Contratti bancari
Maggio 2012

Problemi della pratica: le commissioni bancarie del 117-Bis TUB, di Gianluca Mazzarini

Estremi per la citazione:

G. Mazzarini, Problemi della pratica: le commissioni bancarie del 117-Bis TUB, in Riv. dir. banc., dirittobancario.it, 12, 2012

ISSN: 2279–9737
Rivista di Diritto Bancario

***

L’articolo contiene personali riflessioni di commento frutto dell’interesse scientifico dell’Autore per la materia. Ogni opinione è dunque espressa dall’Autore esclusivamente a titolo personale.

 

L’art. 117 bis del Testo Unico Bancario tratta della remunerazione delle linee di credito e degli sconfinamenti, questioni che negli ultimi anni sono state oggetto di ripetuti interventi del legislatore, da ultimo anche in sede di conversione dei decreti legge c.d. Salva Italia e Liberalizzazioni. 

Con il presente lavoro non si intende tratteggiare l’evoluzione della disciplina o ricondurre le singole fattispecie alle relative categorie concettuali ma, al contrario,approcciare con modalità pragmatiche le questioni che la declinazione operativa della disposizione pongono all’operatore bancario.

Contratti di apertura di credito – ambito di applicazione.

Nella tecnica bancaria sono numerose le operazioni che prevedono la messa a disposizione del cliente di una somma di denaro da utilizzare per generiche esigenze di liquidità o per l’anticipato smobilizzodi crediti rappresentati da appunti commerciali.

Tali disponibilità possono essere sommate sino a raggiungere un limite complessivo con facoltà di utilizzo promiscuo da parte del cliente che, in relazione alle ordinarie esigenze aziendali, privilegia di volta in volta l’utilizzo di alcune forme tecniche rispetto alle altre1.

Non parrebbero sussistere ostacoli all’applicazione della commissione onnicomprensiva sulle singole aperture di credito o sulla loro sommatoria, indipendentemente dalle modalità d’utilizzo del credito concesso, caratterizzata da un limite di disponibilità (temporale e quantitativo) al quale commisurare l’entità della commissione2.

Del resto nell’ambito dell’Indagine conoscitiva3 del Senato della Repubblica del 17 novembre 2010, il Servizio Normativa e Politiche di Vigilanza della Banca d’Italia ha affermato che “La commissione per la messa a disposizione dei fondi (onnicomprensiva e proporzionale) è riferita al solo importo del fido richiesto dal cliente” lasciando quindi ben comprendere che il calcolo che la stessa Vigilanza ritiene applicabile e “trasparente” per la commissioni della specie si riferisce all’entità del fido accordato4. Circostanza questa ulteriormente confermata dall’allegato 5B delle Disposizioni in tema di trasparenza, ove la commissione per la messa a disposizione dei fondi viene testualmente riferita al 2% dell’accordato, su base annua.

Pertanto potrebbero residuare marginali dubbi di ordine strettamente pratico relativi all’imputazione, in sede rendicontativa e per le sole forme promiscue, ad una determinata linea di credito, piuttosto che ad altra, soprattutto se regolate su conti correnti diversi, ma non ulteriori questioni.

Degna di nota la circostanza che l’attuale formulazione della disposizione prescinde dalla necessità di procedere periodicamente ad una rinnovazione del patto scritto con il quale viene disciplinata la onnicomprensiva, superando in tal modo le difficoltà operative del pregresso regime operativo (connesse all’eventuale non coincidenza delle scadenze relative alla durata dell’affidamento rispetto a quella della commissione). Anche su questo tema non parrebbero sussistere difficoltà interpretative5.

Dall’applicazione della disposizione scaturiscono al contrario alcune perplessità in ordine all’esatto significato da attribuire al concetto di onnicomprensività rispetto, in particolare, alle spese di istruttoria inizialmente sostenute per la concessione degli affidamenti.

A ben vedere le spese di cui trattasi precedono la concessione dell’affidamento (e la relativa formalizzazione in termini di contratto di apertura di credito), riferendosi all’attività amministrativa connessa alla valutazione di merito creditizio realizzata sul ed a richiesta del cliente, con una giustificazione ben diversa dalla remunerazione di un fido che non è ancora perfezionato.

