche nelle quali risulta necessario effettuare una valutazione di solvibilità del cliente prima di procedere ad un addebito realizzato in assenza di adeguate disponibilità in conto.

La Banca d’Italia4 opportunamente chiarisce che “ […] l’istruttoria veloce, per sua natura, non può essere documentata in maniera articolata come l’istruttoria tradizionale: l’esigenza di dover dimostrare, caso per caso, di averla effettuata si tradurrebbe necessariamente in oneri operativi a carico degli intermediari con un allungamento delle procedure e costi aggiuntivi che potrebbero essere traslati sulla clientela: per questa ragione il comma 4, lettera a), stabilisce la presunzione che l’istruttoria veloce sia stata effettuata se così è previsto da procedure interne adeguatamente formalizzate; queste ultime devono individuare i casi in cui, a fronte di uno sconfinamento, viene svolta un’istruttoria veloce prima che sia concessa la relativa autorizzazione”.

In tali circostanze la banca sopporta infatti il rischio di non vedere restituite le somme anticipate - in assenza od in esubero rispetto ad una formale concessione di credito – per cui risulta necessario, in una logica di prudente gestione, procedere ad una valutazione, seppure subitanea, delle caratteristiche soggettive ed oggettive della controparte del rapporto obbligatorio prima di procedere ad un pagamento che non si realizza con disponibilità liquide del cliente, ma con denaro “prestato” dalla banca.

Descritta molto sinteticamente la vicenda, rimangono sullo sfondo alcuni aspetti che devono essere adeguatamente esplorati prima di ritenere compiuta l’attività di analisi della fattispecie normativa. Di questi almeno tre dovranno essere adeguatamente e tempestivamente elaborati, innanzitutto dagli intermediari, tenuti ad applicarli gia a partire dal primo luglio scorso, e successivamente da dottrina e giurisprudenza che potranno fornire un valido contributo all’analisi della tematica.

Il primo di tali aspetti attiene alla definizione dell’attività istruttoria ed all’individuazione delle casistiche nelle quali la stessa viene concretamente realizzata.

Il secondo aspetto concerne la determinazione dei costi connessi all’espletamento dell’attività in parola.

Il terzo elemento, caratterizzato da elementi di puro tecnicismo bancario, riguarda la determinazione dello sconfinamento rispetto al saldo disponibile.

3. Il concetto distruttoria(veloce)

Appurato che nell’intenzione del legislatore la legittimità dell’applicazione di una commissione a fronte dello sconfinamento deve essere ricercata nell’attività istruttoria veloce, si pone ora il problema di determinare limiti e peculiarità della stessa, anche per differenza rispetto alle tradizionali attività valutative propedeutiche alla concessione di un finanziamento ordinario. 

Partendo da tale ultima casistica pare agevole rilevare come l’obiettivo perseguito con l’istruttoria consiste nell’adeguata valutazione del merito creditizio del prenditore, e dell’eventuale garante, sotto il profilo reddituale, finanziario e patrimoniale onde determinarne la capacità di reddito, i fabbisogni finanziari attuali e prospettici nonché l’evoluzione del mercato di riferimento ed il profilo strategico dei progetti di investimento.

L’istruttoria ordinaria è inoltre finalizzata alla definizione della più opportuna proposta di affidamento, basata su un’adeguata remunerazione del rischio assunto.

La Banca d’Italia5 in argomento prescrive che “[…] nella fase istruttoria, le banche acquisiscono tutta la documentazione necessaria per effettuare una adeguata valutazione del merito creditizio del prenditore, sotto il profilo patrimoniale e reddituale, e una corretta remunerazione del rischio assunto. La documentazione deve consentire di valutare la coerenza tra importo, forma tecnica e progetto finanziato; essa deve inoltre permettere l'individuazione delle caratteristiche e della qualità del prenditore, anche alla luce del complesso delle relazioni con lo stesso intrattenute. Nel caso di affidamenti ad imprese, ad esempio, sono acquisiti i bilanci (anche consolidati, se disponibili) nonché ogni altra informazione utile per valutare la situazione attuale e prospettica dell'azienda.

Al fine di conoscere la valutazione degli affidati da parte del sistema bancario le banche utilizzano, anche nella successiva fase di monitoraggio, le informazioni fornite dalla Centrale dei Rischi”.

L’iter istruttorio ordinario può quindi essere sinteticamente schematizzato in alcune attività prevalenti (analisi preliminare, acquisizione della documentazione e delle informazioni, valutazione della controparte, acquisizione e valutazione delle garanzie, formalizzazione della relazione tecnica ecc…) alle quali si accompagnano poi ulteriori attività connesse con la fase di monitoraggio dell’andamento della relazione creditizia. 

Sotto il profilo soggettivo l’organo referente in materia deliberativa è – di norma - il Consiglio d'Amministrazione, il quale, ai sensi di quanto disposto dalla regolamentazione interna o dallo statuto sociale, può delegare parte delle proprie attribuzioni ad altri organi o funzioni aziendali.

Questa materia viene internamente disciplinata, conformemente alle indicazioni della Banca d’Italia, con specifiche delibere, avuto riguardo ai profili di rischio, alle esigenze organizzative e alle competenze operative delle unità delegate.

Rispetto alle attività descritte occorre ora coniugare, sul piano concettuale e su quello pratico, l’esigenza di massima tempestività connessa con l’autorizzazione di uno sconfinamento rispetto all’attenta valutazione concernente l’assunzione dei rischi di credito per giungere, come detto, per differenza, alla tipizzazione dell’istruttoria veloce.