Vieppiù le stesse Disposizioni in materia di trasparenza, nel disciplinare l’informativa pre-contrattuale, stabiliscono che la consegna della medesima informativa può essere subordinata, in determinate circostanze, al pagamento di una somma non eccedente le spese di istruttoria.

La ratio della disposizione è quella di tenere indenne la banca dalle spese sostenute per effettuare un “preventivo” al cliente, valutandone la rischiosità come elemento direttamente incidente sul prezzo del credito,collocando pertanto in un momento anteriore alla conclusione del contratto la valutazione ela relativa voce di costo.

Sulla scorta di quanto sopra si ritengono tutt’ora legittimamente coesistenti le spese di istruttoria legate alla concessione del fido con la commissione onnicomprensiva, residuando al più una qualche perplessità, ancora tutta da verificare, in ordine alle legittimità delle spese reclamate per la revisione periodica dell’affidamento.

Non parrebbe, da ultimo, sollevare particolari problemi l’applicazione della commissione in misura proporzionale all’entità dell’apertura di credito, a condizione che i relativi criteri risultino predeterminati e fissati per iscritto secondo gli accordi raggiunti tra le parti, che potrebbero applicare criteri di proporzionalità diretta (od inversa) rispetto all’entità degli affidamenti ed all’onerosità complessiva della pattuizione.

Disposizioni relative alla trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari.

Le richiamate Disposizioni della Banca d’Italia dettano una disciplina articolata per le forme di remunerazione complessa degli affidamenti che prevedono una “pluralità di voci di costo”. In tali ipotesi vengono dettate regole a presidio della comprensibilità della struttura remunerativa e vengono richieste procedure interne stringenti per la valutazione di conformità dei prodotti.

Le richieste della Vigilanza sono state formulate in un contesto normativo che permetteva l’applicazione della commissione di massimo scoperto (c.m.s.) quale onere calcolato percentualmente sulle somme effettivamente utilizzate ed in presenza degli specifici requisiti di permanenza continuativa a debito richiesti dalla L. 2/2009.

Nella pratica bancaria i criteri di calcolo utilizzati per la determinazione della c.m.s. sono risultati sovente caratterizzati da eccessivo tecnicismo a discapito della relativa comprensibilità, determinando l’intervento dell’Organo di Vigilanza che ha ritenuto sempre “complessa” tale forma di remunerazione, imponendo la realizzazione di correttivi volti a favorirne la comprensibilità per la clientela6.

L’espulsione dall’ordinamento della c.m.s. - come realizzata sul piano fattuale dall’art. 117 bis TUB – limita il piano di applicazione delle Disposizioni alla commissione onnicomprensiva, sulla quale dovrà quindi essere effettuata una valutazione in ordine alla eventuale complessità.

A ben vedere l’esplicita menzione operata dalla disposizione del 117 bis TUB della legittima coesistenza della onnicomprensiva con il tasso di interesse parrebbe integrare, automaticamente, la condizione della “pluralità di voci di costo” richieste dalla normativa secondaria.

La lettura prospettata finirebbe con il ricomprendere la stragrande maggioranza delle operazioni creditizie della specie, comprimendo di converso ed in maniera significativa la distinzione tra forme di remunerazione complesse e non, rendendo di fatto sempre obbligatorio il rispetto dei criteri procedurali della Banca d’Italia.

Sul punto potranno intervenire chiarimenti a seguito delle ulteriori modifiche alla disciplina di trasparenza, come contemplate nel piano dell’attività normativa della Banca d’Italia per il 2012 ancora oggetto di pubblica consultazione.

Procedure organizzative

Proseguendo nel ragionamento, sempre in una logica di pragmatismo operativo, le stesse procedure organizzative sviluppate dagli intermediari dovranno essere riviste ed adeguate al mutato contesto di riferimento, eliminando, ove presente, ogni riferimento alla c.m.s. e valutando la compatibilità degli oneri applicati per gli sconfinamenti (diversamente giustificati) rispetto alle commissioni di istruttoria veloce legittimate dalla normativa (su cui infra).

Le attività dovranno estendersi anche alla ri-formattazione delle clausole contrattuali, dei fogli informativi e dei documenti di sintesi eventualmente superati.

In particolare dai fogli informativi dovranno essere eliminati – per disapplicazione in adeguamento al mutato contesto normativo – tutti gli scenari postulati dall’allegato 5B delle Disposizioni di trasparenza conformati all’applicazione della c.m.s. e destinati all’esposizione di un TAEG stimato sulle aperture di credito7 ed al contempo, nei siti internet delle banche, dovranno essere aggiornati gli algoritmi di calcolo necessari alla spiegazione delle commissione complesse.

Normativa antiusura (L. 108/96)

Qualche perplessità scaturisce dalla lettura della disposizione di cui al comma 2 dell’art. 2bis del D.L. 185/08, rimasto invariato8 nonostante i numerosi interventi del legislatore sul tema.

La disposizione prevede come rilevanti, ai fini dell’applicazione dell’articolo 1815 del codice civile, dell’articolo 644 del codice penale e degli articoli 2 e 3 della legge 7 marzo 1996, n. 108, le commissioni e le provvigioni derivanti dalle clausole, comunque denominate, che prevedono una remunerazione dipendente dall’effettiva durata dell’utilizzazione dei fondi.

Il riferimento alle sole somme utilizzate, alla luce delle disposizioni del 117 bis TUB che legittima commissioni calcolate sul solo accordato, parrebbe deporre a favore della non inclusione della commissione onnicomprensiva nell’ambito delle voci di costo rilevanti ai fini della determinazione del TEG(M), con un risultato probabilmente molto lontano dalle reali intenzioni del legislatore9.

L’argomento è però presidiato dalle Istruzioni per la rilevazione dei tassi effettivi globali medi ai sensi della legge sull’usura diramate nell’agosto del 2009 dalla Banca d’Italia che, al punto C4, precisano che devono essere compresi nel calcolo “anche gli oneri per la messa a disposizione dei fondi”10.

Sconfinamenti

La disposizione del 117 bis pone sullo stesso piano la situazione che si viene a creare in ipotesi di utilizzo di somme da parte della clientela in esubero rispetto alle disponibilità concesse con una formale apertura di credito, rispetto alla situazione, semplicemente tollerata, di un momentaneo sconfinamento rispetto a conto corrente non affidato.

La disposizione distingue molto chiaramente il rapporto di conto corrente da quello di apertura di credito che normalmente viene “regolato” sul primo, conservandone al contempo l’autonomia concettuale e giuridica.

Sul piano pratico la differenza attiene al fatto che solo nel secondo caso viene realizzata una valutazione del merito creditizio del cliente, per giungere alla concessione di un fido i cui limiti operativi vengono superati, mentre nel caso del conto corrente attivo nessuna valutazione ex ante viene realizzata sulle caratteristiche del cliente11 che pure, per le situazioni più disparate, si trova ad utilizzare di fatto disponibilità mai formalmente concesse (ad esempio traendo un assegno soltanto parzialmente coperto e ciononostante pagato dall’istituto trassato).

In entrambe le circostanze la disposizione del 117 bis TUB ritiene applicabile esclusivamente una commissione di istruttoria veloce determinata in misura fissa, espressa in valore assoluto, commisurata ai costi.

La struttura della disposizione, unitamente alla terminologia utilizzata, induce a ricondurre tale voce di costo ad un sorta di compenso per l’attività valutativa eccezionale sostenuta dalla banca per consentire al cliente di utilizzare somme non precedentemente concesse12.

Si prende quindi atto che il personale preposto, nel momento di scegliere se effettuare il pagamento dell’assegno privo di fondi di cui al precedente esempio, realizza una serie di attività valutative connesse con l’interrogazione delle banche dati disponibili o la consultazione della documentazione già raccolta sullo specifico nominativo, per assumere la decisione di tollerare lo sconfinamento o meno, confidando nella capacità restituiva del cliente.

Quantificare - peraltro ex ante - il costo di tale attività non è però esercizio agevole.