Nell’attività di istruttoria veloce la Banca - in relazione alle urgenti necessità economiche della clientela che comportano utilizzi in eccesso alle disponibilità esistenti in conto – di norma limita l’attività precedentemente descritta all’esame sommario della complessiva esposizione del cliente, procedendo alla consultazione di basi informative pubbliche (CERVED, Archivi camerali, Visure protesti, Visure ipo-catastali, Centrali Rischi, ecc…) ed interne (ad ex. Schede Andamento Rapporto, variamente denominate in relazione alle peculiarità organizzative di ciascun intermediario ecc..) che consentono di monitorare lo svolgimento del rapporto.

Nell’espletamento delle suddette verifiche vengono sostenuti dei costi imputabili sia alle spese vive necessarie alle interrogazione di basi dati pubbliche ma non gratuite, sia al tempo impegnato dal personale dipendente per esaminare e valutare le suddette risultanze, nonché, infine, costi connessi al monitoraggio relativo allo sviluppo della relazione d’affari, anche con riferimento allo sconfinamento eventualmente tollerato.

Sotto un profilo puramente concettuale la legittimazione e la quantificazione delle spese vive sostenute per le interrogazioni effettuate non pare innescare particolari problemi, risultando immediatamente intelligibile la relativa funzione di recupero rispetto al vantaggio connesso alla gestione elastica del rapporto di conto corrente o di affidamento (si pensi ai servizi c.d. di monitoraggio pregiudizievoli). 

Maggiormente articolata risulta la giustificazione da associare alla quantificazione del tempo e del costo lavoro dedicato all’analisi preventiva all’autorizzazione da parte del personale dipendente delegato, diversificato rispetto alle singole figure professionali coinvolte.

In termini pratici la diversa entità dello sconfinamento concesso determina, all’interno dell’azienda, lo svolgimento di attività ed il coinvolgimento di figure professionali diverse, di norma appartenenti avarie categorie di inquadramento professionale e pertanto con costo lavoro non omogeneo.

I c.d. poteri delegati in materia creditizia risultano di norma strutturati con modalità piramidali, in modo tale che a maggiori volumi di esposizioni per singola posizione (e correlativa assunzione di rischio) vengono associate figure professionali di valutatori incardinati in strutture progressivamente più complesse egerarchicamente sovraordinate.

Tale articolazione su diversi livelli di valutazione è rappresentata dalla stessa Banca d’Italia che la pone a fondamento della legittimazione alla differenziazione degli scaglioni commissionali “ […] non vengono previsti più di tre scaglioni di importo della commissione: ciò riflette il numero dei possibili livelli di approvazione degli sconfinamenti – a seconda della loro entità – generalmente riscontrati nelle prassi operative degli intermediari; il limite consente comunque di mantenere basso il livello di complessità delle commissioni applicate, in modo da non pregiudicare chiarezza e comparabilità dei costi6.

Le risultanze del modello fanno si che il numero più consistente di posizioni sconfinate vengono valutate ed autorizzate livello di singola filiale, per passare poi ad un livello intermedio gestito dalle aree territoriali, per giungere alle direzioni zonali ecc.. ecc… ., con articolazioni organizzative tanto più complesse in relazione alla categoria di appartenenza dell’intermediario.

Pare scontato che in tutte le situazioni descritte non vi è coinvolgimento, se non a posteriori, dell’organo normalmente chiamato all’approvazione degli affidamenti - ovvero il Consiglio di Amministrazione - che per definizione non risulta funzionalmente adeguato a riscontrare le urgenti necessità manifestate dalla clientela.

4. Gli addebiti privi di istruttoria – esenzione dalla C.I.V.

Ma l’aspetto sul quale vale la pena soffermarsi, demandando al prossimo paragrafo la disamina di dettaglio dei costi ed i criteri per la relativa determinazione, concerne l’individuazione delle fattispecie nelle quali, sulla base delle procedure formalizzate, si realizza l’attività sopra descritta.

Ed infatti, secondo la ricostruzione del fenomeno fornita dal CICR, non ad ogni sconfinamento realizzato in conto corrente e determinato dalla registrazione di una partita di addebito si realizza l’attività valutativa, considerando che la banca, in alcune ipotesi, non ha comunque la possibilità di evitare il relativo pagamento, prescindendo da valutazioni di merito.

Questo pare il senso della disposizione del CICR che limita la possibilità di applicare la C.I.V., ai soli casi in cui si ritiene svolta un’istruttoria veloce, prescindendo pertanto dalla mera rappresentazione contabile dello sconfinamento registrato sulla posizione.

Si pone allora il problema di individuare quelle situazioni di sconfinamento non precedute da istruttoria che, peraltro, potrebbero risultare non del tutto omogenee avuto riguardo alle caratteristiche organizzative ed operative degli intermediari7, connotando la disposizione di un margine di incertezza soltanto parzialmente temperato dagli oneri pubblicitari8.

Il tratto comune di dette operazioni è rappresentato, come detto, dall’impossibilità di rifiutare l’addebito, rendendo superflua qualsiasi attività valutativa rispetto allo sconfinamento.

Il denominatore comune si esaurisce però in detto elemento, dovendo ricercare le ragioni dello sconfinamento in vicende tra loro non omogenee, imputabili, di volta in volta, a specifici accordi interbancari posti alla base dei servizi resi9, ovvero a peculiarità nella struttura dei servizi informatici10, oppure a situazioni del tutto contingenti rispetto alla gestione della posizione del cliente (quale potrebbe essere, ad esempio, l’addebito di insoluti relativi a portafoglio commerciale precedentemente anticipato11).

Le ipotesi di esenzione non si esauriscono peraltro in dette casistiche in quanto, per espressa previsione, sono da ritenere neutre anche tutte quelle operazioni che concretizzano pagamenti a favore dell’intermediario (art. 4, comma 6, lettera b).

Anche in questo caso possono individuarsi alcune casistiche esemplificative quali l’addebito di commissioni, spese, competenze ed interessi, che indubbiamente rappresentano il corrispettivo dei servizi resi, mentre qualche margine di incertezza in più potrebbe riservarsi all’addebito di imposte varie (ex. sostitutiva e bolli) ove gravanti in solido su entrambe le parti del rapporto obbligatorio, nonché, infine, l’addebito di rate mutuo incardinate sullo stesso intermediario.

Ovviamente rimangono ampi margini di dibattito sulla possibilità di esclusione o meno delle poste individuate, considerando il rischio comunque assunto dalla banca per procedere ai pagamenti suddetti, a fronte di utilità comunque percepite dalla clientela.

Si pensi, ad esempio, al pagamento di una rata mutuo con disponibilità soltanto parzialmente esistenti in conto: una soluzione ispirata al massimo rigore operativo imporrebbe di trattare la stessa come interamente insoluta, conteggiando interessi moratori sull’intero importo della tranches di pagamento; al contrario l’addebito in conto che determina solo un parziale sconfinamento non consente, a fronte di un rischio comunque valutato ed assunto dall’intermediario, di applicare oneri istruttori.

Analoghe perplessità possono determinarsi per operazioni infra-gruppo bancario, nelle quali conti di regolamento e rapporti di mutuo sono incardinati su intermediari nominalmente autonomi, o su pagamenti determinati da disposizioni di acquisto di strumenti finanziari (o depositi) di propria emissione, magari in relazione ad operazioni di rinnovo

In linea di principio e per tutte le ulteriori situazioni di sconfinamento la banca effettua una attività istruttoria, come detto diversamente articolata ed approfondita, che deve quindi ritenersi la regola, piuttosto che l’eccezione, rispetto a situazioni di debordo dal margine disponibile.

In questo senso non sembra particolarmente felice la scelta di chiedere di pubblicizzare i casi in cui viene applicata la commissione di istruttoria veloce (art. 4, comma 5), in considerazione della casistica ampia e suscettibile di continua evoluzione rispetto al progressivo e costante mutamento dei servizi resi12, ove paragonata alla più agevole individuazione delle casistiche esentate. 

Infine la commissione non può essere applicata qualora l’intermediario ripeta un’istruttoria durante il perdurare dello sconfinamento: “ […] il carattere di rapidità dell’istruttoria, qualificata dalla legge come “veloce”, indica infatti che il legislatore ha inteso riferirsi alla valutazione effettuata prima che lo sconfinamento sia concesso. In particolare la nuova lettera c) del comma 2 – nel chiarire che la commissione è dovuta per addebiti che determinano uno sconfinamento o accrescono l’ammontare di uno sconfinamento concesso – intende precisare, da un lato, come è applicata la commissione e, dall’altro, che essa non è dovuta se non vi sono state ulteriori operazioni di addebito” e “rileva esclusivamente rispetto agli sconfinamenti sul saldo disponibile di fine giornata13.

La precisazione (in senso negativo) scaturisce da alcune richieste di chiarimento avanzate nell’ambito della fase di consultazione che miravano ad appurare l’eventuale legittimità dell’applicazione della commissione a fronte di sconfinamenti già concessi e rimasti invariati, anche in occasione della periodica chiusura del conto (liquidazione).

Nel fornire la spiegazione si è però introdotto il concetto di saldo disponibile di fine giornata (art. 4, comma 2 lettera d) che non pare coniugarsi efficacemente rispetto alla stessa natura della commissione: ed infatti non si comprende per quale ragione lo sconfinamento ripianato nel corso della medesima giornata operativa non venga considerato come fonte di rischio al pari di quello che si sviluppa su di un arco temporale plurigiornaliero. 

La ricostruzione non pare tenere in debita considerazione la circostanza che l’intermediario non sempre ha certezza in ordine alle somme che potranno affluire in conto nel corso della medesima giornata lavorativa, e pertanto nel momento in cui valuta di tollerare lo sconfinamento, realizza tutte le medesime attività precedentemente descritte, che paiono al contrario neutralizzate dal dato meramente contabile registrato a fine giornata14.

La commissione non trova infine applicazione quando lo sconfinamento, indipendentemente dall’attività espletata, non viene concesso. Anche in tale circostanza l’elemento contabile pare prevalere su quello di stretta correlazione causale, sebbene l’applicazione di criteri di ragionevolezza parrebbero deporre a favore della soluzione individuata.

5. I costi

Passando ora alla disamina dei costi mediamente sostenuti dall’intermediario come criterio per la quantificazione della commissione – provvedendo a recuperare quanto esposto al par. 3 - occorre ribadire come il tempo lavoro dedicato dal personale dipendente all’analisi, così come le spese vive sostenute, risultano diversificati in relazione all’entità degli sconfinamenti, alla specifica categoria professionale di appartenenza degli organi delegati (preventivamente autorizzati alla concessione degli stessi) al livello di approfondimento documentale effettuato.