Il riferimento operato dalla disposizione ai costi si presta, infatti, a descrivere compiutamente le spese “vive” effettivamente sostenute per l’attività istruttoria.

Ma anche a voler prescindere dalle difficoltà connesse con l’esatta quantificazione delle stesse in assenza di una contabilità industriale analitica, indubbiamente l’attività istruttoria è da ritenere ulteriormente caratterizzata dai costi amministrativi del personale deputato a valutare le risultanze delle interrogazioni.

Ed inoltre le situazioni disciplinate dal solo 117 bis TUB si prestano ad essere le più disparate, sia in ordine alle caratteristiche operative (ad esempio per finanziamenti estero piuttosto che per quelli italia) che per importi coinvolti, richiedendo il coinvolgimento di risorse ed attività valutative non omogenee.

Infine la situazione che determina lo sconfinamento potrebbe realizzarsi un'unica volta durante un singolo periodo di liquidazione, così come più volte nello stesso periodo, magari a scadenza ravvicinata rispetto alla o alle precedenti situazioni.

In tali circostanze occorre interrogarsi se l’attività istruttoria realizzata per il primo sconfinamento risulti idonea a valutare anche le situazioni successivamente createsi.

Su tali questioni sarà il CICR a prevedere non soli i casi in cui, in relazione all'entità e alla durata dello sconfinamento, non sarà dovuta la commissione di istruttoria veloce, ma anche ad adottare le disposizioni applicative, in assenza delle quali ogni dissertazione volta a fornire soluzioni ai quesiti evidenziati, risulta opinabile13.

Regime commissionale preesistente

La disposizione del 117 bis viene ad incidere su un articolato panorama di commissioni applicate sullo sconfinamento della clientela.

Non pare agevole rintracciare tratti comuni nelle disparate forme di penalizzazione applicate, sebbene tutte, indistintamente, dovranno essere assoggettate ad un attento vaglio di conformità, per giungere eventualmente alla progressiva sostituzione entro le tempistiche portate dall’art. 27 comma 1 bis D.L. 24/01/2012 n. 1 convertito in L. 24 marzo 2012 n. 27 (e pertanto entro e non oltre tre mesi dalla data di entrata in vigore della delibera CICR in argomento, da emanarsi entro il 31 maggio 2012).

L’eventuale conservazione del pregresso regime commissionale parrebbe giustificato nella sola ipotesi di riconduzione delle commissioni applicate, ancor prima della formulazione del 117 bis TUB, all’attività istruttoria realizzata dalla banca per consentire lo sconfinamento.

Mette conto osservare che numerose banche, con largo anticipo rispetto alla scadenza normativa, hanno provveduto ad adeguare il complessivo impianto di trasparenza alle nuove disposizioni, cogliendo, in tal modo, l’opportunità di fornire alla clientela prodotti caratterizzati da una struttura semplificata e comprensibile dei costi commissionali, con riserva di apportare, ove necessario, le integrazioni eventualmente dovute a seguito dell’emanazione delle disposizioni attuative CICR. 

Procedura di variazione – applicazione 118 TUB

La formulazione dell’art. 27 comma 1 bis D.L. 24/01/2012 n. 1 convertito in L. 24 marzo 2012 n. 27 prevede espressamente che i contratti di apertura di credito e di conto corrente in corso sono adeguati all’articolo 117 bis del TUB “… ai sensi dell’articolo 118 del decreto legislativo 10 settembre 1993, n. 385.

Tale disposizione integra in maniera espressa la disciplina del 117 bis del TUB che, nel sancire apoditticamente la nullità delle clausole non conformi, non si preoccupa di disciplinare la situazione transitoria intercorrente tra vecchio e nuovo regime, creando, in prima lettura, incertezze di non marginale portata, giuridica ed economica.

La criticità è stata avvertita da tutti gli intermediari, ma in particolare da coloro che hanno mantenuto l’applicazione della c.m.s. in luogo della commissione sul fido e si sono pertanto preoccupati di procedere con la massima solerzia all’adeguamento al nuovo regime commissionale.