Sulla scorta di tali considerazioni sono risultate numerose le richieste, avanzate in sede di consultazione sulla bozza delle disposizioni CICR condotta dalla Banca d’Italia, di differenziare per scaglioni di sconfinamento l’entità della commissione di istruttoria veloce. 

La disposizione definitiva (art. 4, comma 2 lettera a) e la stessa Banca d’Italia, nell’ambito della memoria illustrativa, mostrano di accogliere parzialmente la richiesta precisando che: “[…] per alcuni rapporti, sia possibile prevedere – nello stesso contratto – commissioni di importo diverso a seconda dell’ammontare dello sconfinamento. La disposizione è volta a consentire agli intermediari di commisurare la commissione ai costi dell’istruttoria veloce nei casi in cui quest’ultima è più onerosa, ed evitare gli effetti di sussidio incrociato che si potrebbero determinare se fosse imposta una commissione unica15”.

La soluzione adottata si apprezza sul piano strettamente pratico: in sostanza, considerato che dalla rilevazione condotta16 l’entità media degli sconfinamenti si attesta al di sotto della soglia di euro 5.000, tale importo viene preso a riferimento come spartiacque per differenziare la commissione di istruttoria veloce per le imprese su tre livelli differenziati, mentre per i consumatori si presume che l’entità degli utilizzi in esubero risulti collocato prevalentemente al di sotto di tale valore, consentendo l’applicazione di una C.I.V. unica ed omogenea per la categoria.

Opportunamente viene precisato che in relazione alle diverse attività valutative espletate i valori commissionali applicati alla clientela imprenditoriale non devono necessariamente coincidere con quelli applicati ai consumatori17

La delibera prosegue nel disciplinare la fattispecie stabilendo altresì che la commissione non può eccedere i costi direttamente connessi, in media, all’istruttoria (comma 2, lett. b); in linea con quanto già previsto per analoghe ipotesi, tali costi devono essere preventivamente quantificati e adeguatamente motivati (comma 4, lett. b).

La disposizione pare valorizzare il dato statistico dell’incidenza media dei costi sostenuti in relazione all’attività istruttoria come parametro normativo al quale commisurare la legittimità del valore attribuito alla commissione di istruttoria veloce.

La declinazione del precetto non pare agevole !

Le attività connesse alla valutazione, come detto, si basano su risultanze documentali rispetto alle quali vengono sostenuti costi vivi e costi amministrativi quantificabili in relazione al tempo impiegato dal personale preposto per la valutazione, differenziato rispetto alla categoria di inquadramento od anche rispetto alla realizzazione di specifici strumenti di credit scoring applicati alla gestione dello sconfino.

L’individuazione del costo medio postulato dalla norma e da formalizzare nelle procedure interne presuppone la ricostruzione di un percorso logico che renda oggettivo ed apprezzabile dagli eventuali terzi18 il valore monetario attribuito alla commissione.

Tale “percorso”, in una ricostruzione teorica19 e soprattutto necessariamente diversificata per ciascun intermediario, potrebbe muovere dall’individuazione statistica degli sconfinamenti medi su base temporale predefinita, codificando la categoria di inquadramento professionale abilitata alle relative autorizzazioni in relazione all’importo (c.d. poteri delegati), quantificandone il costo lavoro in rapporto al tempo stimato per l’istruttoria di sconfinamento, maggiorando il risultato degli oneri connessi all’acquisto delle evidenze documentali necessarie (visure varie)20 od alle informazioni direttamente assunte dal cliente (ad esempio telefonicamente).

L’applicazione dei vari passaggi, schematizzati nei tratti essenziali,dovrebbe consentire di determinarecon sufficiente precisione il costo medio sostenuto rispetto ad una determinata fascia di sconfinamento, con possibilità di ripetere l’iter descritto per il numero di fasceindividuate nei limiti previsti dalla normativa.

Ai medesimi risultati si potrebbe giungere attraverso la predisposizione di procedure informatiche volte a realizzare le stesse attività valutative richieste al personale dipendente, tramite l’effettuazione automatica di tutte od alcune delle interrogazioni descritte e l’adeguata attribuzione di un sistema di pesi alle stesse (quindi analoghi aicredit scoring automatizzati)21 nell’ambito dalle applicazioni esistenti per la gestione degli sconfinamenti22.

In tale prospettiva l’indagine sui costi andrebbe correlata all’attività di progettazione, realizzazione e manutenzione del servizio secondo le specifiche peculiarità di ciascun intermediario, oltre ovviamente alle spese sostenute per le interrogazioni sviluppate.

Potrebbero infine ipotizzarsi articolazioni organizzative complesse in cui entrambe le ipotesi prospettate vengono utilizzate, sulla base di una differenziazione operata per categoria soggettiva (consumatori e non) e fasce d’importo.

Da ultimo pare opportuno precisare che l’esito dell’istruttoria veloce risulterà di norma formalizzato, anche in ipotesi di istruttoria completamente manuale, attraverso l’inserimento, nelle apposite procedure di gestione sconfini dei sistemi informativi delle banche, dell’autorizzazione concessa attraverso la storicizzazione dei dati autorizzativi (operatore deliberante + password).

6. Il “saldo disponibile”.

L’ulteriore aspetto sul quale pare necessario soffermarsi è portato dalla definizione del saldo disponibile come presupposto dalla disposizione CICR, che ammette l’applicazione della C.I.V. a condizione vi sia sconfinamento riguardo al saldo disponibile di fine giornata (art. 4 comma 2 lettera d).

Per l’esposizione del relativo concetto si ritiene opportuno muovere, in assenza di una puntuale definizione normativa, dalla caratterizzazione del fenomeno fornita dalla Banca d’Italia, provvedendo alla riproduzione in stralcio dei relativi concetti23.

Data contabile, valuta e disponibile

Ad ogni accredito o addebito, la banca assegna tre tipologie di date (contabile, valuta e disponibile) la cui comprensione è significativa ai fini di un corretto e, al contempo, conveniente utilizzo del contocorrente.

La data contabile rappresenta il momento in cui viene effettivamente eseguita la registrazione. La data valuta invece è la data da cui decorrono gli interessi sull’importo dell’operazione.

La data disponibile indica il giorno a partire dal quale la somma di denaro accreditata può essere effettivamente utilizzata per pagamenti o prelievi.

Le tre fasi possono avvenire in momenti diversi e la loro decorrenza dipende dal tipo di operazione. Le valute su versamenti e prelevamenti, come anche i termini di disponibilità degli importi accreditati, devono essere disciplinati nel contratto sottoscritto.

[…] La differenza tra l’importo complessivo degli accrediti e quello degli addebiti effettuati fino ad una certa data, è espressa in modo sintetico dal saldo del conto corrente.

[…] Come per addebiti e accrediti, sussistono tre tipologie di saldo: contabile, liquido (valuta) e disponibile. Il significato non muta rispetto a quanto già detto nella sezione relativa alle date.

Come detto la nozione è caratterizzata da profili di puro tecnicismo bancario potendo pertanto risultare poco comprensibile alla clientela non solo consumatrice.

Ad oggi la rilevanza e la portata pratica della descritta nozione è stata avvertita prevalentemente in ambito fallimentare con riferimento alle ricostruzioni contabili volte ad appurare l’eventuale revocabilità delle rimesse affluite in conto, secondo l’elaborazione concettuale fornita dalla giurisprudenza sugli effetti ripristinatori o solutori delle stesse, come effettuata a partire da Cass. 18 ottobre 1982, n. 5413 (i medesimi criteri sono stati recentemente recuperati anche nell’analisi di alcune tematiche ascrivibili al complesso tema dell’anatocismo, sviluppate da Cass. 02 dicembre 2010 n. 24418). 

Sulla base di tali ricostruzioni il saldo “disponibile” del conto corrente si caratterizza quale rielaborazione dei movimenti di conto corrente secondo un ordine parzialmente diverso da quello di registrazione sull’estratto conto, per cui la data “disponibile” viene a coincidere con la data contabile (ossia della registrazione in conto) per la maggioranza degli addebiti ed accrediti, mentre corrisponde alla data della valuta per i versamenti diversi dal contante o dagli assegni circolari della stessa Banca24.

Il saldo “disponibile” risulterà allora il saldo del conto che si ottiene riordinando tutte le operazioni in base alla data “disponibile”, divergendo sia dal saldo contabile risultante dall’estratto conto capitale sia dal saldo per valuta riportato nello scalare.

Secondo la giurisprudenza e la prassi in materia di revocatoria fallimentare, al quale pare conformarsi l’indicazione del CICR, il saldo “disponibile” rappresenta pertanto la sintesi effettiva del rapporto di contocorrente in un certo momento.

Pur con alcuni margini di incertezza comprensibilmente derivanti dall’assenza di riferimenti normativi, la ricostruzione del saldo disponibile espostapare l’unica utilizzabile nell’ambito delle fattispecie in esame. 

L’utilizzo dei relativi concetti, connotati da puro tecnicismo, per determinare le condizioni di applicazione della commissione di istruttoria veloce, allo stato e non essendo prevista l’esposizione del saldo disponibile dagli strumenti rendicontativi richiesti dalla normativa di trasparenza, presuppone la capacità di procedere a ricostruzioni contabili quantomeno non banali.

Peraltro a complicare ulteriormente le modalità di ricostruzione dei saldi concorrono ulteriori situazioni connesse, ad esempio, all’apposizione di vincoli giudiziari sulle disponibilità esistenti in conto (quali, ad esempio, i pignoramenti presso terzi delle somme registrate a credito della clientela) nonché fenomeni ulteriori quali le c.d. partite prenotate (consistenti in vincoli di indisponibilità sulle somme in conto, finalizzati a garantire la copertura economica per pagamenti specificatamente individuati). 

Tali situazioni concorrono tutte alla determinazione del saldo disponibile incidendo, come detto, sulle modalità di calcolo della C.I.V. che il cliente dovrebbe essere in grado di controllare e comprendere.

Ora, sebbene pare pregevole e condivisibile, sul piano strettamente tecnico, il riferimento a tale indicatore di disponibilità, ipotizzarne la comprensibilità da parte della clientela, quale elemento per la valutazione della legittimità dell’addebito, non pare realistico, quantomeno sino a quando l’elaborazione concettuale della relativa nozione non risulterà compiutamente definita25 e correlativamente verrà sancito l’obbligo di esposizione dello stesso saldo disponibile in estratto conto (scalare o capitale) od in altro documento rendicontativo26.

Non si può allora non notare – in chiusura - come in numerose circostanze sia stato invocato il criterio di massima trasparenza e comprensibilità per censurare voci di costo (quali la commissione di massimo scoperto) o di spesa27, ritenute opache o non confrontabili28, finendo con il comprimere l’autonomia negoziale degli operatori privati.