A ben vedere la disposizione del 117 bis TUB demandando al CICR l’onere di dettare disposizioni applicative del presente articolo, lasciava fin dall’origine intendere la natura parziale dell’intervento operato, tutto da colmare sul piano strettamente operativo14.

Allo stato non può ritenersi dubbia la ricorrenza del giustificato motivo per procedere alla variazione unilaterale, non tanto e non solo per l’espresso, sebbene intempestivo, riconoscimento normativo, quanto per l’evidente lesione all’equilibrio delle prestazioni obbligatorie dedotte in contratto, determinato dall’inaspettata eliminazione ope legis di una serie di commissioni incidenti sul prezzo complessivo del prodotto15.

Le procedure da utilizzare per la variazione andranno conformate alle consuete regole della “proposta di modifica unilaterale del contratto” con preavviso di due mesi rispetto all’effettiva applicazione delle voci di costo sostituite e possibilità per il cliente di procedere al recesso entro la data prevista per l’applicazione delle nuove regole.

Non pare agevole il confronto tra le disposizioni vecchie e nuove; affermazione particolarmente vera per la sostituzione della onnicomprensiva alla c.m.s., ancorata l’una al livello di accordato e l’altra all’effettivo utilizzo, con una impossibilità di procedere a priori ad un giudizio di convenienza economica.

Nullità

Le clausole che prevedono oneri diversi o non conformi rispetto a quanto stabilito nei commi 1 e 2 dell’art. 117 bis sono nulle. La nullità della clausola non comporta la nullità del contratto.

Sul punto è stato recentemente sostenuto che “La questione delle conseguenze che si determinano in caso di clausole con contenuto difforme a quanto previsto dalla norma si era presentata anche nella vigenza della precedente disciplina e in proposito era stata manifestata la tesi di qualificazione come “nullità di protezione”, espressione di un meccanismo già impiegato dal legislatore in materia di usura con l’art. 1815, comma 2 c.c. L’effetto che ne veniva fatto era la nullità tout court della clausola, senza riconduzione ai limiti di ammissibilità tramite sostituzione automatica.

La tesi sopra ricordata, argomentata dalla migliore dottrina, è da confermare anche in riferimento alla nullità disposta dell’art. 117-bis. Pertanto, ove vi sia l’applicazione di commissioni con metodologia diversa da quella prevista, sia per il criterio quantitativo sia per quello di strutturazione, si potrà determinare quale sanzione a carico dell’intermediario l’impossibilità assoluta di percepire la remunerazione16.

Conclusioni

Come si è visto la materia ha ricevuto una sistemazione organica che risulterà completata dall’emanazione delle disposizioni del CICR, attese a giorni.

Ora non rimane che auspicare una piena stabilità dei risultati conseguiti.

 

 

1

Cfr. R. Pierri “Il fido promiscuo” in Banca borsa tit. cred. 2006, 05, 589.


ritorna

2

Cfr. V. Lemma in Commentario al Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia CEDAM 2012 sub art. 117 -bis “Da qui la piena ammissibilità della remunerazione degli affidamenti che accedono ad un contratto di conto corrente qualora sia stato stipulato un contratto di apertura di credito (o, per usare le parole della legge, sia predeterminato il corrispettivo per il servizio di messa a disposizione delle somme, unitamente al tasso debitore per le somme effettivamente utilizzate) […]”.


ritorna

3

Cfr. A. Generale - Indagine conoscitiva sulle determinanti della dinamica del sistema dei prezzi e delle tariffe, sull’attività dei pubblici poteri e sulle ricadute sui cittadini consumatori – Senato della Repubblica, 17 novembre 2010, p. 14.


ritorna

4

Di contrario avviso A. Dolmetta “Per il fido formalizzato in una regolare apertura, dunque, la legge consente alle banche la possibilità di un vero e proprio compenso: sotto forma di commissione destinata a spalmarsi nel tempo in misura proporzionale alla somma resa disponibile e che risulta pro tempore non utilizzata. Di conseguenza, via via che cresce l’utilizzato, se salgono gli interessi, nel contempo scende il carico della commissione”. In www.dirittobancario.it Gennaio 2012. L’argomentazione viene ripresa dal medesimo autore in “Art. 117-bis T.U.B.: regole e diritto transitorio” in I contratti, 2012, 3, 192.