Ora il concetto di saldo disponibile postulato dalla delibera CICR, laddove si tengano in considerazione i margini di aleatorietà insiti nella relativa costruzione, potrebbe riproporre le medesime perplessità in ordine alla scarsa trasparenza operativa degli operatori, derivante in realtà dalla - loro malgrado - non omogenea applicazione delle disposizioni.

 

1

La previsione fornisce la declinazione di dettaglio operativo al comma 2 dell’art. 117 – bis del Tub, secondo quanto auspicato dalla Banca d’Italia nell’ambito della “Indagine conoscitiva sulle determinanti della dinamica del sistema dei prezzi e delle tariffe, sull’attività dei pubblici poteri e sulle ricadute sui cittadini consumatori” Audizione di Andrea Generale, Servizio Normativa e Politiche di Vigilanza della Banca d’Italia. In tale sede si auspicava: “… per gli affidamenti, di vietare la commissione di massimo scoperto e permettere la sola commissione per la messa a disposizione dei fondi, onnicomprensiva e proporzionale; per gli utilizzi extrafido e gli scoperti di conto, verrebbe consentita solo l’applicazione di una commissione determinata in misura fissa, espressa in valore assoluto, per compensare le banche delle spese di istruttoria veloce connesse con queste operazioni.”


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2

Giusto Maria Stella: “Tutela del correntista e tipizzazione delle commissioni bancarie nel Decreto del Ministro dell'Economia e delle Finanze del 30 giugno 2012 n. 644 sulla Disciplina della remunerazione degli affidamenti e degli sconfinamenti in attuazione dell'articolo 117” in www.diritto.it.


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3

Il citato articolo 4 del decreto, pertanto, stabilisce che la “commissione d’istruttoria veloce” non è dovuta quando, nei rapporti con i consumatori e per un massimo di una volta per ciascuno dei quattro trimestri di cui si compone l’anno solare, ricorrono cumulativamente i seguenti presupposti: per gli sconfinamenti in assenza di fido, anche se derivanti da più addebiti, se il saldo passivo complessivo è inferiore o pari a 500 euro e, per gli utilizzi extrafido, se l'ammontare complessivo di questi ultimi inferiore o pari a 500 euro, e, comunque, se lo sconfinamento non ha durata superiore a sette giorni consecutivi.


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4

Banca d’Italia, Memoria per il comitato interministeriale per il credito ed il risparmio “Disciplina della remunerazione degli affidamenti e degli sconfinamenti in attuazione dell’articolo 117-bis del Testo unico bancario” in www.bancaditalia.it.


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5

Banca d’Italia, Istruzioni di Vigilanza per le banche, Circ. 21.04.1999, n. 229 Agg. N. 12 del 23.03.2007, Titolo IV, Cap. 11, Sez. II.


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6

Vedi nota sub 4.


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7

Correttamente è stato osservato come un ruolo essenziale nel funzionamento a regime della complessiva vicenda venga assunto dagli oneri pubblicitari posti in capo all’intermediario “Un altro ordine di rilievi concerne la posizione della clientela in punto di conoscenza dei «costi mediamente sostenuti dall’intermediario» (art. 4, comma 2, lett. b.); come pure in relazione alla statuizione per cui «la quantificazione [dei] costi dell’istruttoria veloce … è formalizzata e adeguatamente motivata» (comma 3, lett. b.). Come è evidente, il tema riguarda il back della clausola negoziale di ribaltamento delle spese di «istruttoria veloce» (: fermandosi sulla formazione dei costi, poi da ribaltare). A.A. Dolmetta, Commenti alle “disposizioni applicative” dell’art. 117-bis TUB proposte dalla Banca d’Italia, in www.ilcaso.it..


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8

La disposizione “[ …] lascia campo completamente aperto all’autonomia del singolo intermediario circa l’individuazione dei casi in cui espletare - ovvero ripetere o attualizzare - l’istruttoria veloce», senza fornire sul punto alcuna indicazione néporre alcun limite” A.A. Dolmetta, Commenti alle “disposizioni applicative” dell’art. 117-bis TUB proposte dalla Banca d’Italia, in www.ilcaso.it..


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9

Quali, ad esempio, addebiti per utilizzo Carte di Credito con rischio a carico banca, addebiti Fastpay e/o servizi Autostrade Spa vari ecc…


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10

Quali, ad esempio,prelevamenti ATM, addebiti successivi a disposizioni varie richieste a mezzo sportello automatico, addebiti successivi a pagamenti POS, tutti realizzati in assenza di adeguati controlli c.d. di circolarità relativi all’esistenza di disponibilità in conto.


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11

Od anche, ad esempio, scritture di storno e/o rettifiche.


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12

Possono ipotizzarsi, con un elenco sicuramente ampliamente lacunoso: pagamento titoli di credito ed effetti; esecuzione di ordini e disposizioni di pagamento; pagamento deleghe fiscali; acquisto di strumenti finanziari (terzi); addebiti Rid; richiesta emissione di assegno circolare; pagamento di utenze; pagamento canoni di locazione, condomini e premi di assicurazione; esecuzione di prelevamento di contante per cassa; acquisto di divisa estera, pagamento bollettini Rav, Mav, Freccia e Postali; emissione e/o ricarica carta prepagata e più genericamente ogni altro addebito consentito allo scoperto, previa valutazione del personale preposto, dalla banca.


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13

Vedi nota sub 4.