La lettura proposta suscita perplessità rispetto al tenore letterale della disposizione ed alla complessità insita nei meccanismi di calcolo proposti che finirebbero con il riproporre, sul piano fattuale, le medesime criticità insite nell’applicazione della c.m.s.. Inoltre i criteri di calcolo proposti non risultano compatibili con quelli portati dall’allegato 5B delle Disposizioni di Vigilanza in materia di trasparenza.


ritorna

5

Cfr. A. Stilo “La commissione di massimo scoperto dal “decreto anti-crisi” al cd. “Decreto Salva Italia” in I contratti, 2012, 1, 88.


ritorna

6

Cfr. Trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari - correttezza delle relazioni tra intermediari e clienti – Sez. XI, par. 2 Procedure organizzative: “Gli intermediari adottano procedure interne volte ad assicurare:

- una valutazione - anche con il coinvolgimento delle funzioni di controllo e, nelle realtà più complesse, la costituzione di comitati interfunzionali - della struttura dei prodotti offerti con riferimento a:

i) la comprensibilità, da parte della clientela, della loro struttura, delle loro caratteristiche e dei rischi tipicamente connessi ai medesimi;

ii) la previsione, nei contratti destinati alla clientela al dettaglio, di forme complesse di remunerazione degli affidamenti o degli sconfinamenti, quali la commissione di massimo scoperto o altre che prevedono una pluralità di voci di costo. Se gli intermediari includono comunque queste previsioni nei contratti, essi:

- adottano specifiche procedure volte a prestare assistenza al cliente, al fine di agevolarlo nel comprendere l’effettiva portata della previsione prima della stipula del contratto o in tempo utile per l’esercizio del diritto di recesso;

- pubblicano sul sito internet un algoritmo che consente al cliente un agevole calcolo dei costi complessivi dell’utilizzo delle somme secondo le proprie esigenze e ne segnalano l’esistenza al cliente nell’ambito delle procedure di cui al punto precedente;

- offrono al cliente, qualora il contratto preveda l’applicazione della commissione di massimo scoperto, la possibilità di scegliere un altro contratto che – per lo stesso servizio – prevede altre forme di remunerazione, quali la commissione per la messa a disposizione di fondi […]”.

 


ritorna

7

Cfr. Trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari - correttezza delle relazioni tra intermediari e clienti Allegato 5B: 2a ipotesi: il contratto prevede l’applicazione della commissione di massimo scoperto.

Nel caso in cui il contratto preveda – laddove ammessa – la commissione di massimo scoperto (CMS) in percentuale del massimo importo utilizzato nel periodo di riferimento, nella formula va riportato l’utilizzato medio ponderato per i giorni. In questo caso vanno indicati due TAEG distinti sulla base dei seguenti scenari, entrambi con un affidamento pari a 1.500 euro (cfr. esempio 4):

A. l’utilizzato è pari a 1.500 euro per 3 periodi non consecutivi di 29 giorni, verificatisi nel trimestre; in questo caso la CMS non si applica e va tenuto conto dei soli interessi e spese;

B.l’utilizzato è pari a 1.500 euro in via continuativa per l’intero trimestre e pertanto si applica la CMS.


ritorna

8

Articolo modificato dall'articolo 2, comma 2, del D.L. 1° luglio 2009, n. 78 e successivamente abrogato dall' articolo 27, comma 4, del D.L. 24 gennaio 2012, n. 1, con la sola eccezione del comma 2.


ritorna

9

Cfr. A. Stilo “La commissione di massimo scoperto dal “decreto anti-crisi” al cd. “Decreto Salva Italia” in I contratti, 2012, 1, 89.


ritorna

10

Nondimeno devono tenersi in debita evidenza le pronunce della giurisprudenza di legittimità e di merito (da ultimo Cassazione penale , 19 dicembre 2011 - Pres. Esposito - Est. Chindemi in IlCaso) sulla irrilevanza delle interpretazioni della Banca d’Italia in argomento di soglia usura . Conforme Tribunale Alba Sez. I 18-12-2010 (15-12-2010) in Giurisprudenza Italiana 4/2011 con commento G. Cottino.

 


ritorna

11

Ad eccezione delle attività di “classamento” richieste dalle disposizioni in materia di trasparenza.


ritorna

12

Cfr. A. Dolmetta “Art. 117-bis T.U.B.: regole e diritto transitorio” in I contratti, 2012, 3, 192.

 


ritorna

13

Cfr. Audizione del Direttore Generale della Banca d’Italia Fabrizio Saccomanni, 17 aprile 2012: “Il rinvio alla regolamentazione secondaria del CICR per gli aspetti più tecnici, in linea con l’impostazione generale del testo unico Bancario, costituisce uno dei tratti qualificanti della nuova disposizione; consentirà di individuare soluzioni tarate sulla abse di un’approfondita analisi di impatto e di evitare incertezze interpretative. Il CICR adotterà, su proposta ella Banca d’Italia, disposizione attuative, individuando anche i casi in cui la commissione per l’istruttoria veloce non è dovuta in relazione all’ammontare o della durata dello sconfinamento; potrà, altresì, estendere l’applicazione della disciplina ad altre forme di finanziamento che presentino analoghe esigenze di tutela del cliente”.


ritorna

14

Cfr. A. Centini “Remunerazione degli affidamenti e degli sconfinamenti: l’art. 117-bis T.U.B. e la legge sulle liberalizzazioni” in I contratti, 2012, 4, 302 “Secondo una lettura la norma era in vigore dal 28.12.2011, avendo contenuto di per sé sufficiente aregolare la materia ed essendo il futuro intervento del CICR funzionale soltanto all’incremento delladisciplina. Seppur non si possa negare che la disciplina offerta dall’art. 117-bis abbia un livello di determinazione sufficiente per regolare la materia, appariva logico argomentare la sussistenza di correlazione fra entrata in vigore e attuazione demandata al CICR.

In altri termini, poiché il comma 4 della norma demanda alla normativa di secondo livello l’adozione delle disposizioni attuative su tutto quanto previsto nella medesima (al di là degli ulteriori ambiti di intervento, eventuali, per l’estensione a diversi i contratti e, certi, per la limitazione di operatività della commissione di istruttoria veloce), l’entrata in vigore unitaria al momento dell’emanazione di dette disposizioni si inferiva dallo stesso testo normativo.

In più, appariva innegabile che tale soluzione era quella concretamente più coerente e funzionale, rispetto a un’applicazione in più soluzioni, e certamente idonea, seppur con un minimo di dilazione temporale, a evitare questioni applicative: basti soltanto pensare che, diversamente, almeno l’adeguamento dei contratti per quanto concerne la commissione di istruttoria veloce sarebbe dovuto avvenire in due fasi. La tesi sull’entrata in vigore al 28 dicembre 2011 della norma si doveva inoltre scontrare con il rilievo della mancata previsione di un periodo transitorio per l’adeguamento dei rapporti in essere”.


ritorna

15

ABF, Collegio di Milano, n. 849 del 2 agosto 2010Sulla legittimità dell’introduzione, mediante il meccanismo di modifica unilaterale del contratto di cui all’art. 118 TUB, della commissione “disponibilità immediata fondi” insostituzione di una già esistente CMS non sussistono dubbi; ABF, Collegio di Roma, n. 980 del 24 settembre 2010Ne discende che la CAF poteva in astratto considerarsi sostitutiva della Commissione di massimo scoperto solo in relazione alla seconda linea di credito, mentre in relazione a quella principale, basata sul prestito d’uso dell’oro, non vi era spazio per invocare la nuova disciplina introdotta dall’art. 2, co. 2, d.l. n. 78/2009 e l’applicazione dello iusvariandi previsto dall’art. 118 t.u.b., che come noto non può essere utilizzato per introdurre nuove commissioni a carico del cliente”.

 


ritorna

16

Cfr. A. Centini “Remunerazione degli affidamenti e degli sconfinamenti: l’art. 117-bis T.U.B. e la legge sulle liberalizzazioni” in I contratti, 2012, 4, 290


ritorna