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14

In tal senso A. Centini, “Le commissioni bancarie dell’art. 117-bis T.U.B. dopo la L. 62 del 2012 e le disposizioni applicative del CICR”, pagg. 21 in www.dirittobancario.it


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15

La disposizione prosegue nei seguenti termini “ […] per questo motivo questa facoltà è subordinata alle seguenti condizioni:

- il cliente è un’impresa;

- lo sconfinamento ha un importo superiore a 5.000 euro: le procedure interne prevedono infatti istruttorie più complesse e, come tali, più costose solo quando lo sconfinamento ha un importo elevato. La soglia di 5.000 euro comporta che per circa i due terzi degli sconfinamenti delle imprese la commissione dovrebbe essere comunque unica secondo la regola generale sopra descritta;

- non vengono previsti più di tre scaglioni di importo della commissione: ciò riflette il numero dei possibili livelli di approvazione degli sconfinamenti – a seconda della loro entità – generalmente riscontrati nelle prassi operative degli intermediari; il limite consente comunque di mantenere basso il livello di complessità delle commissioni applicate, in modo da non pregiudicare chiarezza e comparabilità dei costi”.


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Banca d’Italia argomenta “La soglia di 5.000 euro comporta che per circa i due terzi degli sconfinamenti delle imprese la commissione dovrebbe essere comunque unica secondo la regola generale sopra descritta”. Banca d’Italia, Memoria per il comitato interministeriale per il credito ed il risparmio sub nota 4.


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17

“E’, inoltre, previsto che i costi dell’istruttoria possano essere quantificati in modo differente a seconda delle tipologie di clientela, ad esempio a seconda che si tratti di imprese o di consumatori, se questo fattore determina una variazione dei costi dell’istruttoria veloce” Banca d’Italia, Memoria per il comitato interministeriale per il credito ed il risparmio sub nota 4.


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18

“Non è chiaro, in specie, se le cennate prescrizioni si rivolgano al solo «foro interno» delle imprese intermediarie o se, invece, coinvolgano pure la clientela. Ora, non parrebbe dubbio che – nella successiva sede della verifica e (in ipotesi) della contestazione – il cliente abbia diritto a essere ragguagliato sulla media dei «costi sostenuti dall’intermediario» (aggiornata al tempo della richiesta avanzata dall’intermediario), sul tipo di costi in concreto ribaltati e sulla effettiva realtà della loro misura (nel caso estremo ex art. 210 c.p.c.): in effetti, non si può trascurare che, se non rispetta le regole fissate dalla normativa di legge, la richiesta di commissione veloce, che l’intermediario avanzi, risulta indebita (e, ricorrendone tutti i presupposti, dovrebbe integrare – a me pare - anche gli estremi della condotta sanzionata ex art. 144, comma 3-bis, del testo unico). Però, è anche evidente che – ad esempio ai fini della «comparabilità» prescritta dalla legge – l’informazione preventiva è tutt’altro genere di cosa”. A.A. Dolmetta, Commenti alle “disposizioni applicative” dell’art. 117-bis TUB proposte dalla Banca d’Italia, in www.ilcaso.it..


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19

In argomento si è autorevolmente osservato che “ […] A tal proposito, pur nel silenzio del legislatore sul punto, sembra che una interpretazione della disposizione coerente con le finalità che l’hanno ispirata porti a ritenere che i costi di cui si discute siano tutti (e solo) quelli che la banca sostiene per condurre l’istruttoria veloce. In questa tipologia di costi, a ben vedere, rientrano tutti quelli c.d. “operativi”, tali essendo quelli riferibili alle diverse fasi (autorizzazione, monitoraggio, verifica e recupero dello sconfino) di cui si compone, nella prassi operativa della banca, l’attività istruttoria relativa alla concessione di un finanziamento a fronte di uno sconfinamento inassenza ovvero oltre i limiti del fido. Pertanto, sotto questo profilo, una CIV che coprisse i costi “operativi” originati da tali attività dovrebbe ritenersi in principio coerente con il dettato normativo ed immune da vizi di nullità, a condizione che:

a) la banca sia in grado di ricostruire, in caso di necessità, il processo di calcolo dei costi operativi per essa sostenuti;

b) l’ammontare della CIV sia effettivamente commisurato a tali costi, nel senso che essa sia idonea a coprirli, mentre la bozza sembrerebbe escludere che la commissione possa anche comprendere un mark-up a titolo di remunerazione del capitale investito per il servizio reso dalla banca”. G. Olivieri “Osservazioni sulla proposta di deliberazione CICR recante norme di attuazione dell’art. 117-bis, t.u.b. in tema di remunerazione degli affidamenti e degli sconfinamenti”.


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20

Quindi la banca individua gli sconfinamenti registrati nel corso di un determinato periodo di tempo (ad ex. anno, trimestre o giornata tipo), quantificandone l’importo medio; in base alle singole regolamentazioni interne la banca evidenzia che la possibilità di valutare / autorizzare sconfinamenti entro detto limite è attribuita, ad esempio, al Responsabile di Filiale, di norma appartenente, sulla base della contrattazione di lavoro collettiva, ad una determinata area professionale; l’inerente attività valutativa, sulla base delle evidenze statistiche interne, viene definita in un determinato lasso di tempo per singola pratica; la banca quantifica il costo orario del personale coinvolto e lo rapporta al tempo stimato per la valutazione istruttoria (eventualmente prendendo in considerazione anche le attività connesse alla gestione del rientro – contra resoconto di consultazione Bankit); si quantificano i costi medi sostenuti per lo sviluppo delle interrogazioni sulle diverse base dati e per il contatto diretto del cliente, necessario ad acquisire ulteriori informazioni.


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21

Il credit scoring è un sistema automatizzato adottato dalle banche e dagli intermediari finanziari per valutare le richieste di finanziamento della clientela (in genere per la concessione del credito al consumo). Esso si basa su sistemi automatizzati che prevedono l'applicazione di metodi o modelli statistici per valutare il rischio creditizio, e i cui risultati sono espressi in forma di giudizi sintetici, indicatori numerici o punteggi, associati all'interessato, diretti a fornire una rappresentazione, in termini predittivi o probabilistici, del suo profilo di rischio, affidabilità o puntualità nei pagamenti.


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22

In tale prospettiva il raggiungimento di un determinato valore, inserito in un sistema a matrice pre-calcolato e pre- autorizzato, concorre all’autorizzazione dello sconfinamento, peraltro eliminando elementi di valutazione esclusivamente soggettiva che potrebbero determinare, comunque, profili di problematicità.


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23

Banca d’Italia, in http://www.bancaditalia.it/servizi_pubbl/conoscere/edufin-bi/conto/Carat...


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24

Le operazioni di anticipazione per smobilizzo di portafoglio inserite in formali aperture di credito rotative vengono, di norma, conteggiate con data pari all’annotazione contabile, corrispondente al momento in cui possono essere utilizzate le somme portate dagli effetti commerciali anticipatamente liquidati.


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25

Per una panoramica delle varie problematiche si veda “La nuova revocatoria delle rimesse bancarie” di G. Rebecca e G. Sperotti, Giuffrè Editore – Quarta Edizione 2010, ma anche “La rielaborazione del rapporto di conto corrente” di R.Castelli atti del Convegno Paradigma – Milano 25/26 Luglio 2012.


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26

Precisa l’art. 4 comma 2 lett. d del decreto CICR del 30 giugno 2012 che la commissione di istruttoria veloce è applicata solo quando vi è sconfinamento con riguardo al saldo disponibile di fine giornata, e non anche se lo sconfinamento è solo sul saldo per valuta (comma 3). Non può ad ogni modo sottacersi che il saldo disponibile non è indicato negli estratti conto periodicamente inviati alla clientela, il che può rendere difficile comprendere come sia calcolata la CIV.” A Stilo “Ancora interventi normativi in tema di commissioni bancarie” in I Contratti, 2012, 8/9, sub nota 13; si veda anche G. Olivieri “Osservazioni sulla proposta di deliberazione CICR recante norme di attuazione dell’art. 117-bis, t.u.b. in tema di remunerazione degli affidamenti e degli sconfinamenti” in www.bancaditalia.it, pag. 8.


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27

Dalla bozza di Delibera si evince come la CAF sia destinata ad assorbire ogni altra forma di remunerazione collegata all’utilizzo del credito concesso al cliente diversa dal tasso d’interesse praticato sulle somme da questi effettivamente utilizzate. In questo senso, l’art. 3, comma 2, i) del documento precisa che “non possono essere previsti ulteriori oneri in relazione alla messa a disposizione dei fondi né all’utilizzo dei medesimi, ivi inclusi la commissione per l’istruttoria, le spese relative al conteggio degli interessi e ogni altro corrispettivo per attività che sono a esclusivo servizio del finanziamento”.

Si tratta di una locuzione molto ampia, astrattamente in grado di ricomprendere non solo ogni forma di remunerazione del servizio (oneri e commissioni), ma anche le spese vive che la banca sostiene prima di concedere credito al cliente e di stipulare con lui un contratto di apertura di credito. Si pensi, ad esempio, alle spese d’istruttoria, ovvero a quelle richieste per l’iscrizione ipotecaria nel caso in cui l’apertura di credito sia assistita da una garanzia reale.

In principio, non trattandosi di remunerazione di un servizio ma del rimborso di un costo che la banca sostiene per la sua erogazione, questo genere di oneri non dovrebbero rientrare nella commissione di affidamento”. G. Olivieri “Osservazioni sulla proposta di deliberazione CICR recante norme di attuazione dell’art. 117-bis, t.u.b. in tema di remunerazione degli affidamenti e degli sconfinamenti” in www.bancaditalia.it, pag. 6.


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28

“Le disposizioni attuative hanno indirizzato in modo conclusivo la questione, attribuendo alla commissione [di affidamento onnicomprensiva] la valenza di unico onere economico previsto per il contratto, oltre agli interessi; così facendo, peraltro, ne è stata sminuita la specifica funzionalità. Ispiratore di questa radicale impostazione è l’intendimento d’ottenere una struttura di costo semplice, d’immediata confrontabilità e predeterminabile ex ante, con due sole voci di costo: interessi e commissione. Il Decreto precisa opportunamente, per fugare ogni eventuale dubbio, sebbene apparisse arduo argomentare il contrario fino a questo punto, che restano percepibili le imposte, le spese notarili e quelle per le garanzie, gli oneri conseguenti all’inadempimento del cliente e le spese dei servizi di pagamento per l’utilizzo dell’apertura di credito”. A. Centini, “Le commissioni bancarie dell’art. 117-bis T.U.B. dopo la L. 62 del 2012 e le disposizioni applicative del CICR”, pagg. 14 /15 in www.dirittobancario.it

 

 


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